XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 996
Onorevoli Colleghi! - In molte zone del nostro Paese, a
seguito di successioni ereditarie estese a tutti gli eredi
dopo il superamento del maggiorascato, si è verificato un
eccessivo spezzettamento delle aree agricole. Il fenomeno è
tanto più rilevante nelle aree povere che finiscono per
occupare la maggior parte del territorio nazionale, la collina
e la montagna, ma neanche la ricca pianura è esente da queste
anomalie.
La prima generazione di eredi ha conservato gelosamente
quelle terre, anche se la loro piccola estensione le rendeva
poco agevoli alla coltivazione. Alla seconda generazione, od
ancora dopo, quando i vincoli affettivi si sono allentati e
soprattutto quando si è da parte di molti abbandonata
l'agricoltura per altre attività manifatturiere, il desiderio
di liberarsi di quei micropoderi è diventato forte per alcuni,
mentre per altri rimasti in campagna si faceva sempre più
pressante il desiderio di acquistare le particole confinanti
col proprio fondo in modo da riportarlo a dimensioni corrette
per la produzione.
Tutto questo oggi, nelle zone povere - la collina, la
montagna - dove il costo della terra è irrisorio, non è più
possibile per ragioni meramente fiscali e di costo degli atti
di voltura. Occorre pagare più del valore del bene e quindi
non si fanno più transazioni ed i terreni rimangono incolti.
E' necessario, almeno per un periodo limitato e transitorio,
favorire l'accorpamento di queste terre che, così come sono,
incolte ed abbandonate, sono solo fonte di costi per tutti.
Non vale neppure il discorso che il fisco in questo
momento non può permettersi sconti in quanto l'erario da
questa fattispecie non ricava nulla: si tratta di terreni
incolti senza reddito agrario ed il cui mercato delle
transazioni è fermo.
Se per contro si permettesse l'accorpamento in aziende
produttive di ampiezza ragionevole ricomparirebbe il reddito
agrario e le cessioni, non salvaguardate dalla norma proposta
che riguarda solo i microappezzamenti, ci sarebbero e
sarebbero redditizie anche per l'erario.
Un discorso analogo vale anche per i notai che non
dovrebbero vedere in questo provvedimento una penalizzazione
per il loro lavoro, anzi dovrebbero considerarlo positivo per
il futuro.
Con la presente norma si intende favorire l'accorpamento
dei microappezzamenti di area non superiore alle 200 are
(20.000 metri quadrati) su un arco di tempo di cinque anni.
L'incentivo è costituito da una imposta globale,
comprendente tutte quelle che gravano sulla transazione,
inclusa l'imposta sull'incremento di valore degli immobili in
cifra fissa, e dall'affidare la transazione ad una scrittura
tra vivi fatta dinanzi al segretario comunale e trascritta
gratuitamente alla conservatoria dei registri immobiliari
senza alcun passaggio presso il notaio.
Queste transazioni sono finalizzate all'ingrandimento di
poderi e quindi possono solo applicarsi a questa fattispecie;
il compratore deve già possedere un appezzamento che deve
costituire il punto di accumulo per le particole
acquistate.
Un caso emblematico di situazione da sanare è il
Monferrato dove lo spezzettamento ha raggiunto indici
inquietanti, ma certo altre aree del Paese potranno ben godere
di queste provvidenze finalizzate a nuova produzione di
ricchezza.
Il costo di questa operazione, se ben si guarda la
situazione, è nullo, anzi si può prevedere un aumento delle
entrate per il futuro, a regime transitorio esaurito;
pertanto, non è prevista alcuna copertura finanziaria.