XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1109
Onorevoli Colleghi! - Dal secondo dopoguerra ad oggi,
lo sviluppo economico e la tendenza della popolazione a
trasferirsi nelle aree più urbanizzate del Paese hanno
determinato un progressivo abbandono del territorio rurale ed
una conseguente riduzione del personale addetto
all'agricoltura. Le aree orograficamente più difficili sono
state le prime ad essere abbandonate, con il risultato che in
vaste zone del territorio, da decenni, non viene svolta alcuna
cura o manutenzione né delle superfici boschive né delle
sistemazioni idrauliche agrarie.
Gli effetti di questo stato di cose sono sotto gli occhi
di tutti: ogni anno il sopraggiungere delle stagioni piovose è
immancabilmente accompagnato dal verificarsi di eventi
calamitosi che producono rilevanti danni diretti ed indiretti
alla collettività. Intervenire in emergenza, pagando i danni,
spesso solo parzialmente, alle imprese ed ai cittadini colpiti
dalle calamità naturali, non serve a nulla. Non abbiamo ancora
cancellato dagli occhi le immagini di morte e di distruzione
della tragica alluvione in Piemonte del 1994, che si è
verificato un evento catastrofico di maggiore gravità che ha
colpito nell'ottobre del 2000, la regione Valle d'Aosta.
A questi due eventi eccezionali di enorme impatto
economico, sono da aggiungere decine e decine di disastri
minori avvenuti in tutte le regioni italiane in questi anni.
Quanto avvenuto nell'anno 2000 era annunciato: pochi fiumi
sono stati ripuliti, pochi canali e fossi sono stati liberati
dai detriti, nulla è stato fatto per il ripopolamento delle
aree rurali, nonostante siano stati spesi migliaia di miliardi
di lire in sei anni per sistemare il territorio. E'
fondamentale mantenere vive le comunità rurali a partire dalla
montagna fino alla pianura. E' vero che è aumentata la
quantità di millimetri di pioggia, ma è anche vero che l'acqua
che cade su prati e terreni coperti da arbusti ed erba non
tagliata, anziché penetrare nel terreno, scivola in fossi
ostruiti o inesistenti e, via via, in canali o rogge non
mantenuti e finisce in fiumi sporchi ed intasati da tronchi,
con il bacino pieno di detriti, alberi e rifiuti di ogni tipo,
riempiendoli oltre misura e provocando straripamenti e rotture
di argini. Per riportare in sicurezza il territorio occorre
intervenire con opere di sistemazione idraulica e
manutenzione, affidate a chi, in quella realtà, vive e
lavora.
Con la globalizzazione dei mercati, oggi i nostri
agricoltori non sono più competitivi ed, in particolare nelle
zone disagiate, non possono più sopravvivere con la sola resa
delle colture agricole. Aggiungendo al problema economico i
disagi legati alla mancanza dei servizi essenziali, delle
scuole materne e di moltissimi centri rurali, si capisce
perché i giovani abbandonano la campagna per un posto sicuro
in città.
La presente proposta di legge vuole istituire, per la
prima volta in Italia, la figura del tutore del territorio,
individuato preferibilmente proprio fra agricoltori
professionali che decidono, in cambio di un contributo
economico, di rimanere nei centri rurali, garantendo il loro
impegno per il mantenimento dello stesso e per la lotta al
dissesto idrogeologico. Siamo convinti che nessuno meglio di
chi ha sempre vissuto con le risorse della terra, le sappia
curare. Quanti giovani, anziché abbandonare le comunità
montane per cercare un posto sicuro, sarebbero rimasti a
tenere vivi i centri rurali grazie ad un'integrazione
salariale?
Con la presente proposta di legge si realizza, pertanto,
anche una maggiore occupazione attraverso la creazione di
attività rivolte alla manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua
e dei versanti che attualmente risultano gestite male e in
modo discontinuo a causa del progressivo abbandono del
territorio. Inoltre, quanti miliardi avremmo risparmiato se,
anziché "correre ai ripari", avessimo speso in prevenzione?
Risolta la questione economica, occorre garantire a chi decide
di occuparsi di questo importante compito, un minimo di
servizi tra i quali l'esistenza in ogni comune di un negozio,
di una scuola materna e del trasporto pubblico. Anche in
questo caso, il mantenimento dei servizi non comporta ricavi
ai gestori ma perdite. La presente proposta di legge prevede,
anche per questi casi, un'integrazione del reddito ed uno
sgravio burocratico finalizzato al mantenimento di servizi
minimi. Il trasporto pubblico deve essere garantito tramite
apposito finanziamento che le regioni assegnano alle province,
affinché sia individuato il sistema migliore per garantire ad
ogni comune il collegamento pubblico al centro principale. La
scuola materna deve essere garantita in ogni comune con
appositi finanziamenti regionali, affinché i bambini non siano
strappati, fin da piccoli, dalle loro realtà. Il negozio in
ogni comune deve essere garantito perché è impensabile che
ogni acquisto, relativo anche a prodotti di prima necessità,
debba richiedere spostamenti di chilometri. Si prevede un
contributo per coloro che si rendono disponibili ad aprire un
punto vendita sul modello dell'emporio (con tutti i generi di
prima necessità) nei comuni con meno di mille abitanti.