XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1074
Onorevoli Colleghi! - L'ennesima moda importata dagli
Stati Uniti negli ultimi anni novanta si chiama "lotta
estrema".
Ricordiamo, a proposito di tale sport, il tragico episodio
verificatosi a Kiev, a seguito di un incontro di Ultimate
fighting, nel quale è morto l'americano Douglas Dedge,
trentuno anni, giunto in Ucraina per sfidare i campioni locali
in questo sport. Le scene del combattimento sono state
veramente agghiaccianti, Douglas Dedge era a terra mentre il
suo avversario, Evgenij Zolotariov, continuava a colpirlo in
testa con pugni violentissimi, secondo le regole di questa
disciplina che esclude solo colpi al basso ventre, ditate
negli occhi e calci all'avversario che è a terra.
L'arena dove aveva luogo il combattimento era gremita fino
all'inverosimile. Secondo l'agenzia di stampa russa Itar-Tass,
c'erano anche parecchi bambini ed adolescenti. Tutti, grandi e
piccoli, apparivano eccitatissimi per il vantaggio dell'eroe
locale, Evgenij Zolotariov; "finiscilo, finiscilo", urlavano.
Dedge è rimasto in coma per due giorni all'istituto di
neurochirurgia di Kiev prima di spirare. Nessuno è colpevole,
hanno detto le autorità. Tutto è avvenuto nel pieno rispetto
delle regole.
Dall'Ucraina all'estremo oriente russo, quello che sembra
più uno scontro fra gladiatori che uno sport e che ha ben poco
a che vedere con le tradizionali discipline marziali,
entusiasma sempre più un vasto pubblico che travalica anche i
confini dell'ex Unione sovietica. Gli incontri di questa
disciplina, nota anche come no hold barred (nessuna
presa è proibita), sono trasmessi la sera tardi da diversi
canali della televisione. "I campionati fanno accorrere
migliaia di appassionati", ha commentato un funzionario della
federazione russa di Karatè, aggiungendo che: "i match
assomigliano più a una rissa per strada che a una
manifestazione sportiva".
Gli incontri sono rapidissimi, violentissimi e brutali,
hanno una durata oscillante fra i cinque minuti e il
minuto.
Combattimenti sempre più diffusi, basti ricordare il caso
John Du Pont, l'erede dell'omonimo impero chimico americano
che nel 1996 ammazzò a revolverate il suo allenatore di lotta
estrema. Il bizzarro miliardario aveva trasformato la sua
lussuosa tenuta di Philadelphia in un centro di addestramento
per veri e propri fanatici.
La reazione all'"omicidio" di Kiev da parte del presidente
della "Fenasco" (Federazione nazionale sport da
combattimento), Carlo Di Blasi, è stata di stupore. Eppure la
"lotta estrema" è combattuta a colpi di calci, pugni, colpi
proibiti, strangolamenti "senza regole". Sono match
molto spettacolari che, soprattutto negli Stati Uniti,
procurano agli atleti lesioni anche gravi.
L'Ultimate fighting, sport nato nel 1993 negli Stati
Uniti, come risposta all'eterna domanda dei fanatici di boxe e
arti marziali, è giunto anche in Italia a decorrere dagli
ultimi anni novanta.
In America sono ormai diffusi i combattimenti
semiclandestici "all'ultimo sangue" tra atleti di discipline
diverse, fino alla nascita di un vero e proprio torneo
ufficiale: l'Ultimate fighting championship. Un
campionato presto degenerato in una serie di combattimenti
"estremi": pugni senza guantoni, calci senza limitazioni,
arbitri senza poteri.
L'Ultimate fighting è sbarcato in Giappone, in
Brasile e poi in Europa.
In Italia la "lotta estrema" è nota come Oktagon
Style: si combatte con i guantoni e si cerca di fare
rispettare a ciascun atleta le regole della disciplina di
riferimento, cioè un pugile deve combattere secondo le regole
della boxe, un karateka secondo le norme di karatè, e così
via. I premi si aggirano tra i 20 e i 100 milioni di lire a
torneo. I tesserati della Federazione sport da combattimento
che praticano la lotta estrema sono solo poche decine, ma gli
spettatori accorrono a migliaia. La più grande manifestazione
organizzata in Italia è denominata "Oktagon" e, a decorrere
dal 1996, si è svolta ogni anno, richiamando migliaia di
spettatori, sino all'ultima edizione del 2001, organizzata al
Palavobis di Milano nel mese di aprile.
La presente proposta di legge contiene la delega al
Governo a disciplinare, con un apposito decreto legislativo,
le lotte particolarmente violente o estreme. I princìpi e
criteri direttivi a cui il Governo dovrà far riferimento sono:
la sicurezza per gli atleti; il divieto di pratiche estreme;
il divieto di diffondere per via televisiva le immagini dei
combattimenti e il divieto a partecipare agli spettacoli per i
minori di anni sedici; la previsione di adeguate sanzioni per
i trasgressori.