XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1133




        Onorevoli Colleghi! - Il carattere prioritario di un'inchiesta parlamentare sull'andamento del fenomeno mafioso nel Paese è stato puntualmente sottolineato dalla relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari istituita nella XIII legislatura.
        Il fenomeno mafioso e, più in generale, gli scenari della criminalità organizzata, stanno subendo nel nostro Paese, come in altri, significativi mutamenti, caratterizzati dai segnali di infiltrazione e dai tentativi di radicamento da parte di organizzazioni malavitose straniere, soprattutto nelle regioni settentrionali e nelle grandi aree metropolitane. In tale contesto si delinea il pericolo di una sempre più profonda interazione tra le organizzazioni mafiose tradizionali e queste "nuove mafie", interazione contraddistinta da una dimensione transnazionale dei mercati criminali.
        D'altra parte, il contrasto allo stragismo mafioso e i risultati conseguiti dalla magistratura e dalle Forze dell'ordine hanno comportato, nel volgere di pochi anni, profonde novità del modo di essere delle organizzazioni mafiose tradizionali e, in primo luogo, di "Cosa nostra".
        Appare del tutto evidente il fallimento del progetto egemonico dei clan dei cosiddetti "corleonesi", il cui declino è stato segnato dalla fine della lunghissima latitanza di Salvatore Riina e da pesanti condanne inflitte ai maggiori esponenti dell'organizzazione.
        L'ampiezza assunta dal fenomeno delle collaborazioni di affiliati e capi clan ha inoltre fatto venire meno il dogma dell'omertà, intesa come principio di coesione del gruppo criminale. Il conseguente processo di ricomposizione dell'universo criminale, e in special modo quello di "Cosa nostra", sembra caratterizzarsi per l'accentuazione del carattere segreto dell'organizzazione. Si tratta di una segretezza interna ed esterna che compensa la minore tenuta di quel dogma e caratterizza in maniera determinante la stessa natura delle mafie. Tutto ciò travolge i tratti tradizionali della subcultura mafiosa, che per molti versi può essere ritenuta - nella sua essenza - avviata sulla via del declino. Ma questo non vuol dire che il fenomeno si sia ridimensionato. Al contrario, i clan puntano al recupero di una dimensione "invisibile", attraverso una marcata diminuzione delle manifestazioni più eclatanti della loro azione, in primo luogo omicidi e attentati.
        Il reticolo del controllo criminale del territorio appare sempre più affidato a politiche consociative tra i clan criminali e, con particolare riferimento alla realtà siciliana, al ritorno in auge della cosiddetta "lupara bianca" e della selezione estrema delle azioni omicide.
        Le mafie, in piena trasformazione, tendono a determinare con questa strategia un allentamento dell'allarme sociale e della pressione investigativa, puntando alla ricomposizione dei tradizionali mercati criminali (droga, estorsioni e controllo degli appalti) sia nelle regioni del Mezzogiorno (destinatarie di cospicui flussi finanziari nazionali e comunitari), sia nelle regioni del nord, in considerazione della forza di quel tessuto economico e conseguentemente della redditività dell'agire criminale in tale contesto.
        Ma l'impresa criminale, al pari di quella legale, ha scoperto la dimensione della ricchezza finanziaria. In questo contesto i percorsi del riciclaggio e del reimpiego dei profitti criminali sembrano abbandonare decisamente i settori tradizionali puntando decisamente verso gli strumenti moderni della finanza.
        Come già è accaduto in contesti economici e sociali più avanzati del nostro (in primo luogo gli Stati Uniti) le vecchie mafie accentuano le proprie strategie di integrazione politica ed economica nei mercati legali lasciando alle mafie emergenti la gestione dei beni e dei servizi criminali tradizionali. Ed è proprio in questo terreno che cresce e si fa sempre più allarmante la penetrazione nei mercati criminali di organizzazioni di tipo mafioso straniere, che pertanto rapidamente ne "occupano" alcuni segmenti.
        Questi fenomeni, oggi come nel passato, travalicano le cosiddette "aree tradizionali" espandendosi in particolare nelle regioni settentrionali. Appare evidente l'attualità di una "questione criminale" nel nord dell'Italia.
        I mutamenti delineati rendono necessaria e prioritaria un'iniziativa parlamentare, sulla scia delle esperienze maturate nelle passate legislature, con i lavori delle Commissioni parlamentari di inchiesta sul fenomeno della mafia, della camorra e della 'ndrangheta e delle altre associazioni criminali similari.
        La Commissione parlamentare di inchiesta che si intende istituire dovrà affrontare nella sua interezza il tema del riciclaggio e del reimpiego dei proventi della criminalità organizzata, considerandolo come un obiettivo qualificante dell'inchiesta sullo stato del fenomeno mafioso.
        L'organismo bicamerale di cui alla presente proposta di legge, a differenza dei precedenti, dovrà operare con maggiore incisività attraverso una composizione più snella nel numero dei componenti ed un più ampio e specializzato contesto di collaborazioni. Si ritiene pertanto opportuna una composizione ridotta a ventiquattro componenti, (dodici senatori e dodici deputati), al cui interno potranno essere costituiti appositi comitati di lavoro per il perseguimento di obiettivi settoriali.




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