XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1221
Onorevoli Colleghi! - Nel dibattito sui risultati
dell'applicazione del Trattato di Maastricht e sulle
prospettive di riforma del Trattato stesso, uno dei temi
all'attenzione dell'opinione pubblica e delle forze politiche
riguarda l'assetto del quadro istituzionale comunitario e, in
particolare, composizione e funzioni del Parlamento
europeo.
Quantunque su tale questione le singole Nazioni abbiano
posizioni abbastanza diversificate, è innegabile che un
diverso ruolo del Parlamento europeo e l'ampliamento dei suoi
poteri legislativi, di controllo e di indirizzo siano
condizione indispensabile ai fini di un rafforzamento della
legittimità democratica della costruzione europea e della sua
evoluzione da unione economica e monetaria a unione politica,
tenuto anche conto della progressiva estensione delle
competenze comunitarie nel campo della politica estera, della
difesa, della giustizia e degli affari interni.
In questo processo di avvicinamento dei cittadini alle
istituzioni sovranazionali e di consolidamento del sentimento
di appartenenza all'Unione europea un contributo decisivo può
venire dalle regioni, costituenti la base socio-economica e
culturale dell'Unione e non a caso rappresentate a livello
istituzionale nel "Comitato delle regioni", di cui è prevista
la consultazione su problemi riguardanti numerosi settori,
quali istruzione, sanità pubblica, reti transeuropee, coesione
socio-economica, informazione, politica agricola comune.
In tale contesto si colloca la presente proposta di legge,
la quale, proprio al fine di favorire il processo di
legittimazione democratica del Parlamento europeo, intende
dare rilievo istituzionale, a livello comunitario, all'insieme
delle regioni italiane e garantire nel contempo maggiore
visibilità anche a quelle di minori dimensioni, attraverso la
revisione delle norme che regolano l'elezione dei
rappresentanti italiani al Parlamento europeo, prevedendo in
particolare:
1) una diversa delimitazione geografica delle attuali
circoscrizioni elettorali (Italia nord-occidentale, Italia
nord-orientale, Italia centrale, Italia meridionale, Italia
insulare), che verrebbero invece a coincidere con le regioni a
statuto ordinario e speciale;
2) nuovi criteri di ripartizione dei seggi tra le
circoscrizioni elettorali, in base ai quali ad ogni regione,
nonché a ciascuna delle province autonome di Trento e di
Bolzano, sarebbe attribuito comunque un seggio, a prescindere
dal numero dei suoi abitanti;
3) il mantenimento del sistema proporzionale, ma con uno
sbarramento al 4 per cento.
Viene introdotto, in questo modo, un meccanismo di
valorizzazione delle peculiarità delle regioni di minori
dimensioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano,
nel rispetto, tra l'altro, della giurisprudenza costituzionale
che già in passato ha censurato norme che prevedono uno
sbarramento invalicabile per le piccole comunità
alloglotte.
La presente iniziativa si muove, a nostro avviso, in piena
coerenza con la posizione di consistenti settori dell'opinione
pubblica e delle forze politiche italiane in favore di una
riforma federalista dello Stato, e con la volontà esplicita
dei Paesi comunitari di preservare e valorizzare l'identità ed
il ruolo delle regioni all'interno dell'Unione.
L'instaurazione di un più stretto rapporto tra i
rappresentanti del nostro Paese al Parlamento europeo e
l'ambito territoriale del loro elettorato pone le regioni
italiane nella condizione di meglio tutelare i propri
interessi a livello di massimi organi istituzionali comunitari
e contribuisce in modo significativo a rendere i cittadini
protagonisti nella costruzione di quell'"Europa delle regioni"
a cui deve condurre il processo di revisione del Trattato di
Maastricht.