XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1244
Onorevoli Colleghi! - Con questa proposta di legge si
vuole dare un parziale contributo ad una più organica riforma
dell'ordinamento penitenziario e raccogliere le riflessioni di
numerosi operatori penitenziari, direttori di carceri,
cappellani, assistenti sociali, detenuti e persone che
prestano la loro attività in associazioni di volontariato.
Per quanto riguarda l'affidamento al servizio sociale -
misura che, giova ricordarlo, consegue ad un giudizio
prognostico favorevole in ordine alla rieducazione del reo e
al rischio che questi commetta altri reati - da più parti è
stata sottolineata l'opportunità di pervenire a un ampliamento
dei limiti di pena oggi previsti dall'articolo 47 della legge
26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni.
L'esperienza dell'applicazione concreta di questa norma
dimostra l'importanza dell'istituto dell'affidamento al
servizio sociale per il pieno reinserimento nella vita sociale
e familiare: il che si concilia perfettamente con il concetto
che la pena deve tendere alla rieducazione, come espressamente
previsto dal nostro ordinamento costituzionale.
Questa proposta di legge si vuole porre come ulteriore
contributo in direzione di quel più ampio processo di
"decarcerizzazione" - che non significa "impunità" ma solo
previsione di pene diverse dalla pena detentiva o di misure
alternative al carcere - già avviato, nella XIII legislatura,
dal lavoro della Commissione giustizia della Camera dei
deputati.
Non si può, infine, non rilevare - anche se,
evidentemente, non è questa la finalità della proposta di
legge - che l'emergenza carceraria ha raggiunto livelli così
drammatici da imporre scelte immediate quanto coraggiose. Il
raddoppio della popolazione detenuta in meno di quattro anni,
senza che i tassi di crescita mostrino alcun rallentamento,
lascia prevedere ormai prossimo il punto di non ritorno,
superato il quale il collasso del sistema penitenziario sarà
inevitabile quanto inarrestabile.
Le ragioni di fondo che hanno determinato questa
situazione sono complesse e plurime e non è realistico pensare
di poterle rimuovere nei tempi brevi imposti dall'andamento
della crisi carceraria. Da qui l'urgenza di arrivare ad una
diminuzione della popolazione carceraria tenendo conto
soprattutto che - come emerge anche da dati recenti - questa è
composta in prevalenza non da persone condannate per fatti di
criminalità organizzata o per reati di grave allarme sociale,
ma da soggetti emarginati e che fanno parte delle fasce più
deboli della società.