XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 968
Onorevoli Colleghi! - Le famiglie italiane incontrano
notevoli difficoltà poiché non possono contare su alcun tipo
di aiuto da parte dello Stato, né sotto forma di servizi
(nidi, asili, doposcuola), né sotto forma di agevolazioni
fiscali quali quelle previste in altri Paesi dell'Unione
europea.
In questi anni lo Stato non ha contribuito adeguatamente
allo sviluppo della famiglia non riconoscendo quel ruolo
preponderante che la stessa riveste nella formazione della
società.
E' necessario considerare che i trasferimenti pubblici
sono esclusivamente a favore delle componenti "anziani" e
"adulti disoccupati" mentre la componente "minori", in
particolare quella dei giovani, è a totale carico delle
famiglie.
Malgrado la diffusa retorica sulla centralità della
risorsa umana, secondo la normativa vigente chi investe su di
essa non solo non viene minimamente aiutato, ma viene punito
con una pressione fiscale regressiva.
E' dunque evidente che ci troviamo di fronte ad una
situazione in cui verso i minori contribuisce esclusivamente
chi li ha in carico, subendo altresì la maggiore pressione
fiscale delle imposte indirette. Inoltre, ulteriori problemi
derivano dall'attuale sistema scolastico che non consente di
fare fronte alle esigenze connesse alla istruzione e
formazione.
Pertanto, riteniamo che la presente proposta di legge
costituisca un primo passo finalizzato a modificare un sistema
fiscale così gravemente sperequativo ai danni dei contribuenti
con figli a carico che viola anche palesemente i princìpi
costituzionali.
Infatti, si ricorda che la Costituzione repubblicana, dopo
aver riconosciuto "i diritti della famiglia come società
naturale fondata sul matrimonio", fissa il "dovere e diritto
dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli",
dichiara che la Repubblica agevola con misure economiche ed
altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento
dei compiti relativi, con particolare riguardo alle "famiglie
numerose"; stabilisce che "tutti sono tenuti a concorrere alle
spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva" e
che "il sistema tributario è informato a criteri di
progressività".
Il sistema fiscale italiano dunque non rispetta alcuno dei
suddetti princìpi; anzi, per quel che concerne l'IRPEF, nel
fissare la misura delle detrazioni, sembra non tenere conto
dei problemi relativi al comparto "scuola", che rappresenta un
settore importantissimo poiché costituisce il campo di
elaborazione e realizzazione dei processi formativi.
La questione della scuola, tutt'altro che nuova, è rimasta
irrisolta soprattutto per l'inadeguatezza degli interventi
legislativi proposti nelle passate legislature da una
maggioranza disattenta.
Il mondo della scuola richiede non solo autonomia, ma
anche adeguate risorse economiche necessarie per garantire
l'efficace funzionamento della stessa. Occorrono, dunque,
norme capaci di rispondere a tali esigenze.
Di fronte a tale situazione, il legislatore ha il preciso
dovere di rimuovere le condizioni che precludono o limitano
pesantemente, sotto il profilo economico, l'architettura del
"sistema scolastico" a fronte della autonomia e della
riorganizzazione dell'intero sistema formativo.
L'autonomia delle istituzioni scolastiche e degli istituti
educativi può essere realizzata concretamente soltanto
attraverso l'attribuzione di risorse economiche
sufficienti.
La dotazione finanziaria assegnata dallo Stato risulta
tuttavia esigua rispetto alle esigenze e pertanto si ritiene
necessario intervenire affinché anche i privati possano, con
il loro contributo, garantire l'adeguatezza delle suddette
risorse.
Da qui la presentazione di una proposta di legge che
intende riformare il trattamento fiscale introducendo tra gli
oneri deducibili dal reddito IRPEF le donazioni effettuate a
favore delle istituzioni scolastiche ed degli istituti
educativi.
La scelta dello strumento della deduzione di spese
prestabilite anziché di quello della detrazione, più in linea
con la tradizione fiscale italiana, costituisce un intervento
più equo.
Infatti, la detrazione fissa, in un sistema di aliquote
crescenti come quello italiano, assume implicitamente
l'ipotesi assurda che gli oneri decrescano al crescere del
reddito. La possibilità di dedurre dal reddito lordo importi
corrispondenti con i reali costi di base della famiglia, in
luogo delle attuali detrazioni di imposta, avrebbe il
vantaggio di rendere chiaro qual è il reddito al di sopra del
quale inizia la capacità contributiva e permetterebbe quindi
di tassare direttamente le risorse non indispensabili per la
sussistenza dei componenti della famiglia.
Auspichiamo l'approvazione della presente proposta di
legge al fine di consentire l'interazione tra la famiglia e la
scuola nonché di realizzare quanto previsto dalla
Costituzione.