XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1108




        Onorevoli Colleghi! - Dalla caduta del muro di Berlino è aumentato l'impegno internazionale dell'Italia in uno scenario internazionale profondamente cambiato dall'annullamento di storici condizionamenti delle relazioni internazionali tra i membri della comunità internazionale.
        Il moltiplicarsi delle crisi regionali e gli obblighi discendenti in capo al nostro Paese dalla partecipazione all'ONU, alla NATO, all'OSCE ed alla UEO hanno portato i militari italiani in ogni parte del mondo, anche se con il medesimo compito: mantenere o ripristinare la pace o, comunque, partecipare ad operazioni internazionali di polizia o di soccorso alle popolazioni coinvolte in episodi di guerra. L'impegno militare nazionale e quello degli altri partner si è comunque sempre inserito nel quadro dei princìpi di solidarietà e di mutua cooperazione tra i popoli che discendono dai primi articoli della Carta delle Nazioni.
        Per tale ragione l'invio oltre confine di contingenti militari italiani non deve costituire più un evento politicamente imprevisto e da disciplinare con il ricorso allo strumento del decreto-legge, anche per quanto riguarda la definizione della disciplina di dettaglio della missione. Tali missioni saranno probabilmente meglio sostenibili dalle Forze armate italiane in occasione della loro integrale trasformazione in Forze di professionisti. In ogni caso occorre approntare da subito uno strumento normativo agile e semplice, che tuttavia non sottragga al Parlamento il proprio potere di approvazione, costituzionalmente necessario, in occasione dell'impiego ordinario e straordinario dello strumento militare.
        Si ricorda in particolare che l'articolo 1, comma 1, lettera a), della legge n. 25 del 1997, sui vertici militari, espressamente prevede che il Consiglio dei ministri adotti le deliberazioni in materia di difesa e di sicurezza; le sottopone all'esame del Consiglio supremo di difesa di cui all'articolo 87, nono comma, della Costituzione; sulle deliberazioni del Consiglio dei ministri interviene poi l'approvazione del Parlamento.
        Pertanto con la presente proposta di legge si intende consentire al Parlamento di intervenire con la necessaria approvazione in occasione di ogni nuova missione all'estero: ciò deve però avvenire non già su ogni profilo della missione, ma solo su quelli di rilievo prettamente politico (destinazione, durata, numero di militari impegnati, autorizzazione finanziaria). La normativa che definisce i restanti aspetti può quindi essere resa applicabile a tali missioni con semplici rinvii.
        Il decreto-legge potrà così rimanere lo strumento a disposizione del Governo per individuare la necessaria autorizzazione legislativa di spesa e dare base di legalità all'operato dell'Amministrazione militare. Però potrà avere un contenuto scarno e - quel che è più importante - di mero rilievo politico, senza volta per volta provvedere in via d'urgenza a disciplinare i profili attinenti al trattamento giuridico, economico, previdenziale ed assicurativo relativi al personale impiegato in ogni specifica missione, come fino ad oggi avviene. A quel punto il Governo potrà anche presentare un disegno di legge, mettendo così le Camere in grado di rendere simultaneamente l'approvazione politica e legislativa della partecipazione italiana alla missione.
        Onorevoli colleghi, con la presente proposta di legge si intende pertanto definire una normativa stabile e di riferimento che consenta di evitare sperequazioni e difformità di trattamento tra le varie categorie di personale militare impegnato in missioni di pace all'estero. Data la necessità di una simile normativa, in linea di principio condivisibile da tutti i gruppi perché sostanzialmente già approvata in più occasioni nell'ambito dell'esame di decreti-legge di autorizzazione all'invio di contingenti di militari italiani all'estero, se ne raccomanda una rapida approvazione.




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