XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1131
Onorevoli Colleghi! - Nel campo delle professioni
sanitarie non può sfuggire all'attenzione del legislatore, da
una parte, il crescente interesse dei cittadini per le nuove
tecniche terapeutiche, tra cui emerge la chiropratica anche
per l'attenzione che ha destato nella comunità scientifica
internazionale e la giusta considerazione che molti
ordinamenti statali le hanno dedicato.
D'altra parte, vi è l'assoluta ed obbiettiva necessità di
colmare urgentemente una grave lacuna normativa che permette
il manifestarsi di molteplici fenomeni degenerativi quali
l'abuso della credulità popolare, la indubbia ciarlataneria di
operatori non qualificati, la nascita sul territorio nazionale
di corsi di insegnamento che non offrono alcuna garanzia di
serietà e sicurezza, tutto questo approfittando dell'attuale
incertezza giuridica.
Nell'assenza di una legge che disciplini tale attività
professionale si sono infatti verificate devianze e si sono
attuate metodologie che non possono essere accettate, a tutto
danno della tranquillità e della sicurezza dei cittadini,
controindicazioni ed incertezze che se suscitano
preoccupazioni nel pubblico rinforzano ulteriormente il motivo
per il quale urge una equilibrata soluzione legislativa.
Si tratta infatti di sanare una situazione in ordine alla
quale per l'esercizio della propria professione il
chiropratico - un professionista che si vuole debba essere
abilitato da istituti accademici universitari riconosciuti -
deve oggi adattarsi a lavorare con il ruolo di tecnico
sottostando ad una direzione esercitata da medici o come
lavoratore autonomo a titolo non sanitario.
Si tratta, insomma, di sanare una situazione che
attualmente non è chiara ed a volte si pone al limite della
legalità.
Per dare veste formale e legale all'attività chiropratica
nelle sue forme definite in termini, è pertanto necessario:
avviare un processo di formazione universitaria, che
garantisca al dottore in chiropratica la conformità con gli
attuali standard mondiali in materia e conseguente pari
dignità con i suoi colleghi della medicina classica;
assumere con carattere d'urgenza le iniziative volte
alla regolamentazione dell'insegnamento, istituendo un corso
di laurea per porre in questo modo l'Italia in linea con
quanto avviene già in altri Paesi europei nei quali esistono
scuole universitarie chiropratiche legalmente riconosciute;
istituire un albo professionale dei chiropratici.
L'argomentazione per la quale la chiropratica deve essere
sostenuta come professione distinta e separata è, d'altronde,
che i suoi princìpi e la sua formazione esigono la ricerca
della soluzione terapeutica senza alcuni strumenti primari
della medicina classica, come farmaci e pratiche
chirurgiche.
In sintesi, non è più dilazionabile una decisione su una
delicata materia che investe una cospicua parte dei cittadini
italiani i quali, come risulta dalle statistiche, sempre più
numerosi si affidano alla chiropratica.
Risolvere questi punti significa operare al servizio dei
cittadini per una loro tutela sia nelle strutture pubbliche
sia in quelle private, recuperando dignità all'attività
chiropratica, sapendola spesso afflitta da pregiudizi e
certamente penalizzata da enormi interessi che da sempre hanno
tentato di contrastarla, ma sottolineando anche che la
chiropratica è oggi legislativamente riconosciuta in molti
Stati del mondo, dagli Usa all'Australia, dal Sud Africa alla
Svizzera ad Israele, ma anche in nazioni dell'Unione Europea
come Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Belgio e Regno
Unito.
La proposta di legge che viene presentata è composta da
dodici articoli, e non reca oneri carico dello stato.