XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1017




        Onorevoli Colleghi! - La necessità di riportare, dopo la fase di economia assistita da contributi pubblici statali ed in modo definitivo, il Paese verso il progresso industriale è evidente. La connessa crescita economica necessaria al risanamento delle disastrate finanze pubbliche che scontano tutti gli anni di rapina delle pubbliche risorse rende necessario non solo un definitivo arresto delle tendenze anti industriali, così pregnanti nell'attuale filosofia fiscale, ma una inversione di tendenza con trattamenti di netto favore all'industria, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese.
        I provvedimenti fiscali presi negli ultimi anni dal Governo, e sciaguratamente applicati nelle ultime finanziarie, hanno portato il rischio di una deindustrializzazione del Nord alla realtà, così come i fatti hanno puntualmente mostrato negli ultimi tempi.
        Piccole e medie imprese chiudono a catena licenziando i lavoratori, mentre la grande impresa, ormai gestita anch'essa col sistema delle sovvenzioni, si è allineata alle direttive del centro e per pochi denari smantella gli impianti del Nord a spese del Nord senza riuscire a trasferire altrove l'occupazione che abolisce in tali regioni.
        Si rendono quindi necessari provvedimenti chiari che rivalutino in forma certa e senza possibilità di ripensamento alcuni concetti che il modo di pensare sessantottino aveva discreditato allora ed ancora oggi discredita tramite i relitti politici superstiti di quel periodo.
        In particolare:

            1) l'utilizzo delle risorse a fini produttivi è una necessità prioritaria ed inderogabile, oltre che un fatto morale;

            2) il prelievo fiscale in generale e quello sulle imprese in particolare non può raggiungere livelli tali da impedire l'attuarsi dei fini previsti per il Paese dalla Carta costituzionale.

        La nostra Costituzione prevede un Paese in economia di mercato, pertanto pressioni fiscali che portino al dirigismo tipico delle economie pianificate non possono essere ammesse.
        Sembra infatti realizzarsi l'assurdo che mentre il resto d'Europa ha definitivamente mandato in liquidazione le economie pianificate del socialismo reale, in Italia la gestione statale e centralista di una prevalente parte della ricchezza sta costruendo un sistema economico pianificato non molto dissimile, per comportamento, a quello che ha causato gli effetti negativi e gli sprechi verificatisi nell'Europa orientale.
        A tali risorse male impiegate provvedono sia i prelievi fiscali e contributivi onerosissimi provenienti soprattutto dalla piccola e media impresa, sia i cronici disavanzi d'esercizio dell'industria di Stato e di quella sovvenzionata dallo Stato che, invece di far evolvere verso la chiusura le imprese malsane, continuamente le ripiana a spese dei cittadini, in una logica di assistenzialismo devastante.
        La presente proposta di legge prevede la possibilità di un rapido riporto degli utili realizzati dalle imprese al sistema produttivo, evitando la manomorta fiscale e le disastrose conseguenze dell'investimento di tali risorse in attività assistenziali legate alla rendita politica, secondo un copione mai disatteso nel passato dalla classe politica al potere da decenni e dall'opposizione di comodo.
        Si tratta, si noti, di un provvedimento di emergenza, riassorbibile nell'inderogabile riscrittura dell'ormai incomprensibile e bizantina normativa fiscale vigente.
        L'estensione generalizzata infatti della non imponibilità degli utili reinvestiti è un provvedimento che la nostra industria, espropriata in tutti i modi ed in tutti i campi dagli esperimenti dell'economia mista, meriterebbe subito. Purtroppo un provvedimento di tale portata non può essere attuato senza rivedere l'ammasso incoerente di norme contraddittorie e vessatorie che ingombrano la legislazione tributaria, cosa che proporremo senz'altro nel corso della legislatura.
        Questo provvedimento, anche se limitato nella portata, fa parte di quel pacchetto di norme che l'attuale Governo intende attuare per aumentare la ricchezza prodotta dal Paese e quindi comprimere il disavanzo di esercizio ormai divenuto tradizione e fine delle passate legislature.
        Da un punto di vista strutturale il provvedimento si articola in tre parti:

            la prima (articoli da 1 a 7) favorisce reinvestimenti innovativi di utili, con gestione regionale delle tipologie di intervento;

            la seconda (articolo 8) prevede norme atte a favorire il reinvestimento delle plusvalenze da cessione di beni ammortizzabili evitando l'inerzia al rinnovo degli immobilizzi che la manomorta fiscale oggi provoca;

            la terza (articoli 9 e 10) contiene disposizioni finali.




Frontespizio Testo articoli