XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 912
Onorevoli Colleghi! - In tutto il mondo il numero di
soggetti affetti da asma bronchiale è in aumento, in
particolare nella popolazione in età pediatrica. A questo dato
epidemiologico si accompagna il ritardo con il quale, molto
spesso, come è stato recentemente denunciato
dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), viene
diagnosticata questa malattia. Anche nel nostro Paese la
dimensione sociale dell'asma sembra essere stata del tutto
ignorata nell'ambito del programma sanitario nazionale.
I risultati degli studi epidemiologici sviluppatisi, negli
ultimi anni, in tutto il mondo hanno messo in evidenza
l'estensione del fenomeno ed il fatto che oggi l'asma è una
delle malattie croniche più diffuse.
Nel nostro Paese le persone colpite da questa patologia
sono circa cinque milioni. In questa valutazione sono comprese
l'asma di natura allergica e non, tutte le forme d'asma
saltuaria e persistente, moderata o grave, nonché le forme
d'ostruzione bronchiale cronicizzate e complesse, come la BPCO
(broncopneumopatia cronica ostruttiva), di cui l'insufficienza
respiratoria è spesso una probabile evoluzione in mancanza di
adeguati provvedimenti terapeutici.
Proprio per questo l'OMS ha predisposto il "progetto
mondiale asma", comprendente linee guida per il trattamento e
la prevenzione della malattia.
La stessa Unione europea ha deciso di elaborare, nel
quadro del programma comunitario della sanità pubblica
(1999-2001), un piano di azione nel campo delle malattie
connesse con l'inquinamento (decisione n. 1296/99/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 1999).
La Commissione europea inoltre ha fornito un supporto
finanziario ad una vasta indagine sull'asma svolta dall'EFA
(European federation of asthma and Allergy Associations)
e contribuisce allo sviluppo della ricerca in questo
campo.
Un'aspetto che non va dimenticato è che l'asma bronchiale
presenta una forte potenzialità evolutiva, sia in termini di
alterazioni strutturali che funzionali. In altre parole, ciò
equivale ad affermare che l'asma bronchiale ha una forte
tendenza all'ingravescenza ed a procedere verso una sempre
minore reversibilità dell'ostruzione bronchiale: ciò comporta
un rischio progressivamente crescente per il paziente di
incorrere in pericolosi episodi di esacerbazione e
riacutizzazione della malattia. Dal punto di vista generale,
ciò si traduce in pesanti limitazioni nello stile e nella
qualità di vita sia del paziente asmatico che dei componenti
della sua famiglia, in grado di determinare pesanti
limitazioni sul piano psicofisico, sociale ed economico. A
questo proposito, l'analisi del fenomeno "morbilità" consente
di rilevare quanto sia pesante l'impatto della malattia
asmatica, sia sul singolo paziente, che sull'intera
collettività.
Dal punto di vista economico, studi di farmaco-economia
sull'asma bronchiale e le malattie bronco-ostruttive in Italia
hanno consentito di valutare in circa lire 3 mila miliardi il
costo globale per la gestione di tali forme morbose: da tali
ricerche è emerso che i due terzi dell'impegno totale di
risorse è dovuto a costi diretti (ospedalizzazione ordinaria e
d'emergenza, assistenza medica, eccetera), mentre un terzo è
invece imputabile ai costi indiretti (soprattutto perdita di
giornate lavorative); quest'ultima voce è evidentemente molto
rilevante, tenuto conto che l'asma bronchiale è una patologia
che incide prevalentemente in fasce di popolazioni in età
giovanile, e pertanto produttive di reddito.
In particolare, per quanto concerne una disaggregazione
delle diverse voci che compongono il totale dei costi diretti,
la voce "ospedalizzazione" rappresenta quella con maggior
incidenza (circa il 62 per cento), mentre la voce che incide
in minor misura è quella relativa al consumo dei farmaci
respiratori (circa il 10 per cento).
Tenendo conto dell'evolutività della malattia asmatica,
già nelle forme lievi e moderate (quelle, ad oggi,
maggiormente neglette e spesso sottostimate, e comunque le più
frequenti) dovrebbero essere individuate le condizioni ideali
per attuare un efficace programma di stadiazione, prevenzione,
educazione e terapia, nel conveniente tentativo di impedire la
loro progressione nel tempo verso i più pericolosi livelli di
gravità ed irreversibilità, cioè verso quelle situazioni
cliniche che determinano il maggior impatto socio-economico
della malattia sulla collettività, oltre che il maggior
impegno di risorse.
Non vi è dubbio che una disposizione legislativa in
materia non solo allevierebbe i problemi del paziente asmatico
ed allergico, ma sarebbe l'espressione di una volontà politica
di dare l'avvio a misure specifiche nel campo della
prevenzione, dell'informazione, dell'educazione e della
ricerca scientifica e farmacologica, con effetti che vanno al
di là della problematica attuale, per riguardare la tutela
della salute delle generazioni future.
La creazione di un osservatorio epidemiologico sull'asma,
con il compito prioritario di migliorare la conoscenza del
fenomeno e dei fattori di rischio, deve costituire lo
strumento privilegiato per mettere a punto tale politica
sanitaria a livello nazionale e regionale. A questo si deve
accompagnare una particolare attenzione nei confronti della
prevenzione in ambito scolastico, dell'asma professionale e
delle malattie connesse con l'inquinamento domestico,
industriale ed urbano.
La proposta di legge che viene presentata parte della
profonda convinzione che vi sia una stretta congiunzione fra
medicina e realtà sociale.
Va infine ricordato che non pochi fattori causali e
favorenti la malattia asmatica sono correlati o correlabili
all'esistenza di noxae in ambito lavorativo o
ambientale, e che la loro lesività e pericolosità può essere
ridimensionata, se non abolita, mediante idonei ed efficaci
provvedimenti di politica socio-sanitaria a favore della
collettività.