XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1112




        Onorevoli Colleghi! - I mercati finanziari dei principali Paesi avanzati hanno elaborato strumenti di investimento nel capitale di rischio delle imprese molto articolati. Alcuni di questi strumenti sono specializzati nell'investire nelle piccole e medie imprese. Schematizzando, si possono distinguere diversi segmenti di mercato corrispondenti a diverse tipologie di piccole e medie imprese. Una tipologia di impresa è rappresentata da quelle appena costituite o in corso di costituzione che vengono generalmente finanziate dal venture capital. Si tratta di investimenti ad altissimo rischio (un investimento su cinque ha successo) ed in imprese che mediamente sviluppano nuovi prodotti o processi produttivi. In questo caso la società di venture capital punta su di un grosso sviluppo del valore dell'impresa per realizzare un capital gain che permetta di coprire le perdite che inevitabilmente conseguono esercitando questa attività, cercando quindi di ottenere una remunerazione del capitale di rischio per poter continuare a svilupparsi.
        Un altro segmento di mercato è rappresentato dalle imprese già costituite, che svolgono la propria attività da diversi anni, che hanno avuto un positivo riscontro da parte del mercato e che hanno bisogno del capitale di rischio per poter continuare a svilupparsi. Questa domanda di capitale di rischio può essere soddisfatta dai fondi chiusi ed il grado di rischio connesso all'investimento è minore rispetto a quello degli investimenti tipici di start up del venture capital. Nei segmenti di mercato superiore si collocano le imprese che possono accedere ai mercati borsistici, locali o nazionali, e che possono essere oggetto di investimento da parte delle merchant bank.
        Per quanto riguarda le società di venture capital, in Italia lo sviluppo di questa attività viene frenato dall'eccessiva tassazione sui capital gain. Occorrerebbe pertanto prevedere per queste società finanziarie, individuate tramite la loro attività tipica, sia una minor tassazione dei ricavi dovuti alla cessione delle partecipazioni, sia la possibilità di traslare in avanti per molti anni le perdite subite, in maniera tale da poterle compensare con eventuali utili conseguiti in anni successivi prima di procedere alla determinazione dell'imponibile.
        Un'altra considerazione da fare riguarda le attività che le società di venture capital dovrebbero porre in essere per poter operare con successo.
        Uno degli elementi determinanti da valutare per la decisione ad investire da parte del venture capitalist è costituito dalla presenza nell'impresa proponente, di un gruppo di manager qualificati e competenti nelle varie funzioni aziendali. In Italia a differenza degli altri Paesi dove c'è una maggior propensione dei manager a mettersi in proprio, i proponenti dei progetti di investimento alle società di venture capital hanno principalmente conoscenze di tipo tecnico. E' pertanto ipotizzabile che le società di venture capital, in Italia, devono fornire alle partecipate anche un supporto di consulenza. Questo punto va sottolineato anche in relazione a quanto stabilito dall'articolo 2, comma 1, della legge 5 ottobre 1991, n. 317, che dispone provvedimenti agevolativi a favore delle società finanziarie "aventi come oggetto sociale esclusivo l'assunzione di partecipazioni" nelle minori imprese. Questa norma non potrà essere utilizzata dalle società di venture capital che riterranno di dover effettuare interventi di consulenza a favore delle partecipate per integrare le competenze presenti nel management team dei proponenti.
        Pertanto nel testo della proposta di legge, dato questo precedente, sì è dovuto procedere alla differenziazione delle società di venture capital dal modello proposto nella normativa citata. Un altro importante problema che sorge per le società di venture capital è rappresentato dalla possibilità di smobilizzo delle partecipazioni che vengono assunte temporaneamente. Per risolvere questo problema è fondamentale che vengano istituiti i fondi mobiliari chiusi e i mercati borsistici locali. Tutti questi strumenti sono infatti molto correlati e complementari fra di loro. Per comprendere meglio questo aspetto potrebbe essere realistico ipotizzare che una società di venture capital investa in fase di start up in una piccola e media impresa, poi possa cederla ad un fondo chiuso il quale a sua volta potrebbe successivamente smobilizzare la partecipazione facendo quotare l'impresa su di un mercato borsistico locale.




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