XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1003




        Onorevoli Colleghi! - La vicenda della privatizzazione della Banca commerciale italiana e del Credito Italiano ha evidenziato come il tentativo di costituire, nel nostro Paese, società ad azionariato diffuso si scontri con la realtà di un mercato mobiliare asfittico (anche per la scarsa presenza degli investitori istituzionali) con un quadro legislativo che certo non favorisce la trasparenza e l'affermazione di un ruolo dei piccoli azionisti e con gli interessi delle grandi concentrazioni economico-finanziarie che non intendono discutere la propria leadership nella gestione delle aziende.
        Il risultato, quindi, è che le privatizzazioni, anziché essere uno strumento per superare le storiche carenze del nostro sistema economico (ristrettezza dei mercati finanziari, scarsa patrimonializzazione delle imprese, un capitalismo sostanzialmente "familiare" con uno scarso numero di aziende in grado di competere sui mercati internazionali), diventino un'operazione di trasformismo finalizzata a mantenere e favorire la possibilità di ulteriori concentrazioni del potere economico e finanziario. In sintesi quindi, senza validi contrappesi nell'economia del Paese e senza efficaci strumenti di controllo da parte dei mercati, le privatizzazioni rischiano di diventare solamente uno sterile strumento utilizzato per accedere al risparmio dei piccoli azionisti.
        Le public companies non si creano certo in tre mesi (sono un fatto socio-economico prima che giuridico), ma una modifica della legislazione appare indispensabile, anche al fine di promuovere degli assetti azionari che, più di altri, tutelino gli interessi generali, nel momento in cui lo Stato decide di uscire da settori fondamentali dell'economia.
        Si tratta, in particolare, di dare strumenti reali di partecipazione e controllo ai piccoli azionisti (che nelle public companies sono la maggioranza del capitale), determinando la necessaria trasparenza del mercato, della gestione delle imprese e delle scelte che vengono sottoposte al vaglio delle assemblee societarie.
        Una proposta, quindi, che ha un senso ed una percorribilità se considerata in un quadro di ampliamento del mercato, di democratizzazione del sistema economico e di tutela in generale dell'azionariato diffuso.
        Le finalità essenziali della proposta sono sostanzialmente due:

            1) ottenere un diritto per i dipendenti azionisti di essere rappresentati negli organismi di gestione delle società che, per le caratteristiche richiamate all'articolo 1 della proposta di legge, operano in particolari settori, finanziandosi attraverso il risparmio di numerose persone (30.000);

            2) garantire ai dipendenti di poter esprimere il loro diritto in una condizione di conoscenza e tranquillità, attraverso il riconoscimento del ruolo delle loro specifiche associazioni.

        Le motivazioni a sostegno della richiesta, oltre alla presentazione che precede, sono:

            1) la proposta è sostanzialmente in linea con le previsioni degli articoli 46 e 47 della Costituzione;

            2) nelle esperienze estere, soprattutto quella degli Stati Uniti, si vede come, a differenza dei grandi azionisti e del management (che permangono oppure escono dalle aziende in funzione del raggiungimento di determinati obiettivi), l'unico vero soggetto di continuità sia rappresentato dai dipendenti.

        Inoltre è importante sottolineare:

            1) la necessità di una maggiore trasparenza e informazione agli azionisti nella gestione dell'impresa, riconoscendo un diritto di informativa di cui siano titolari non solo i grandi azionisti, ma anche le associazioni dei piccoli azionisti. Ciò naturalmente, oltre al dovere, da parte delle imprese, di informare preventivamente tutti gli azionisti sui contenuti delle proposte che il management intende sottoporre alle assemblee societarie. Questo punto è particolarmente importante nel caso di abbattimento del limite delle deleghe ed indispensabile nel caso di voto per corrispondenza;

            2) la normativa in materia di privatizzazioni esclude incomprensibilmente per le banche e le assicurazioni l'obbligo del voto di lista previsto per le public utilities. A nostro avviso, invece, è giusta ed importante, nei confronti di tutto l'azionariato diffuso (oltre che per un equilibrio nella rappresentanza degli interessi di tutti i soggetti), l'introduzione di un sistema elettorale proporzionale (voto di lista) per il consiglio di amministrazione, che consenta una rappresentanza degli azionisti di minoranza negli organismi di gestione delle aziende privatizzate con la formula offerta pubblica di vendita.

        E' evidente che il superamento dell'articolo 2372 del codice civile pone problemi delicati rispetto alla possibilità di scalate azionarie. In particolare risulta difficile definire i requisiti per delimitare lo status di "piccolo azionista".
        Per i dipendenti azionisti questo problema non si pone, in quanto immediatamente identificabili come dipendenti.
        Il limite posto alla quantità di azioni rappresentabili complessivamente dalle associazioni nelle assemblee, comunque, dovrebbe garantire rispetto a qualunque rischio di strumentalizzazione delle stesse ai fini di scalate societarie.




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