XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 993
Onorevoli Colleghi! - Uno studio effettuato
dall'università di Groningen, poi sottoposto all'attenzione
del governo olandese, ha ancora una volta confermato che i
costi medi amministrativi e burocratici per dipendente delle
aziende diminuiscono col crescere del numero degli occupati.
Più precisamente, nelle imprese che occupano fino a quattro
dipendenti i costi unitari sono risultati ventuno volte più
elevati che nelle aziende che occupano più di cinquecento
addetti.
I dati ora indicati dimostrano come la rilevanza degli
oneri amministrativi sia decisamente maggiore nei riguardi
delle piccole e medie imprese.
Sulla base di questa realtà, già nota agli operatori del
settore, anche italiani, la Comunità europea ha da tempo posto
l'accento sulla necessità di semplificare al massimo gli oneri
burocratici e le formalità in genere poste a carico delle
imprese, specie di quelle medio-piccole, in quanto la caduta
di produttività per risorse disperse è rilevante.
Fra gli atti più importanti ricordiamo la decisione
89/490/CEE del Consiglio del 28 luglio 1989 sul miglioramento
del contesto in cui operano le imprese, nonché la
raccomandazione 90/246/CEE del Consiglio del 28 maggio 1990,
concernente l'attuazione di una politica di semplificazione
amministrativa a favore delle piccole e medie imprese della
Comunità, ove si raccomanda agli Stati membri di "attuare
programmi di semplificazione amministrativa a favore delle
imprese, che coinvolgano gli enti pubblici competenti".
Ancora, il trattato di Maastricht, con il richiamo ad un
ruolo degli Stati volto alla creazione di un ambiente
favorevole alle imprese, pare inserirsi in questa ottica
innovativa.
Ancora su questa strada, il 24 novembre 1992, il Consiglio
ha adottato una risoluzione con cui veniva riconosciuta la
necessità di una consultazione preventiva delle imprese sulle
future misure comunitarie e venivano invitati gli Stati membri
a cooperare con la Commissione per ridurre al minimo gli oneri
potenziali posti dalla legislazione.
Purtroppo, il rapporto della Commissione del 27 ottobre
1992, relativo all'azione di semplificazione svolta dai Paesi
membri, svela una squallida realtà: il nostro Paese - tanto
per non smentirsi - è in grave ritardo. Un ritardo reso ancora
più inaccettabile dal fatto che la nostra legislazione è senza
ombra di dubbio la più caotica e la meno rispettosa del
cittadino, delle sue attività e delle sue sostanze, e quindi
la più bisognosa di semplificazione. In un momento di
palpabile recessione, semplificare potrebbe voler dire
trasferire risorse agli investimenti e quindi ai nuovi posti
di lavoro.
I rimedi posti in essere con il riassetto delle nuove
autonomie locali e con la legge 7 agosto 1990, n. 241,
tardano a concretizzarsi.
Il nostro ritardo è confermato, se non bastasse, da alcuni
esempi: già nel 1983 il governo francese ha dato il via al
COSIFORM (Comitato per la semplificazione delle formalità);
nello stesso anno il governo federale tedesco ha creato la
Commissione federale indipendente per la semplificazione della
legislazione e delle procedure amministrative, meglio
conosciuta come Commissione Waffeschmidt.
Un anno prima, il governo belga decideva l'istituzione di
una commissione consultiva, denominata COMFORM, incaricata di
valutare la possibilità di semplificare e ridurre le formalità
e gli obblighi che le piccole e medie imprese ed i lavoratori
autonomi devono espletare.
Per quanto riguarda le persone fisiche, i cittadini, la
situazione del nostro Paese è allarmante, in quanto da tempi
non brevi è invalsa la prassi da parte della pubblica
amministrazione di scaricare sul singolo adempimenti che
competerebbero all'amministrazione stessa: alcuni, di per sé
assurdi e poco significativi, che si realizzano solo con la
prestazione gratuita dei cittadini; altri che potrebbero
essere giustificati solo prendendo in considerazione
l'incapacità o la paranoia di chi decide e che si sono negli
ultimi tempi concretizzati nella morte di contribuenti e
pensionati da detti adempimenti oberati ed assillati.
Le vicende del "modello 740" del 1993, quelle dei dati
catastali per l'imposta straordinaria sugli immobili (ISI)
prima e per l'imposta comunale sugli immobili (ICI) poi, dei
bollini del Servizio sanitario nazionale, con le incertezze e
le code dei pazienti, e di tutte le pratiche che il Servizio
sanitario pretende dai malati quando sono tali, e quindi
inabili, in una assurda priorità della pretesa burocratica
sulla cura, sono emblematiche.
Tutto questo viene attuato senza tenere in conto l'impatto
burocratico sulla vita del cittadino, dimenticandosi che
l'unica realtà immanente è l'individuo quale differenziato
componente della società, mentre la burocrazia statale crede
di avere al proprio servizio la società degli individui e -
sempre di più - che il principale fine della sua esistenza sia
proprio solo il garantire la sua esistenza.
Sono concetti non accettabili né ieri, né oggi; si sono
solo subìti a testa bassa, credendosi, a torto, impotenti.
Per le ragioni fin qui addotte, il proponente ha pensato
di sollecitare con questa proposta di legge l'istituzione di
un apposito Comitato per la semplicità, per altro articolato
anche a livello locale per le attività normative di
competenza.
Ogni provvedimento adottato dall'amministrazione statale,
a livello sia centrale che periferico, che abbia come effetto
diretto od indiretto la creazione di nuove formalità per la
piccola e media impresa, i lavoratori autonomi ed i cittadini,
dovrà ottenere il visto di semplicità dal suddetto Comitato,
prima di diventare esecutivo.
Qualora l'iter procedurale si concluda senza il
recepimento di tale parere o discostandosi da esso,
l'organismo che ha avviato il procedimento dovrà comunque
motivare la sua decisione assumendosi le relative
responsabilità.
Possiamo quindi definire il parere del Comitato come un
parere necessario, ma non vincolante per la pubblica
amministrazione.
La proposta di legge attribuisce poi al Comitato un
ulteriore compito: quello di formulare proposte di
semplificazione attuativa nei riguardi della legislazione
vigente e delle relative procedure.
In questo modo il Comitato per la semplicità verrebbe ad
assumere un duplice ruolo: di garanzia per il futuro di una
produzione normativa equilibrata e comunque ponderata, da un
lato; di stimolo per la radicale semplificazione
dell'esistente, dall'altro.
Certo non ci illudiamo di portare in poco tempo il Paese
ai livelli, ad esempio, della Gran Bretagna, dove, in virtù di
una corretta opera di semplificazione, oltre un milione di
piccole imprese non sono più tenute a rigorose dichiarazioni
fiscali. E' sufficiente infatti una dichiarazione annuale di 3
(tre!) righe indicanti il fatturato, le entrate, le uscite e
l'eventuale utile. Ancora, grazie alla semplificazione,
150.000 piccole industrie in quel Paese hanno la possibilità
di essere esentate dalla dichiarazione dell'imposta sul valore
aggiunto.
L'articolo 1 istituisce il Comitato per la semplicità,
precisando che detto organismo viene presieduto dal Presidente
del Consiglio dei ministri o da un suo delegato, al fine di
una organica visione dei problemi burocratici e del loro
impatto.
La composizione del Comitato è volutamente snella e
tecnicamente qualificata.
Al fine di evitare odiose lottizzazioni viene disposto un
ampio ricorso al meccanismo del sorteggio, come già a suo
tempo proposto con altri progetti di legge nelle passate
legislature.
Con gli articoli 2 e 3 viene regolamentata l'attività del
Comitato, orientata in parte verso il passato con facoltà di
proporre ipotesi di semplificazione, in parte verso il futuro
con l'istituzione del "visto di semplicità", una sorta di
benestare rilasciato da soggetti altamente competenti in
materia di legislazione di impresa e di pratica economica.
Tale particolare parere ha carattere obbligatorio, ma non
vincolante; chiaramente il disattendere le indicazioni del
Comitato avrebbe una certa rilevanza politica.
L'articolo 4 prevede la possibilità di costituire appositi
comitati per la semplicità nelle regioni e nei comuni; in
quelli più piccoli anche in forma associata.
L'articolo 5 prevede la creazione della figura del
responsabile della semplicità in ogni apparato ministeriale,
ciò anche per garantire un adeguato coordinamento con il
Comitato nazionale.
L'articolo 6 definisce le piccole e medie imprese ai fini
dell'applicazione della legge.
L'articolo 7 prevede un apposito regolamento attuativo,
mentre l'articolo 8 dispone la soppressione di tutti i
comitati aventi scopi similari a quelli del Comitato nazionale
per la semplicità.