XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1203
Onorevoli Colleghi! - L'indagine sui consumi delle
famiglie condotta dall'Istituto nazionale di statistica nel
corso dell'anno 1999, che offre il riferimento per la
valutazione del fenomeno della povertà e della esclusione
sociale, ha indicato in 895 mila lire mensili la linea di
povertà relativa.
Le associazioni dei pensionati del lavoro autonomo in
agricoltura, facendo anche riferimento a tale indagine, hanno
richiamato l'attenzione sull'attuale importo pensionistico al
minimo per gli agricoltori, che è pari a 738.900 lire.
I dati statistici dimostrano in modo inequivocabile che il
comparto agricolo ha vissuto e tuttora vive una crisi
strutturale che non ha avuto e non ha uguali in nessun altro
settore. Basti evidenziare che nel 1946 gli addetti erano
oltre il 40 per cento della popolazione nazionale, mentre oggi
i professionali, occupati a tempo pieno, si riducono a poco
più del 4 per cento.
A fare maggiormente le spese di tanta rivoluzione sono
stati principalmente i piccoli proprietari coltivatori
diretti, mezzadri e coloni.
Il ridimensionamento e la ristrutturazione del settore
agricolo sono una conseguenza evolutiva che ha trasformato,
dal dopoguerra ad oggi, l'Italia da Paese ad economia povera,
prevalentemente agricola, a Paese avanzato, moderno e
industrializzato, annoverandolo fra i sette grandi del
mondo.
L'agricoltura, purtroppo, ha beneficiato in minima parte
dell'apporto di ricchezza conseguente alla industrializzazione
ed al boom economico degli scorsi decenni.
La categoria agricola, che ha fornito le braccia dei suoi
giovani per la crescente attività industriale, favorendone lo
sviluppo, ha però subìto la politica dell'industria che, per
favorire le sue esportazioni, spesso ha generato una anomala
concorrenza, dovuta a produzioni agricole estere introdotte in
Italia quale scambio con i prodotti industriali, penalizzando
l'economia agricola.
Infine, la globalizzazione favorisce l'industria e
penalizza l'agricoltura tradizionale fino a quando, livellando
i prezzi, non si livellano anche i costi per quelle imprese,
come quelle agricole, che, a differenza di quelle industriali,
non possono trasferire le loro "fabbriche" nei Paesi
sottosviluppati ove è basso il costo della manodopera.
Ma cosa succederebbe se anche i nostri coltivatori, come
fanno molte industrie, potessero e decidessero di trasferire
la loro attività in altre parti del mondo abbandonando le loro
aziende come alcuni industriali che abbandonano le loro
fabbriche e licenziano gli operai scaricandone gli oneri
sociali sulla collettività?
Non sempre il mondo politico riconosce ai veri tutori
dell'ambiente ed ai produttori degli indispensabili salubri
alimenti, il loro importante ed insostituibile ruolo. E, per
questo, non sempre le risposte delle pubbliche istituzioni
sono adeguate alle reali esigenze.
Ciò vale in tutti i campi, ad iniziare dalla difesa della
tipicità delle nostre pregiate produzioni agricole e dei loro
prezzi i quali, detratti i costi sempre crescenti,
rappresentano la spesso inadeguata retribuzione dei lavoratori
dei campi.
I risultati della ricerca scientifica e l'applicazione
delle nuove tecnologie favoriscono la quantità e la qualità
delle produzioni agricole e il conseguente migliore risultato
economico, ma essi non sono sufficienti, però, nelle
situazioni in cui non è possibile ottimizzare le strutture
aziendali per ridurre i costi o riconvertire le produzioni per
adeguarsi alle nuove esigenze di mercato a garantire la
sopravvivenza alle aziende stesse.
I soggetti giovani, costretti ad abbandonare l'attività
agricola per l'inadeguato reddito, nonostante la notevole
disoccupazione giovanile, trovano, essendo disponibili a
qualsiasi lavoro, facilmente occupazione in altri settori.
Gli anziani, che pur svolgono ancora una preziosa attività
di presidio del territorio, privi del reddito aziendale, dopo
aver lavorato una vita intera, servito il Paese, in guerra ed
in pace, aver versato decenni di contributi assicurativi,
devono adattarsi a sopravvivere, nella maggior parte dei casi,
con una pensione di circa 739 mila lire mensili, ben al di
sotto del limite minimo di sopravvivenza e molto vicina alle
659.650 lire dell'assegno sociale concesso a coloro che non
hanno mai versato alcun tipo di contributo assicurativo.
Oggi non sono pochi gli anziani che, nell'intento di
integrare la loro modestissima pensione, continuano a
condurre, spesso con metodi superati ed irrazionali,
appezzamenti di terreno in proprietà ed in affitto. Si tratta
di una situazione che non facilita l'ampliamento ed il
consolidamento di nuove imprese, economicamente valide,
gestite da giovani secondo gli indirizzi indicati dall'Unione
europea e dal Governo italiano e favoriti dal regolamento
(CEE) n. 2079/92 del Consiglio, del 30 giugno 1992, e dalla
legge n. 441 del 1998.
Creare le condizioni migliori per l'insediamento dei
giovani in agricoltura, rendendo disponibile anche il terreno
ancora trattenuto dagli anziani, è quanto mai opportuno
nell'interesse generale del Paese, tenendo conto della ormai
consolidata inversione di tendenza che vede i giovani migliori
fare la scelta di non più abbandonare l'agricoltura, quando ne
riscontrano le condizioni economiche.
L'intervento nei confronti degli anziani deve essere
quindi inteso, come prevede il citato regolamento (CEE) n.
2079/92, non solo come un intervento di carattere sociale, ma,
soprattutto, come uno stimolo alla riconversione,
all'ammodernamento ed al ringiovanimento della nostra
agricoltura per renderla competitiva e concorrenziale sui
mercati mondiali.
Per le considerazioni in premessa, ma anche per un giusto
riconoscimento dovuto a cittadini anziani meritevoli della
massima considerazione per il loro vissuto di lavoro e di
esperienza e quali portatori di autentici valori, si prega gli
onorevoli colleghi di voler valutare con benevola attenzione
la presente proposta di legge. Essa tende, limitatamente ai
trattamenti pensionistici in essere ed a quelli futuri, fino
al riordino definitivo del sistema e per i titolari con basso
reddito, ad attribuire loro un assegno mensile pari ad un
terzo del trattamento minimo.
Il Parlamento europeo e la Commissione dell'Unione
europea, a conclusione dell'"Anno europeo delle persone
anziane e della solidarietà", hanno raccomandato ai Paesi
membri l'introduzione di un reddito minimo garantito al fine
di evitare agli anziani forme di esclusione sociale.
Per quanto riguarda l'onere relativo all'attuazione della
presente proposta di legge, dobbiamo intanto rimarcare che se
il settore agricolo, soggetto a crisi strutturale e che ha
espulso in meno di cinquanta anni il 90 per cento dei suoi
addetti, avesse potuto usufruire degli ammortizzatori sociali
del comparto industriale quali la cassa integrazione guadagni,
gli assegni di disoccupazione e il pre-pensionamento, la
collettività si sarebbe dovuta fare carico di svariate
centinaia di miliardi di lire.
Oggi la gestione previdenziale dei coltivatori diretti,
coloni e mezzadri, è caratterizzata da un rapporto negativo
tra numero dei pensionati, pari a 2.077.500, e numero degli
iscritti, pari a 701.533. In questa ottica è stato calcolato
che per portare tali pensionati al di sopra della soglia di
povertà la spesa totale a carico dello Stato è stimata in
circa 400 miliardi di lire.
E' opportuno, inoltre, rilevare che la gestione INPS
coltivatori diretti, ovviamente passiva per il forte calo
della popolazione rurale che genera l'anomalo rapporto di tre
pensionati per ogni attivo, essendo l'età media dei titolari
di pensioni di vecchiaia di settantasei anni, tende a
migliorare per ovvie cause fisiologiche e per l'inserimento di
nuove unità attive sostitutive, per cui è possibile, almeno in
parte, assorbire i maggiori oneri dai risparmi di gestione.
Si è consapevoli della necessità di alleggerire l'onere
del "sistema pensioni" in Italia, ma occorre evidenziare che
se l'età media degli attuali pensionati delle altre categorie
fosse al livello dei coltivatori diretti, la situazione
finanziaria sarebbe ben diversa.
La presente proposta di legge si compone di quattro
articoli: l'articolo 1 stabilisce l'ambito di applicazione;
l'articolo 2 reca disposizioni sull'assegno integrativo di cui
all'articolo 1; l'articolo 3 stabilisce la decorrenza del
beneficio ed, infine, l'articolo 4 reca la copertura
finanziaria.