XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1215
Onorevoli Colleghi! - Nelle società industrializzate, i
ritmi della vita, i tempi della famiglia e la stessa
organizzazione familiare spingono al consumo di prodotti e di
alimenti preconfezionati e di facile utilizzo che l'offerta
cerca di soddisfare attraverso specifiche produzioni tese a
limitare la deteriorabilità dei prodotti stessi.
Si sono allungati i tempi tra il momento della produzione
e quello del consumo. Oggi v'è la necessità di offrire sempre
maggiori garanzie al consumatore sulla deteriorabilità dei
prodotti.
Il problema della conservazione assume dunque un grande
significato a tutela, garanzia e sicurezza dei cittadini
consumatori ed un valido ausilio in questo senso può venire
sia dai risultati ottenuti dalla ricerca scientifica nel
garantire la non deteriorabilità del prodotto che dalle
esperienze registrate da Paesi extraeuropei nella applicazione
di normative adeguate e specifiche.
Un recente studio del Dipartimento di scienze e tecnologie
alimentari e microbiologiche della università degli studi di
Milano ha rilevato come le caratteristiche qualitative dei
prodotti freschi evolvono più o meno rapidamente in funzione
delle condizioni di conservazione, determinando alterazioni
che rendono il prodotto inadatto al consumo.
Tra i fattori che più influenzano la shelf life
(cioè la durabilità), la temperatura è sicuramente il più
importante anche perché essa è assoggettata ai vincoli dettati
dalla organizzazione della catena distributiva. La freschezza
è un attributo sempre più ricercato dal consumatore e poco
garantito dalle indicazioni obbligatorie di legge, quale il
termine minimo di conservazione.
Al deperimento di un prodotto alimentare corrispondono
differenti e complessi schemi ascrivibili a processi chimici,
biochimici, di natura fisica o fisico-chimica caratteristici
di ogni alimento. Nei prodotti freschi, simil-freschi o nelle
semi-conserve la causa principale di questa evoluzione è
biologica: microrganismi ed enzimi naturalmente presenti
nell'alimento o provenienti dall'ambiente circostante
instaurano le più svariate reazioni degradative. Anche i
prodotti sui quali la tecnologia ha esercitato un intervento
mirato per aumentarne la conservabilità manifestano un
declino, seppur lento, delle loro caratteristiche nutrizionali
organolettiche e strutturali: ad esempio alcune reazioni
ossidative continuano anche alle bassissime temperature
impiegate nella catena del freddo mentre le conserve con il
tempo vanno incontro a vari tipi di decadimento qualitativo
poiché parte delle sostanze aromatiche si altera e possono
instaurarsi indesiderate reazioni all'interfaccia fra alimento
e materiale di confezionamento. Come è noto, fattori quali la
temperatura, l'umidità, la presenza di ossigeno o la luce
giocano un ruolo fondamentale nella velocità dei singoli
eventi reattivi.
Ovviamente al progresso di questi eventi corrispondono
modificazioni sul piano sensoriale, nutrizionale e della
sicurezza. Si può intendere come shelf life o durabilità
di un prodotto in determinate condizioni di conservazione il
tempo limite entro il quale il progredire dei singoli eventi
reattivi determina modificazioni impercettibili sul piano
sensoriale o comunque ancora accettabili sul piano della
sicurezza d'uso.
Le convenzioni attuali di indicare la shelf life
attraverso formulazioni del tipo "data di scadenza" o
"termine minimo di conservazione" sono aleatorie e largamente
insoddisfacenti - come hanno dimostrato alcuni recenti fatti
di cronaca -, poiché non tengono conto della "storia termica"
del prodotto.
Negli ultimi anni sono stati proposti - sia a livello di
ricerca che di applicazione - dispositivi di monitoraggio
della storia termica (TTI time temperature indicators)
configurati sotto forma di etichette applicate alla confezione
del prodotto e strutturate in modo tale da manifestare una
variazione cromatica proporzionale al rapporto tra il tempo
intercorso tra laproduzione e la vendita del prodotto al
consumatore e la temperatura di conservazione durante il
periodo di immagazzinamento, sinteticamente definito
"esposizione tempo-temperatura". Ad oggi risultano brevettati
oltre 100 dispositivi di questo tipo. Tali dispositivi una
volta "programmati" sulla base della cinetica di decadimento
di un indice qualitativo (cioè della perdita di "freschezza"
dell'alimento) si prestano a studi predittivi di shelf life
piuttosto che all'informazione finale al consumatore. In
questo caso una volta apposto l'indicatore reagisce alle
condizioni termiche di esposizione manifestando una reazione
di annerimento irreversibile quando questo annerimento
raggiunge un certo livello (in paragone ad una zona
prestampata) e ciò significa che il prodotto ha raggiunto il
suo tempo limite di conservazione e di consumo. Questo
principio consente al consumatore di acquistare prodotti
qualitativamente sicuri e di evitare la loro conservazione
prolungata anche nel refrigeratore domestico.
Differenti modelli di tali indicatori adatti al
monitoraggio dei prodotti refrigerati sono ormai presenti e
disponibili sul mercato.
Oltre al controllo della shelf life dei prodotti, i
dispositivi TTI si prestano ad una più semplice applicazione,
ovvero a quella di monitoraggio della catena distributiva in
condizioni reali.
In questo caso le fluttuazioni di temperatura sono
registrate dal progressivo esaurimento della risposta
dell'indicatore e dalla misura di questa. Rispetto ai sistemi
più raffinati di monitoraggio tale applicazione gode del
privilegio del basso costo dell'indicatore e della possibilità
del suo posizionamento localizzato (sulla confezione di un
prodotto-vettore in un veicolo deputato al trasporto, in una
postazione particolarmente sfavorevole nel desplay di
esposizione): mediante questi dispositivi è dunque possibile
un controllo esteso e ripetuto.
L'impiego di questi dispositivi richiede un adeguamento
della legislazione sia per i prodotti a forte rischio
igienico, sia, ad esempio, per testimoniare più in generale le
condizioni di esposizione nella catena distributiva attraverso
rigorosi controlli delle condizioni di esposizione
tempo-temperatura.
La presente proposta di legge consta di 5 articoli.
Con l'articolo 1 è prevista una delega al Governo per
l'emanazione, entro un anno dalla data di entrata in vigore
della legge, di uno o più decreti legislativi recanti norme
per garantire la protezione della salute del consumatore con
riguardo alla produzione, distribuzione e vendita di prodotti
alimentari con scadenza breve e ad alto rischio di
deteriorabilità in relazione al rapporto tra il tempo
intercorso tra la produzione e la vendita del prodotto al
consumatore e la temperatura di conservazione durante il
periodo di immagazzinamento.
Con l'articolo 2 si provvede alla definizione relativa
alla deteriorabilità e alla durabilità dei prodotti nonché
agli indicatori di tempo e temperatura.
Con l'articolo 3 sono fissati i princìpi e criteri
direttivi dei decreti di cui all'articolo 1, tra i quali la
previsione di opportune sanzioni penali e amministrative per
gli inadempienti.
L'articolo 4 provvede ad affidare al Ministro della
sanità, di concerto con il Ministro delle attività produttive,
il compito di stabilire le caratteristiche minime ed
essenziali dei dispositivi di monitoraggio e la loro
applicazione.
Con l'articolo 5 si prevede la trasmissione degli schemi
dei decreti di cui all'articolo 1 alle competenti Commissioni
parlamentari per l'espressione del parere.