XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 937




        Onorevoli Colleghi! - Negli ultimi tempi, soprattutto in occasione del varo della legge finanziaria 2001 (legge 23 dicembre 2000, n. 388), è stato posto al centro dell'attenzione l'opportunità di utilizzare la leva fiscale per attrarre investimenti nelle aree economicamente meno sviluppate del nostro Paese.
        In merito all'opportunità non ci sono dubbi: accanto alle strategie messe in campo in questi ultimi anni per accorciare il divario tra nord e sud deve esserci anche l'utilizzo della leva fiscale. Non si può rinunciare ad uno strumento così potente per attrarre gli investimenti nelle aree depresse dell'Italia. In un Paese ad economia duale come il nostro, in cui convivono alcune fra le aree più ricche d'Europa con altre fra le più arretrate, non è possibile adottare politiche uguali per tutto il territorio nazionale. Bisogna stabilire condizioni di maggiore favore per chi investe nel Mezzogiorno e crea nuova occupazione. Una politica economica uguale per tutto il Paese può avere effetti diseguali e distorsivi. E se si creano le stesse convenienze per un territorio del nord e per uno del sud, le imprese non avranno interesse a spostarsi al sud.
        L'Italia presenta fortissimi squilibri fra nord e sud. In nessun'altra nazione europea - tranne la Germania - abbiamo divari così forti. C'è un'intera area del nostro Paese - ben delimitata e che coincide con le regioni meridionali - in cui il tasso di disoccupazione è del 22 per cento, mentre nel nord tale problema è quasi del tutto inesistente. Di fronte ad una situazione di questo tipo, dobbiamo adottare una terapia d'urto che non può non contemplare anche il ricorso alla leva fiscale. Con il cosiddetto contributo de minimis di cui alla comunicazione della Commissione della Comunità europea 92/C 213/02 del 20 maggio 1992, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee n. C/213 del 19 agosto 1992, e successive modificazioni, sarebbe possibile per le piccole e medie imprese (PMI) meridionali un risparmio di lire 200 milioni in tre anni sull'imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG).
        Poiché la Commissione delle Comunità europee consente interventi di questo tipo per un periodo limitato, l'applicazione del contributo de minimis sarebbe in vigore per tutto il periodo di vigenza dei Fondi comunitari, e cioé fino al 2006.




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