XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1042
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge,
già presentata nella XIII legislatura, viene ripresentata per
risolvere un problema annoso della scuola dell'obbligo
italiana fortemente sentito dalle famiglie e dagli operatori
scolastici, urgente per avvicinare i nostri curricula
scolastici a quelli europei.
La prospettiva di una Europa culturalmente e politicamente
integrata, oltre che economicamente, è un tema di grande
attualità. Tutti sono ormai consapevoli che solo "insieme" gli
Stati europei possono salvarsi da una lenta, ma progressiva
decadenza.
All'interdipendenza delle economie dei diversi Paesi si
sovrappone l'interdipendenza fra le varie culture, che
richiede e richiederà sempre più la padronanza funzionale di
più lingue comunitarie. A ciò si aggiungono: a)
l'apertura e l'intensificarsi dei rapporti con i Paesi
dell'Europa dell'est; b) la possibilità a decorrere dal
1^ gennaio 1993 per ogni cittadino, a prescindere dalla
propria nazionalità, di esercitare la propria attività
professionale nei Paesi dell'Unione europea; c) il
massiccio sviluppo e la diffusione imponente delle nuove
tecnologie della comunicazione e dell'informazione; d)
l'elevazione dell'obbligo scolastico. Le fondamenta
strumentali per l'unità europea poggiano anche sulla
conoscenza delle lingue comunitarie o moderne. C'è un forte
consenso nel Paese sulla necessità di potenziare
l'insegnamento delle lingue comunitarie nella scuola media e
nella scuola secondaria di secondo grado per motivazioni di
ordine economico, socio-politico, culturale, educativo.
Ogni progetto formativo deve porsi come obiettivi
irrinunciabili:
1) la conoscenza dell'esperienza culturale dei vari
Paesi dell'Europa, anche sul piano linguistico;
2) le capacità di comunicare nelle lingue comunitarie
con competenze funzionali che consentano di servirsi della
lingua in modo da facilitare la costruzione di un dialogo
ispirato all'accettazione reciproca, finalizzato a perseguire
la solidarietà e la pace.
La conoscenza delle lingue condiziona tutti i settori di
attività e in particolare la conoscenza della lingua inglese,
presente nell'organizzazione scolastica di quasi tutti i Paesi
europei, è considerata indispensabile da genitori, docenti,
alunni.
Questo spiega la massiccia domanda di allargamento dello
studio delle lingue nei vari ordini di scuola e il varo della
legge 5 giugno 1990, n. 148, che prevede l'introduzione di una
lingua moderna nel piano di studi della scuola elementare. Si
impone a livello istituzionale una politica dell'istruzione
aperta all'Europa con interventi legislativi che consentano il
potenziamento dell'insegnamento delle lingue comunitarie per
cui tutti i cittadini siano in grado di utilizzarne almeno
due.
La domanda generalizzata della conoscenza della lingua
inglese ha creato problemi e tensioni e ha evidenziato il
carattere obsoleto della legislazione vigente che prevede lo
studio obbligatorio di una sola lingua.
La mancanza di un'attenta rilevazione e comprensione dei
criteri e delle metodologie adottati dalle sperimentazioni
autorizzate non ha favorito l'impostazione coerente del
programma per l'insegnamento della seconda lingua straniera e
ha finito per favorire l'utilizzo della sperimentazione come
risposta strumentale per far fronte all'emergenza di una
richiesta sempre più pressante delle famiglie e per garantirsi
un livello di competitività.
Sulla base di queste considerazioni ci si sente di
dichiarare che occorre evitare un ulteriore spontaneismo, come
pure la possibilità di opzione per giungere ad una messa a
regime su tutto il territorio nazionale dello studio
obbligatorio di due lingue comunitarie in modo da non favorire
solo le aree forti del Paese.
L'insegnamento della seconda lingua comunitaria dovrà
essere attivato nella scuola media in aggiunta al piano di
studi, assicurando la prosecuzione di quello della lingua
comunitaria impartito nella scuola elementare.
Sarà indispensabile promuovere una riflessione
glottodidattica, un raccordo continuo tra i docenti della
lingua madre e delle due lingue comunitarie per migliorare la
competenza espressiva e comunicativa nella formazione
interculturale dei giovani e un piano nazionale di
aggiornamento.
Tale soluzione favorirà la scelta degli studenti al
termine della scuola media.
La spesa conseguente all'attuazione della legge può essere
stimata in lire 18 miliardi per il 2001, in lire 93 miliardi e
700 milioni per il 2002, e in lire 427 miliardi e 700 milioni
a decorrere dal 2003, assumendo quali parametri base una spesa
annua per docente di lire 37.000.000, un insegnamento di 3 ore
e un orario di cattedra di diciotto ore.
Onorevoli colleghi, si confida in una approvazione
sollecita della proposta di legge, che rappresenterebbe un
importante passo in direzione di una effettiva integrazione
culturale.