XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1207
Onorevoli Colleghi! - Siamo ormai nel terzo millennio.
Tutti i modi di comunicare devono confrontarsi con le nuove
realtà tecnologiche: cinema e televisione sono tra questi.
Si stanno portando a compimento quelle grandi
trasformazioni cominciate agli inizi del ventesimo secolo con
le grandi scoperte nel campo delle comunicazioni.
Il rapido perfezionarsi e moltiplicarsi dei canali
d'informazione e comunicazione grazie all'uso delle tecnologie
digitali, del cavo, del viaggio sui bit e dei satelliti,
ha allargato a dismisura gli orizzonti conoscitivi dell'uomo,
che oggi più che mai, e sempre più, è cittadino del mondo al
di là dei confini etnici, regionali e culturali.
In ambito europeo si procede inoltre a grandi passi verso
la realizzazione di un'unione che consenta e favorisca al
proprio interno la libera circolazione delle idee, delle
persone e della "cultura".
In quest'ottica hanno avuto grande sviluppo quei settori
che parlano un linguaggio universale e la cui comprensione e
funzione godono di grande immediatezza: stiamo parlando
ovviamente di quella "grande macchina" creatrice d'immagini,
storie, emozioni che è il cinema e che nella seconda metà del
secolo è diventata anche la televisione (fiction).
Riguardo allo specifico cinematografico e televisivo nel
processo di trasformazione che rende l'opera originale
fruibile da un pubblico di cultura e lingua diverse, figura
fondamentale è quella dell'attore doppiatore.
Alla stregua di un concertista che esegue ed interpreta
una partitura già scritta, l'attore doppiatore, nella sua
lingua e con le sue capacità professionali, interpreta
emozioni già espresse, parole già dette, storie già raccontate
da un collega di madrelingua diversa, aderendo con la sua voce
al personaggio cui quell'attore ha dato vita, nel pieno
rispetto degli intenti artistici dell'opera originale.
L'anno 2000, oltre ad aver rappresentato una data di
grande importanza nella storia dell'uomo con le scadenze del
secondo millennio, ha costituito un significativo traguardo
nell'ambito della realizzazione dell'Unione europea verso la
formazione di una società multirazziale, multiculturale e
multimediale ove si contempla la libera circolazione di idee e
di persone.
Forte è quindi la spinta verso normative comuni che
favoriscano e controllino lo sviluppo di attività umane e
imprenditoriali, gli scambi culturali, la cooperazione e la
formazione.
Si vuole sottoporre all'attenzione del Paese e dei suoi
organi preposti una serie di considerazioni riguardanti la
formazione, la valorizzazione, la promozione e la tutela del
lavoro dell'attore doppiatore in Italia e all'estero.
E' noto che gli attori doppiatori italiani sono
universalmente considerati i migliori del mondo, ma non tutti
sono a conoscenza che il settore del doppiaggio ha subìto in
questi ultimi anni una forte contrazione in termini
occupazionali, dopo aver in precedenza conosciuto una
repentina espansione in seguito alla nascita di numerosi poli
televisivi.
Ma proprio questo fenomeno ha fatto sì che le regole
tradizionali che lo governavano risultassero insufficienti ed
obsolete, soprattutto in considerazione della diversificazione
e della moltiplicazione incontrollata (e incontrollabile) dei
canali di consumo del prodotto doppiato negli ultimi
vent'anni.
Tutto questo non poteva che portare a una
deregulation del mercato con un conseguente strappo del
rapporto costo-prodotto ed un evidente impoverimento della
qualità del prodotto stesso.
In quest'ottica la salvaguardia del prodotto linguistico,
inteso come l'aspetto e la promozione della lingua e del
linguaggio italiani, va riconquistata e difesa per la tutela
dell'utente.
La citata e recente contrazione del mercato ha altresì
provocato lo smembramento dell'intero settore che, in assenza
di normative adeguate, ha visto scadere il profilo economico e
le condizioni dell'ambiente di lavoro.
Ad attenta analisi va inoltre sottoposto il fenomeno della
nascita di numerosi centri privati, pseudo scuole di
doppiaggio che, approfittando della deregulation in
atto, speculano sulla necessità e la passione dei giovani.
Queste pseudo scuole provvedono ad una "formazione molto
scadente di attori doppiatori", non professionalmente valida,
incontrollata e che spesse volte termina, con la scusa del
tirocinio gratuito, in uno sfruttamento illegale del
lavoro.
Per tutto questo ci sembra opportuno e necessario proporre
la istituzione di una Accademia del doppiaggio, cui demandare
la formazione professionale e l'addestramento pratico degli
attori doppiatori e la valorizzazione della cultura del
doppiaggio nei suoi molteplici aspetti.
L'Accademia deve rappresentare una struttura agile, non
burocratizzata, che sia capace di creare una cultura del
doppiaggio che, attraverso il primario ausilio di coloro che
per "chiara fama" sono ritenuti i più validi doppiatori
italiani e di quanti abbiano doti scientifiche e bagaglio di
esperienza, dovrà saper promuovere un processo organico di
miglioramento dell'attuale livello del doppiaggio italiano ed
avviare alla carriera artistica quanti vi siano naturalmente
predisposti.
L'Accademia dovrà essere anche il naturale completamento
di quelle altre strutture preposte alla valorizzazione della
cultura e dell'economia cinematografica e televisiva nel solco
della tradizione italiana universalmente apprezzata.
In sintesi, se questo Parlamento condividerà in tempi
brevi la nostra proposta, oltre che a rispondere alle
aspettative di quanti operano e di quanti vorrebbero operare
in questo settore, si porranno le basi perché, attraverso di
essa, si incida positivamente sul costume, sulla difesa della
nostra lingua, sulla cultura, sull'economia e
sull'occupazione, legate al divenire della comunicazione e
delle tecnologie innovative che riguardano l'arte del
doppiaggio.