XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 942
Onorevoli Colleghi! - L'indirizzo di politica generale
che conduca alla concreta diffusione dell'opportunità dello
"sport per tutti", obiettivo di straordinaria utilità sociale
nell'ambito del quale è stato proposto il riconoscimento
costituzionale del diritto allo sport, unitamente al principio
inoppugnabile e dogmatico del ruolo primario che lo sport
agonistico svolge per il progresso sociale della comunità
nazionale, comportano il dovere di garantire allo sport quella
autonomia economico-finanziaria che lo Stato da oltre un
cinquantennio ha riservato al Comitato olimpico nazionale
italiano (CONI), delegandolo alla gestione di parte dei
concorsi pronostici, dai quali, peraltro, l'erario ha,
contestualmente, tratto vantaggi rilevanti e sempre
crescenti.
Il CONI, ente esponenziale dello sport in Italia, ha
proficuamente svolto nel corso di più di mezzo secolo sia la
funzione di sviluppare e diffondere la pratica sportiva di
base, che di organizzare e supportare le squadre e gli atleti
nazionali nelle più importanti competizioni internazionali.
Il concreto conseguimento di risultati positivi
nell'attività di base è confermato, tra l'altro, dal grande
numero di impianti ed infrastrutture realizzati e gestiti
direttamente dal CONI su tutto il territorio nazionale (120
mila circa), che consentono di svolgere attività sportiva a
ben oltre la metà della popolazione attiva italiana, di tutte
le età e fasce sociali, e nel contempo consentono la pratica
del maggior numero possibile di differenti discipline
sportive, sia estive che invernali, di squadra o
individuali.
Ciò ha comportato benèfici effetti alla attività di
vertice, in cui lo sport italiano ha conseguito risultati di
assoluta eccellenza in un numero sempre più grande di
specialità diverse, alcune scarsamente praticate anche solo
pochi anni fa, nelle varie competizioni olimpiche, mondiali e
internazionali di maggiore prestigio, grazie all'impegno e
all'abilità degli atleti che sono stati sempre preparati ed
assistiti da un efficiente connubio di uomini e di strutture
sempre all'avanguardia grazie all'organizzazione e alle
risorse fornite dal CONI.
Al CONI non si può non riconoscere particolare merito per
il fatto che tutto quanto di positivo ha compiuto fino ad
oggi, e che spesso ha conferito prestigio e credito all'Italia
nel mondo, lo ha realizzato con proprie risorse, non gravando
in nessun modo sul bilancio dello Stato.
Nel dopoguerra, infatti, per garantire al meglio
l'effettiva autonomia gestionale al CONI, a questi veniva
assicurata anche l'autonomia economico-finanziaria con
l'emanazione del decreto legislativo n. 496 del 1948, che
riservava al CONI l'organizzazione e l'esercizio di giochi di
abilità e di concorsi pronostici se connessi con
manifestazioni sportive organizzate o svolte sotto il suo
controllo.
Occorre rammentare che non solo il CONI non ha mai pesato
sui conti dello Stato, e in pratica si è sempre
autofinanziato, ma che addirittura è lo Stato che ha attinto
nel tempo enormi risorse economiche dal mondo dello sport,
incassando dalle giocate gestite dal CONI una percentuale
fissa del 29 per cento + 65 lire dalla addizionale di 100 lire
a colonna, che, introdotta nel 1991 a favore dei terremotati,
è divenuta una componente stabile del costo della schedina.
Per contro, è bene precisare che dal 1965 la quota di
spettanza in favore del CONI sul gettito ricavato dai concorsi
pronostici è pari al 23 per cento e quindi inferiore a quella
riconosciuta allo Stato. Tale aliquota è stata sufficiente a
fornire al CONI le risorse economiche necessarie per sostenere
l'intera organizzazione sportiva italiana fino a quando il
gettito dei concorsi pronostici gestiti dal CONI è stato
elevato anche per la mancanza di un'effettiva concorrenza.
Negli ultimi anni, purtroppo, come ben noto, c'è stata una
brusca inversione di tendenza determinata dalla introduzione
da parte dello Stato di altri giochi, in primis, il
Superenalotto, e nuove scommesse concorrenti ed estranee al
settore sportivo, che hanno determinato una forte riduzione
alle entrate del CONI, passate da quasi 1.000 miliardi di lire
a meno di 600 miliardi di lire, ponendo evidentemente il CONI
stesso in seria difficoltà con gravi ripercussioni negative su
tutto il movimento sportivo italiano, sia di base che di
vertice.
Occorre inoltre considerare che ad una sensibile
contrazione delle entrate corrisponde un crescente fisiologico
bisogno della complessiva struttura sportiva di riferimento,
dovuto sia ad una sempre più crescente ed esigente domanda di
pratica sportiva, che ad una necessaria assistenza e gestione
professionistiche di tutta l'attività di vertice, anche in
quelle discipline ancora oggi formalmente dilettantistiche.
Appare quindi doveroso, e non più procrastinabile,
intervenire sul problema, apportando dei correttivi semplici
ed efficaci, in grado di ricostruire subito un'adeguata
disponibilità economica del CONI al fine di consentirgli di
svolgere al meglio la propria primaria e insostituibile
funzione di guida e di organizzazione dell'attività sportiva
di base, nonché di assistenza e di preparazione degli atleti e
delle squadre per le più importanti competizioni
internazionali.
Le risorse economiche minime indispensabili per consentire
il funzionamento a pieno regime dell'intera struttura del CONI
sono state individuate in oltre 1.000 miliardi.
Considerato che da oltre trent'anni lo Stato ha ricavato
ingenti introiti economici dal settore sportivo, e che negli
ultimi anni lo Stato medesimo con la sua massiccia concorrenza
nei concorsi pronostici ha inciso negativamente
sull'imponibile sul quale applicare l'aliquota riservata al
CONI, con le descritte nefaste conseguenze, un'adeguata ed
equa soluzione è stata individuata nella riduzione
dell'aliquota riservata allo Stato a vantaggio di quella
destinata al CONI, mentre resterebbero inalterate le quote
spettanti al montepremi (38 per cento), alla gestione (7 per
cento) e all'Istituto per il credito sportivo (3 per
cento).
Per assicurare nel tempo un flusso finanziario minimo
costante allo sport italiano, sarebbe pertanto sufficiente
rendere l'imposta a favore dello Stato progressiva riducendola
al 2 per cento su di una base imponibile fino a 2.500 miliardi
di lire, lasciandola invariata al 29 per cento per gli
introiti oltre i 2.500 miliardi di lire.
La necessità di garantire, oltre la sopravvivenza, anche
il continuo sviluppo al mondo dello sport che sempre più
importanza ha assunto nella società moderna, induce a sperare
che la presente proposta di legge sia seguita e sostenuta da
tutte le diverse componenti politiche per addivenire nei tempi
più rapidi possibili alla sua definitiva approvazione.