XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 926
Onorevoli Colleghi! - La riforma del sistema
pensionistico non può non tenere conto della sentenza n. 1 del
1991 con la quale la Corte costituzionale ha ribadito il
principio che la pensione deve intendersi come "retribuzione
differita", e, come tale, deve conservare inalterato nel tempo
il suo rapporto fisso con l'andamento dei prezzi al consumo e
con le retribuzioni dei lavoratori in costanza di servizio.
Disattendere il principio della Consulta significa
perpetuare l'odioso e incostituzionale perverso sistema delle
cosiddette "pensioni d'annata", che sino ad oggi ha provocato
assurde diversità di trattamento anche tra pensioni con pari
anzianità di servizio e di grado, per chiamare poi il
Parlamento di volta in volta ad emanare provvedimenti
perequativi-tampone che, comunque, hanno sempre lasciato
insoluto il problema sostanziale, cioè quello di elaborare il
meccanismo automatico di aggancio delle pensioni alla dinamica
delle retribuzioni del personale in servizio.
Sarebbe un errore imperdonabile lasciare irrisolto il
problema della "perequazione pensionistica".
E' giunto quindi il momento di dare riconoscimento
legislativo al principio costituzionale dell'unicità del mondo
del lavoro, nel senso della inammissibilità di una distinzione
tra lavoratori in servizio e lavoratori in quiescenza che
attribuisca solo ai primi il diritto di sistematico
adeguamento del trattamento economico.
Questo principio non ha trovato sino ad oggi seria
considerazione poiché, si dice, tale "aggancio" susciterebbe
anche un indotto gravoso sul costo del lavoro. Si potrebbe
replicare che basterebbero anche i fondi accumulati in
quaranta anni dal Tesoro a titolo di trattenute Gescal visto
che lo Stato in questi ultimi anni non si è affatto distinto
per quanto concerne l'intenzione di ricapitalizzarli.
Ma non c'è bisogno di giustificazioni per chiedere
l'applicazione di una precisa norma costituzionale. Infatti,
solo così potremo risolvere una volta per tutte il problema
delle "pensioni d'annata" e rispettare la parità di diritti
dei lavoratori e dei pensionati, come prescritto dagli
articoli 3, 36 e 38 della Costituzione.
Tutto ciò premesso, vi invito, onorevoli colleghi, ad
approvare la presente proposta di legge.