XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 1032
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge si
propone l'obiettivo di conservare il valore reale delle
retribuzioni da lavoro dipendente, difendendole dall'aumento
dell'inflazione.
I salari e gli stipendi hanno, infatti, costantemente
perso capacità d'acquisto, in particolare da quando l'accordo
triangolare del luglio 1992 tra Governo, Confindustria e
sindacati ha posto definitivamente fine a ciò che rimaneva del
vecchio istituto della scala mobile, istituendo invece il
metodo della cosiddetta inflazione programmata, entro la quale
stabilire il livello degli aumenti retributivi
contrattualmente definiti.
Complessivamente quel sistema non ha funzionato quanto
alla sua presunta capacità di tutelare il valore reale delle
retribuzioni. Infatti il verificarsi di una differenza annuale
fra inflazione programmata e inflazione reale, non colmata da
aggiustamenti retributivi ottenuti per via contrattuale, ha
provocato una perdita costante del potere di acquisto dei
salari e degli stipendi dei lavoratori e delle lavoratrici nel
nostro Paese.
Questa situazione rappresenta ormai un'eccezione italiana
negativa nel contesto europeo e dei Paesi industrializzati
facenti parte dell'OCSE.
Analizzando la situazione occupazionale italiana negli
ultimi anni risulta confermato che un regime di bassi salari,
accompagnato addirittura dalla diminuzione costante del loro
valore reale, legata all'aumento del tasso di inflazione non
solo non favorisce lo sviluppo dell'occupazione, ma accompagna
la tendenza all'aumento della disoccupazione.
Bisogna perciò definire legislativamente un nuovo
meccanismo che difenda in modo automatico il valore reale
delle retribuzioni, visto che il rinvio alla contrattazione
pura e semplice si dimostra inefficace al raggiungimento di
tale obiettivo.
Il meccanismo individuato nella presente proposta di legge
prevede che, qualora l'inflazione reale si riveli superiore a
quella programmata, in base alla quale, in osservanza degli
accordi sindacali sul costo del lavoro, sono stati calcolati
gli aumenti retributivi contrattuali, la differenza,
corrispondente alla derivante diminuzione del valore reale
delle retribuzioni, venga inserita nella busta paga dei
lavoratori dipendenti da imprese private e pubbliche, entro il
primo mese dell'anno successivo a quello di riferimento. A
tale titolo nulla sarebbe dovuto da parte dei datori di lavoro
nel caso in cui l'inflazione reale coincidesse con quella
programmata. Nell'articolo unico della presente proposta di
legge, al comma 1, si prevede che il Presidente del Consiglio
dei ministri entro il 30 settembre di ogni anno proceda ad una
verifica dell'eventuale scostamento tra la variazione media
dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed
impiegati rilevata dall'Istituto nazionale di statistica per i
dodici mesi precedenti e la percentuale di inflazione
programmata, prevista dal Documento di programmazione
economico-finanziaria. Si stabilisce, inoltre, al comma 3, che
con legge finanziaria si provvede sia a quantificare che a
dare copertura all'eventuale, onere derivante dall'attuazione
della legge. Va comunque sottolineato che il meccanismo
individuato influirà positivamente sulle entrate tributarie
dello Stato.
Lo strumento di indicizzazione automatica proposto, pur
ispirandosi al principio della salvaguardia del valore reale
delle retribuzioni, differisce dal vecchio sistema di "scala
mobile", adattandosi alle condizioni stabilite dalle relazioni
sindacali nel frattempo intervenute, sulle quali non compete
al Parlamento intervenire.
In particolare, il meccanismo che proponiamo non viola e
non si sostituisce alla contrattazione tra le parti sociali,
anzi, la presuppone, poiché interviene solo nel caso che
l'inflazione programmata sia più bassa di quella reale, ma
lascia inalterati, a prescindere da ogni giudizio di merito
che i proponenti possano avere, i contenuti degli accordi
sindacali vigenti in materia. Riteniamo, inoltre, che la
nostra proposta di legge restituisca alla contrattazione tra
le parti i propri compiti che non sono quelli di rincorrere
l'inflazione, ma di redistribuire socialmente, naturalmente
secondo i rapporti di forza sindacalmente determinatisi,
l'aumento di produttività verificatosi, ed il conseguente
aumento dei profitti, e di intervenire nel merito delle
questioni normative e organizzative che regolano il rapporto
di lavoro e l'esercizio concreto della prestazione lavorativa,
con lo scopo di migliorare le condizioni e l'ambiente di
lavoro.
In sostanza, la difesa per legge del valore reale delle
retribuzioni è una condizione necessaria e favorevole e non un
ostacolo al dispiegarsi della contrattazione sindacale e
all'elevamento della qualificazione dei suoi obiettivi.
Infine, va sottolineato che la vecchia obiezione secondo
cui la "scala mobile" avrebbe favorito le impennate
inflazionistiche - tesi già assai discutibile e, in effetti,
sottoposta a radicale contestazione da molti autorevoli
economisti - è in questo caso priva di qualunque fondamento,
dal momento che il riadeguamento automatico delle retribuzioni
non avverrebbe più a scadenza trimestrale, bensì una volta
l'anno e solo nel caso del verificarsi di uno scostamento tra
la realtà e le previsioni.
In tale modo il meccanismo proposto può, al contrario,
fungere da efficace deterrente nei confronti di tendenze
all'innalzamento dei prezzi.
Auspichiamo perciò, la sollecita approvazione della
presente proposta di legge, nella convinzione che la
salvaguardia del valore reale delle retribuzioni dei
lavoratori e delle lavoratrici dipendenti di fronte ad
un'inflazione che le sole intese pattizie non riescono a
neutralizzare, rappresenti l'applicazione dello stesso dettato
costituzionale in merito al diritto di ogni lavoratore di
percepire costantemente nel tempo una retribuzione adeguata
alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.