XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1242
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge
prende spunto dall'iniziativa promossa dall'associazione
Exit per l'affermazione del diritto ad una morte
dignitosa, del diritto cioè di ciascun individuo di scegliere
le modalità dell'interruzione della propria sopravvivenza, nel
caso di patologie non curabili e pervenute alla fase
terminale.
Non sfuggono al proponente le delicate implicazioni di
carattere etico, filosofico e religioso che un tema di questo
genere porta inevitabilmente con sé, a fronte delle quali lo
strumento normativo rivela tutti i propri limiti. Non si può e
non si vuole dare una risposta a dilemmi etici e filosofici:
si intende soltanto porre il problema all'attenzione del
Parlamento per impedire che esso, anziché affrontato, sia
puramente e semplicemente rimosso.
L'ottica nella quale si pone la presente proposta di legge
è quella del riconoscimento di una sorta di possibilità di
scegliere le modalità della fine della propria esistenza, nel
caso di patologie non curabili e in fase terminale, quale
aspetto del diritto a non essere sottoposti a trattamenti
sanitari senza il proprio consenso, sancito dall'articolo 32
della Costituzione (e ribadito dal codice di deontologia
medica e dalla Convenzione europea per la protezione dei
diritti umani e della dignità dell'essere umano riguardo
all'applicazione della biologia e della medicina, firmata ad
Oviedo il 4 aprile 1997 e resa esecutiva ai sensi della legge
28 marzo 2001, n. 154).
Essa prevede il diritto di ciascun individuo di scegliere
di interrompere la propria sopravvivenza nel caso di malattie
con prognosi infausta e in fase terminale, mediante
un'apposita dichiarazione di volontà, revocabile in qualunque
momento. Conseguentemente viene introdotta una specifica
ipotesi di non punibilità per i delitti di omicidio del
consenziente e di aiuto al suicidio.
La presente proposta di legge intende dunque essere un
punto di partenza, non certo un punto di arrivo. Non si
pretende di dare per legge una risposta a domande alle quali
non può che rispondere la coscienza di ciascuno, sulla base
dei propri convincimenti etici, filosofici e religiosi, ma
soltanto offrire un contributo al confronto e alla
discussione.