XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1037
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge ha
come oggetto l'istituzione di una Commissione parlamentare di
inchiesta sulle problematiche relative al fenomeno della mafia
e alle altre associazioni criminali, per la durata della XIV
legislatura, a norma dell'articolo 82 della Costituzione.
Nella storia dell'Italia repubblicana hanno già operato,
dal dicembre 1962 (legge 20 dicembre 1962, n. 1720) ad oggi,
sei Commissioni parlamentari che - valendosi dei poteri volta
per volta definiti dalle rispettive leggi istitutive - hanno
posto al centro delle proprie indagini e delle proprie
iniziative il fenomeno della mafia, nelle sue diverse
espressioni, nella sua morfologia, nei suoi collegamenti con
la vita sociale e politica.
Nel corso degli anni in cui ciascuna delle sei Commissioni
ha operato ed ha adempiuto i propri compiti, il fenomeno
mafioso ha subito profonde e radicali modificazioni. L'ultima
commissione, che ha operato nel corso della XIII legislatura,
ha evidenziato i diversi aspetti caratterizzanti le mafie
storiche e le nuove mafie straniere presenti in Italia e ha
anche individuato la pericolosità delle altre forme della
criminalità organizzata che meritano una particolare
attenzione per i pericoli che esse portano alla società,
all'economia, alle istituzioni democratiche.
E' mutata la natura delle mafie e dei loro rapporti con la
società, con la politica e con le istituzioni; è notevolmente
cresciuto il volume degli affari gestiti o controllati dalle
principali organizzazioni criminali al punto che il
riciclaggio del denaro accumulato in modo illecito, illegale o
criminale è diventato una delle principali attività mafiose;
l'azione repressiva dello Stato e le guerre intestine hanno
prodotto un significativo mutamento nei gruppi dirigenti delle
singole famiglie mafiose; l'attacco alla legalità è stato duro
ed insidioso, assumendo un carattere eversivo a volte
manifestamente, altre volte in forma più subdola perché
nascosto e mascherato da azioni sotterranee ed invisibili.
Sono aumentati i fenomeni di presenze mafiose straniere
perché a quelle già tradizionalmente presenti nel nostro Paese
se ne sono aggiunte altre, e più agguerrite, negli ultimi
anni. Le "nuove mafie" si sono caratterizzate, tra l'altro,
per aver determinato da un lato la riemersione, in forme
inedite, del contrabbando delle sigarette, fenomeno per lungo
tempo sottovalutato o addirittura considerato con una certa,
malcelata benevolenza, sebbene nell'ultima legislatura sia
stato affrontato sul piano repressivo e legislativo con più
severità ed efficacia, e, dall'altro lato, la riduzione in
schiavitù di bambini, donne e ragazze trasportati in crescente
numero, con l'inganno, in Italia da organizzazioni criminali
straniere e costretti al lavoro nero e a prostituirsi.
Le stesse mafie si sono globalizzate al punto che tutti i
Paesi devono fare i conti con l'emergere della criminalità
organizzata, come è stato evidenziato dalla recentissima
conferenza mondiale dell'ONU, svoltasi in Italia, a Palermo,
nel dicembre del 2000.
Le organizzazioni mafiose nella legislatura appena
conclusa sono state variamente colpite attraverso un'incisiva
azione di contrasto da parte dello Stato e della magistratura
requirente e giudicante. A partire soprattutto dal periodo
successivo alle stragi si sono ottenuti dei risultati inediti
nella lotta alla mafia e si sono incrinati i muri
impenetrabili della segretezza, dell'omertà e
dell'impunità.
Nella scorsa legislatura la relazione finale ha messo in
luce i risultati ottenuti e i problemi rimasti ancora
insoluti.
Tra i primi sono da annoverare la caduta verticale degli
omicidi attribuiti alle organizzazioni mafiose, la cattura di
numerosi latitanti compresi nell'elenco predisposto dal
Ministero dell'interno dei cinquecento latitanti più
pericolosi, lo scompaginamento di numerose famiglie
appartenenti a tutte le organizzazioni mafiose, la condanna
dei capi più importanti, la straordinaria attività sociale
delle organizzazioni di volontariato e l'azione educativa di
numerosissime scuole italiane, come più volte è stato
documentato dai preziosi lavori dell'associazione "Libera".
I risultati dell'azione di contrasto hanno indotto i capi
mafia che sono riusciti a rimanere in libertà - seppure alcuni
di loro siano ingiustificatamente ancora rimasti latitanti, a
cominciare dal capo dei corleonesi Bernardo Provenzano - ad
abbandonare la linea stragista dei primi anni novanta e a
mutare condotta.
I mutamenti sono del tutto evidenti soprattutto in Cosa
nostra che ha modificato le regole interne relative
all'affiliazione e alla "presentazione" dei nuovi adepti,
tendendo sempre di più a rendere clandestina e ancor di più
segreta la struttura e collocando a capo dei singoli
mandamenti uomini di assoluta fiducia degli attuali vertici di
Cosa nostra.
La linea di Provenzano si è caratterizzata per la chiusura
- unita al tentativo di limitarne al minimo i danni - della
stagione delle stragi e per la riapertura della strategia del
collegamento con settori dell'economia e delle istituzioni che
contempla, come è già accaduto in passato, la convivenza, il
dialogo, la trattativa e la corruzione.
In sostanza, negli ultimi anni, si è realizzata una
gestione prevalentemente affaristica e "politica" di Cosa
nostra rispetto alla gestione precedente, prevalentemente
militare.
I mutamenti intervenuti non possono pertanto indurre a
ritenere che Cosa nostra o le altre mafie siano oggi
definitivamente sconfitte e, quindi, in fase di declino o
addirittura ormai scomparse.
Il pericolo mafioso è ancora ben presente nel nostro
Paese. Le organizzazioni mafiose ancora oggi controllano il
territorio di molte aree del Mezzogiorno, con forme oppressive
per la società civile, come il controllo degli appalti e delle
opere pubbliche, la richiesta del "pizzo" e l'incremento dei
reati d'usura. Nonostante sequestri e confische di beni
rientranti nella disponibilità delle diverse organizzazioni,
esse dispongono tuttora di ingenti capitali e sono capaci di
"inquinare" i diversi settori dell'economia. Esse sono
presenti sempre più diffusamente anche nel nord Italia, mentre
si vanno intensificando i rapporti tra le varie mafie italiane
e tra queste e le numerose mafie o organizzazioni criminali
straniere operanti in Italia e nello scacchiere
internazionale.
Tra i problemi rimasti insoluti tre in particolare
meritano considerazione: il primo, costituito dall'esigenza
crescente di acquisire una conoscenza più approfondita - dal
di dentro - delle strutture più intime e più segrete delle
mafie conoscenza che si è affievolita dopo la conclusione del
ciclo dei collaboratori di giustizia i quali, comunque li si
voglia giudicare, hanno contribuito a far aumentare il
bagaglio di informazioni intorno ai meccanismi interni e di
funzionamento di Cosa nostra, della 'ndrangheta, della camorra
e delle organizzazioni mafiose pugliesi; il secondo, attinente
al nuovo rapporto tra le diverse organizzazioni mafiose ed il
sistema economico da un lato e la rappresentanza politica
dall'altro, tenuto conto delle ingenti risorse che si
investiranno nel Mezzogiorno, dei meccanismi di riciclaggio
nell'economia globalizzata e del mutato quadro elettorale
locale, regionale e nazionale causato dal sistema
maggioritario che ha superato il vecchio sistema delle
preferenze multiple, meccanismo che aveva visto un pesante
inserimento delle "preferenze" mafiose; il terzo fa
riferimento all'ampliamento delle organizzazioni criminali che
agiscono nel nostro territorio nel contesto internazionale con
caratteristiche non sempre tutte riconducibili alla
tradizionale struttura mafiosa, ma che producono un grande
allarme sociale e un pericolo per la nostra convivenza civile
e democratica.
Tutto ciò reclama una nuova strategia integrata, locale ed
internazionale, tra più livelli di iniziativa: quello
legislativo, economico, culturale, sociale, giudiziario,
repressivo.
Presentando all'inizio della XIV legislatura questa
proposta di legge, ci adopereremo subito per la sua sollecita
approvazione, allo scopo di evitare ogni interruzione
nell'impegno antimafia del Parlamento italiano, sia sul
terreno delle conoscenze sia su quello delle proposte e dei
controlli.
Si tratta di un lavoro che occorre proseguire con
sistematicità e continuità, approfondendo le conoscenze finora
raggiunte, aggiornando l'analisi e soprattutto verificando la
funzionalità degli strumenti istituzionali da impiegare
nell'azione di contrasto contro le mafie, nella prevenzione
delle attività criminali e della illegalità.
In piena continuità con le norme che istituivano la
Commissione nella passata legislatura, noi proponiamo che essa
abbia il carattere di una Commissione parlamentare di
inchiesta: che dunque proceda, secondo il dettato
dell'articolo 82 della Costituzione, "alle indagini e agli
esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni
dell'autorità giudiziaria".
L'articolo 1 della proposta di legge, oltre a fissare tale
carattere della Commissione, ne indica i compiti: accertare e
valutare la natura e le caratteristiche del fenomeno mafioso,
i suoi mutamenti e tutte le connessioni; verificare e valutare
l'attuazione delle leggi, la loro congruità, la loro efficacia
rispetto all'azione antimafia e più in generale la qualità
dell'impegno dei pubblici poteri; riferire al Parlamento al
termine dei propri lavori, ogni volta che la Commissione lo
ritenga opportuno e comunque annualmente. L'ambito di
competenza della Commissione si estende naturalmente a tutte
le associazioni di tipo mafioso (articolo 416-bis del
codice penale), e alle altre organizzazioni presenti nelle
varie aree geografiche del Paese.
L'articolo 2 definisce la composizione della Commissione
(venticinque senatori e venticinque deputati), la elezione di
due vicepresidenti e di due segretari, da parte della
Commissione a scrutinio segreto.
L'articolo 3 prevede forme flessibili per l'organizzazione
dei lavori, dando la possibilità di lavorare non solo in
seduta plenaria, ma anche per comitati.
L'articolo 4 regola le audizioni e le testimonianze rese
davanti alla Commissione.
Gli articoli 5 e 6 disciplinano la materia relativa agli
atti e documenti che interessano il lavoro della Commissione,
i vincoli di segretezza ai quali tali documenti possono essere
assoggettati e l'obbligo di rispettare la segretezza, che
incombe sui componenti la Commissione, sui funzionari, sul
personale addetto, sui collaboratori.
L'articolo 7 regola infine la organizzazione interna della
Commissione, compresa la previsione dell'informatizzazione e
della pubblicazione dei documenti prodotti.
L'articolo 8 stabilisce l'immediatezza dell'entrata in
vigore della legge.