XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1280
Onorevoli Colleghi! - La avvenuta riforma dei concorsi
universitari deve costituire un momento di complessiva
riflessione sull'assetto delle carriere che si sono sviluppate
all'interno dell'università italiana, ponendo rimedio a quelle
ipotesi di palese ingiustizia ed iniquità che continuano a
perpetuarsi in danno di talune categorie universitarie. Tra
queste, una che merita particolare attenzione e rivendica, a
buon diritto, norme certe e giuste di inquadramento, nonché
chiare prospettive professionali, è la categoria dei tecnici
laureati, alla quale il sistema universitario ha prima
concesso ampi riconoscimenti, consentendole l'accesso
riservato alla qualifica di professore associato, con la
riforma recata dal decreto del Presidente della Repubblica n.
382 del 1980, concernente il riordinamento della docenza
universitaria, e poi l'ha lasciata inesorabilmente scivolare
nel più completo ed ingiusto appiattimento sul ruolo del
personale amministrativo, con il quale invero essa non
condivide alcunché in termini di tipologia di funzioni
espletate.
E' noto che in molti atenei il personale tecnico laureato,
ormai inquadrato prevalentemente nelle qualifiche di
collaboratore tecnico e funzionario tecnico, è utilizzato, in
via di fatto e in assenza di formale riconoscimento, con
funzioni in larga misura sovrapponibili a quelle dei
ricercatori universitari o degli assistenti ordinari: attività
scientifica di ricerca, assistenza a studenti, organizzazione
di attività seminariali, di supporto didattico, partecipazione
a commissioni di esame e in alcune università partecipazione a
commissioni di laurea.
Tutta questa situazione, si ribadisce, di grave iniquità
ed ingiustizia, cui consegue uno stato di profonda
demotivazione e frustrazione, è resa possibile dalla carenza
legislativa del nostro ordinamento al riguardo, che determina
le condizioni del perpetuarsi del palese sfruttamento della
categoria dei tecnici laureati, cui non sono riconosciute
formalmente proprio quelle funzioni (didattiche e
scientifiche) in assenza delle quali il loro impegno
professionale sarebbe per lo più indefinibile nei contenuti
suoi propri.
Occorre dunque un quadro certo di responsabilità, diritti
e doveri per la categoria dei tecnici laureati che non può
continuare ad essere sfruttata in assenza di adeguato
riconoscimento giuridico e che invece deve poter continuare ad
espletare le funzioni che da sempre esercita con la dignità
che le compete.
Rispetto alle disposizioni recate dalla legge n. 210 del
1998, in materia di reclutamento dei ricercatori e dei
professori universitari di ruolo, la proposta di legge non
intende in alcun modo costituire una forma neanche indiretta
di sanatoria ope legis, ma, attraverso la previsione di
specifici giudizi di idoneità, intende perseguire l'obiettivo
di porre in essere le premesse, nell'interesse della stessa
università italiana e dell'azione formativa che in essa è
stata svolta anche dal personale in questione, per l'adozione
di un'adeguata misura atta a porre rimedio ad una situazione
ingiusta sul piano giuridico e morale.
La presente proposta di legge non determina particolari
oneri a carico dell'erario, dal momento che si prevede la
soppressione dei posti nei ruoli di provenienza del personale
giudicato idoneo.
Occorre, infine, sottolineare che l'inserimento nel ruolo
degli assistenti ordinari, ruolo come è noto ad esaurimento,
pare in grado di contemperare equamente le esigenze dei
tecnici laureati con quelle dei ricercatori universitari.