XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1058
Onorevoli Colleghi! - Ogni anno l'Italia è teatro di
milioni di piccoli animali, selvatici e non, vittime
incolpevoli del continuo ed incessante aumento della
realizzazione di infrastrutture viarie all'interno del nostro
territorio, ivi comprese le aree protette.
Molti di questi animali appartengono a specie in via di
estinzione, mentre altri costituiscono un importante ed
insostituibile elemento dell'ecosistema, come i ricci ed i
rospi, i quali assolvono una funzione di grande rilievo per
l'eliminazione degli animali nocivi all'agricoltura e
potrebbero rappresentare la chiave di volta per l'impiego di
sistemi di agricoltura biologica su larga scala.
La presente proposta di legge intende fare il possibile
per porre fine a questo inutile massacro e, con l'ausilio di
modeste risorse economiche, intende perseguire la
realizzazione - nelle zone ove vi sia una maggior presenza di
questi piccoli animali - di opere che consentano loro di
attraversare le strade senza rischiare di essere uccisi dalle
automobili. Dette opere sono costituite da una rete di
recinzione (la cui altezza non supererebbe comunque i 50
centimetri) parallela alla strada, in modo da ostacolare
l'attraversamento della sede stradale e da piccoli
tunnel che fungerebbero da veri e propri "passaggi
pedonali"; cosa che altri Paesi europei hanno già realizzato
con successo. La presenza degli animali dovrà essere segnalata
anche da appositi cartelli che invitino gli automobilisti a
ridurre le velocità ed a prestare maggiore attenzione.
In particolare, si auspica che questo strumento
legislativo venga utilizzato dagli enti di gestione dei parchi
e delle zone protette, attraversati troppo spesso da arterie
stradali che costituiscono un grande fattore di rischio per i
piccoli animali.
Le opere previste dalla presente proposta di legge sono ad
impatto ambientale nullo e la loro manutenzione può avvenire
(a costo zero) in contemporanea con la manutenzione delle sedi
stradali di pertinenza.
Lo stanziamento richiesto non costituirebbe un impegno di
spesa eccessivamente gravoso per il bilancio dello Stato e
verrebbe ampiamente ripagato impedendo un ulteriore
depauperamento di un patrimonio faunistico già seriamente
danneggiato dalla scarsa politica ambientale finora adottata
dalle compagini governative.