XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1224
Onorevoli Colleghi! - Le motivazioni che riteniamo
siano alla base della proposta di istituire una qualificata
struttura di servizio per consentire la utilizzazione dei
prodotti della "osservazione della terra dallo spazio",
ottenuti da piattaforme satellitari integrate con sistemi già
in atto sono molteplici e richiedono, per quanto schematica,
una esposizione dettagliata.
Primo obiettivo della presente proposta di legge è
l'istituzione di un Comitato per il coordinamento della
domanda pubblica di dati in materia di sicurezza ambientale e
di protezione civile.
Si tratta, prima di tutto, di descrivere, valutare ed
inquadrare globalmente la domanda pubblica istituzionale,
ormai ampiamente configurata dalla legislazione innovativa
introdotta a decorrere dagli anni ottanta nelle materie che si
riconoscono proprie della politica dello "sviluppo
sostenibile", riprese ed articolate con il "Piano nazionale
per lo sviluppo sostenibile in attuazione dell'Agenda XXI
secolo" (approvato dal Comitato interministeriale per la
programmazione economica (CIPE) con deliberazione 28 dicembre
1993, pubblicata nel supplemento ordinario n. 37 alla
Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 1994) e,
ampiamente dibattute in occasione della indagine conoscitiva
sul tema del dissesto idrogeologico e dei disastri ambientali,
svolta nel corso dalla XIII legislatura dalla commissione
bicamerale istituita dal Senato della Repubblica e della
Camera dei deputati.
Si tratta delle politiche:
della difesa del suolo;
della salvaguardia delle aree protette;
della gestione ambientale;
della difesa del mare;
del recupero della montagna;
della mobilità sostenibile e dei trasporti;
dell'energia e dell'ambiente;
della gestione dei rifiuti;
del turismo sostenibile e qualificato;
della protezione civile e della sicurezza dei
cittadini.
Riguardo a queste politiche si è venuta consolidando una
cospicua documentazione, fatta di conferenze nazionali, di
ricerche a supporto di piani e programmi di governo, di
relazioni che consentirebbero, ove fosse operante un centro di
studio e di controllo, di seguire l'evoluzione della
vulnerabilità globale del territorio nazionale e delle
popolazioni insediate e, soprattutto, di verificare la
congruità e l'efficacia delle politiche adottate.
Non ci si può nascondere che si siano venute diffondendo
legittime e profonde preoccupazioni che esplodono ciclicamente
per le amplificazioni, tutte emozionali, dei mass media
in occasione dell'ennesimo disastro o della notizia di un
allarme scientifico su possibili catastrofici mutamenti
climatici. Tale attenzione però dura solo il tempo della
"notizia".
E' necessario dunque passare dalla sfera delle emozioni a
quella della ragione! E' tempo che Governo, regioni, enti
locali, comunità civili pongano mano all'elaborazione di una
strategia della previsione e della prevenzione.
Non è più giustificata, anzi è sempre più colpevole in
molte occasioni, la sola funzione di soccorso alla catastrofe,
è diventato indispensabile un approccio integrato con una
serie di interventi finalizzati alla realizzazione di sistemi
di allertamento anticipato, mediante reti globali di
monitoraggio ambientale e di telerilevamento da piattaforme
integrate, nonché di sistemi di gestione dell'emergenza non
circoscritti al mero soccorso delle vittime, bensì finalizzati
all'insediamento sul territorio di sistemi di protezione ed
alla messa in opera di apparati tecnico-operativi
distribuiti.
E' ovvio che il successo di questa politica dipende dalla
sua piena integrazione con strategie di prevenzione quali la
riurbanizzazione antisismica, il riassetto idrogeologico, la
riallocazione delle popolazioni delle aree di massimo rischio,
la riduzione dei rischi indotti dai mutamenti climatici.
La premessa di ogni politica che miri alla riduzione del
rapporto distorto tra ambiente e sviluppo, alla prevenzione e
alla protezione dai gravi fenomeni a terra derivati da eventi
climatici disastrosi, alla previsione e alla prevenzione dei
grandi rischi sismico ed idrogeologico, parte da una
consapevolezza che il dispiegamento di una efficace
"previsione e prevenzione" richiede una base informativa,
qualificata, garantita, certificata, operante senza soluzioni
temporali di continuità e funzionante in tutte le possibili
condizioni fisiche, sia nella normalità, sia nella emergenza.
Alla costituzione di tale "base" che ovviamente, prima di ogni
altra cosa, è base culturale, scientifica e tecnologica, con
caratteri necessari di globalità e di universalità, si può
oggi provvedere ponendo in sinergia le risorse del
telerilevamento, attivato da piattaforme diverse, con quelle
della descrizione e della rappresentazione cartografica del
territorio, nell'ambito di sistemi organizzati di osservazione
dallo spazio, serviti da reti satellitari, che fin da ora
possono consentire di mettere a frutto un patrimonio di dati
di incalcolabile valore e di grandissima ampiezza.
Pertanto, l'elaborazione di una strategia della previsione
e della prevenzione costituisce il presupposto per rendere
tempestiva e produttiva di effetti l'attività di servizio
richiesta allo Stato ed alle regioni per la protezione delle
popolazioni minacciate dagli eventi calamitosi, dalla
insicurezza generata da fattori sociali e tecnologici, dagli
inquinamenti che colpiscono le condizioni della vivibilità
(acqua, aria, rumore, radiazioni), e per la salvaguardia del
territorio, dei beni e delle risorse che costituiscono il
patrimonio, naturale e culturale, della comunità nazionale.
Quale "strumento principe" per consentire un opportuno
scambio culturale e scientifico, agli enti statali e
regionali, portatori della suddetta domanda ed anche della
esperienza istituzionale che ad essa si sottende, la presente
proposta di legge prevede il Comitato per il coordinamento
della domanda pubblica di dati in materia di sicurezza
ambientale e di protezione civile, del quale sono chiamati a
fare parte i rappresentanti delle amministrazioni dello Stato
competenti, i rappresentanti delle regioni, dei comuni, delle
province e dell'Agenzia spaziale italiana (ASI). Tale Comitato
è posto sotto la responsabilità del Governo ed è pertanto
istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Al
fine di supportare il Comitato con competenze
tecnico-scientifiche si istituisce anche il Consiglio
scientifico e tecnologico formato da sette membri, scienziati
e tecnologi, che deve proporre al Comitato, al fine di
integrare l'analisi della domanda pubblica, possibili
strumenti e tecnologie che abbiano requisiti caratteristici e
parametri capaci di soddisfare i compiti affidati alle
strutture dello Stato ed agli enti locali per le loro
competenze. In questo modo una volta precisati i caratteri e
lo spessore della domanda pubblica dovremmo avere una risposta
tecnologica sempre adeguata e sempre capace di evolvere e di
aggiornarsi.
Recuperare il ritardo registrato finora nell'assunzione di
una tale responsabilità da parte dei pubblici poteri ci
consente di superare tutti quegli effetti negativi che, anche
sotto una spinta motivata, per l'azione scoordinata dei vari
soggetti, si sono purtroppo delineati sotto molteplici
aspetti. E' infatti vero che molte amministrazioni dello
Stato, ed ora anche le regioni per le competenze ricevute in
materia, hanno cercato di supplire alla necessità di conoscere
al fine di realizzare adeguati interventi progettando
"spezzoni" di strumenti osservativi, in genere stimolati dal
mercato, per dotarsi di capacità operative di monitoraggio e
di controllo. Il risultato che si è determinato è stato quello
di ottenere segmenti incoerenti perché non riconducibili ad un
"modello standard" e che, se anche riescono a soddisfare
una tantum una necessità impellente, di tipo repressivo
o migliorativo, non hanno consentito la messa in funzione di
servizi globali e generalizzati; il tutto con un rapporto tra
costo e beneficio sicuramente insoddisfacente, tanto che allo
sperpero si è aggiunta la beffa di un mancato progresso nei
livelli di sicurezza e di intervento. Inoltre, sul piano
scientifico, questo ritardo ha determinato il fallimento del
possibile obiettivo di arricchire lo Stato e la comunità
nazionale con quelle dotazioni culturali e quelle conoscenze
scientifiche che sono necessario presupposto per una politica
di riconciliazione tra ambiente e sviluppo e necessario
presupposto, inoltre, per approcci nuovi a nuove politiche
dello sviluppo economico, a nuove politiche della occupazione,
a nuove politiche per la ricerca scientifica e per
l'innovazione tecnologica.
Attraverso il coordinamento della domanda pubblica e la
pianificazione della stessa, attraverso il supporto di un
adeguato e finalizzato bagaglio scientifico-tecnologico,
attraverso il coordinamento dell'ASI nell'esecuzione dei
piani, la proposta di legge è finalizzata a creare le
condizioni a beneficio dei richiedenti il servizio, pubblici e
privati, per:
1) conoscere l'evoluzione, tutelare in continuo e
gestire nelle crisi le risorse del territorio nazionale,
universalmente inteso (suolo, sottosuolo, risorse idriche,
mare, sistemi collinari e montani, infrastrutture della
mobilità e degli aggregati urbani, atmosfera e spazio
profondo);
2) promuovere, incessantemente e secondo programmi
coordinati, la ricerca scientifica applicata per ottimizzare
le reti, mettere a punto modelli operativi avanzati,
sviluppare applicazioni di prodotto, creando le condizioni,
non di una qualsivoglia nuova occupazione, ma di una
occupazione di alta qualifica che, applicandosi ai citati
sistemi, generi un elevato valore aggiunto mediante
infrastrutture di servizio a copertura totale;
3) sostenere, su scala europea e mediterranea, la
proposta tecnologica, scientifica, culturale che l'Italia è in
grado di esportare, senza pretese di egemonia ed anzi nel
contesto dei princìpi della cooperazione e della reciproca
stabilità con i Paesi a noi più direttamente legati da antiche
solidarietà di cultura e di vita;
4) far avanzare la scienza della terra, la conoscenza
delle interazioni tra ambiente e sviluppo, con il fine ultimo
di assicurare una gestione oculata delle risorse naturali da
rendere disponibili per le future generazioni nell'ottica di
uno sviluppo, detto "sostenibile", perché posto e riproposto
in un equilibrio, continuo e difficile, tra l'esigenza del
presente e i vincoli del futuro.