XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 997
Onorevoli Colleghi! - E' ben noto come sia diventata
prassi comune da parte di detenuti o ex-detenuti, persone
quindi con condanne anche di primo grado, quella di scrivere
memorie, rilasciare interviste sotto forma di memorie o
ricavare pamphlet che illustrano le loro gesta
delittuose. Assistiamo infatti, con sempre maggiore frequenza,
all'uscita nelle librerie di pubblicazioni sul passato di
ex-mafiosi, ex-brigatisti, ex-bancarottieri, ex-tangentisti
che non di rado, per il tono e le espressioni usate, offendono
le coscienze delle persone civili.
Nulla da eccepire che essi vengano scritti da giornalisti
o cronisti che intendono contribuire alla ricostruzione della
cronaca e quindi della storia. Ma, quando i redattori di tali
opere sono gli stessi autori delle imprese criminose, è
legittimo chiedersi se chi si è macchiato di un delitto debba
poi trarne un utile pubblicando dettagliati resoconti delle
sue gesta.
Attorno a tali produzioni, che molto spesso sfruttano il
canale della curiosità popolare per episodi, in molti casi e
per ragioni diverse, ancora inesplorati, girano fiumi di
denaro e di interessi che non si ritiene giusto debbano
premiare gli autori di gesta efferate.
Ecco perché è opportuno che il ricavato di tali produzioni
- si presentino esse sotto forma di libri, riduzioni
giornalistiche o televisive, tutte comunque comportanti lo
sfruttamento dei diritti d'autore - debba venire destinato ai
familiari delle vittime di quei crimini o alle associazioni
che li rappresentano nel caso che l'evento delittuoso abbia
coinvolto più soggetti.