XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1022




        Onorevoli Colleghi! - Dopo gli anni cinquanta e sessanta, che hanno costituito un momento unico e probabilmente irripetibile nella storia dello sviluppo economico moderno, da più di venticinque anni il mondo industrializzato convive con la disoccupazione.
        Neppure la crescita sostenuta del periodo 1983-89 ha consentito un ritorno a livelli che potessero essere considerati di pieno impiego, anzi i tassi di disoccupazione sono stati quasi ovunque più elevati negli anni ottanta che nel decennio precedente.
        I tassi di disoccupazione degli ultimi anni sono vicini a quelli degli anni venti, livelli decisamente sconfortanti se si considera che quel periodo è stato uno dei più instabili e contraddittori della storia economica di questo secolo. Negli anni venti vi era tuttavia un vasto settore agricolo con il quale molti lavoratori urbani non avevano ancora tagliato tutti i legami: questo settore offriva quindi a molti disoccupati un ultimo porto di salvezza, almeno per quanto riguarda la sussistenza. Oggi è assolutamente impossibile contare sul ritorno alla terra.
        La crisi economica non risparmia il settore del tessile, abbigliamento, calzature che con quasi un milione di addetti rappresenta oltre il 15 per cento dell'occupazione dell'industria manifatturiera.
        Oggi, avvantaggiati da un basso costo del lavoro, da scarsi obblighi in materia di sicurezza e previdenza, da una bassa conflittualità sindacale, una serie di Paesi più o meno esotici hanno attirato gli imprenditori del nostro Paese, con il risultato di vedere chiusi gli impianti da una parte e riaperti dall'altra, di creare disoccupati da una parte e nuovi posti di lavoro dall'altra.
        Quando l'impero sovietico si è disciolto, il pericolo si è fatto molto vicino, molti posti di lavoro sono andati persi a favore di Paesi come Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania.
        Adesso che la recessione si fa sentire in modo più pesante il gioco si è fatto ancora più duro ed i colpi bassi si ricevono anche all'interno dell'Unione europea. Il risultato a somma zero è chiaro: se qualcuno trova lavoro qualcun altro lo perde.
        Nell'ambito di questo scenario si inserisce la presente proposta di legge, che intende contribuire alla salvaguardia della manodopera del nostro Paese nel settore tessile fissando il valore massimo globale annuo delle operazioni in perfezionamento passivo tessile, intendendo per tali quelle operazioni consistenti nel trasformare in un Paese terzo merci temporaneamente esportate per reimportarle sotto forma di prodotti compensatori, nella misura del 15 per cento del fatturato convenzionale realizzato nell'anno precedente.




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