XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 906
Onorevoli Colleghi! - Ogni questione riguardante le
isole minori italiane (e anche greche, jugoslave o turche) si
lega alla generale situazione del mare Mediterraneo, teatro
millenario di lotte, commerci, cultura; bacino di incontro
(crogiolo molto più che frontiera) dei tre continenti più
antichi e, fino ad un certo momento della nostra storia,
baricentro indiscusso degli eventi umani. La sua apparente
decadenza come via d'acqua non gli ha impedito di mantenere,
in senso politico e strategico, un ruolo di protagonista.
Anche recentemente l'area mediterranea ha rappresentato un
luogo di conflitti e di guerre, una zona assai instabile e
troppo ristretta per le enormi tensioni politiche, economiche
e militari che la pervadono. La difficile situazione dei
Balcani con i suoi nazionalismi esasperati, le prospettive non
risolte della pace in Medio Oriente fanno persistere elementi
di incertezza e di pericolosità che se fossero fugati
potrebbero incamminare l'intera area verso un futuro di pace.
Il Mediterraneo e i suoi Paesi rivieraschi potrebbero
diventare una delle aree forti del mondo, fonte di floride
relazioni commerciali e di un prosperoso sviluppo economico.
Più in generale sta crescendo l'interesse verso il mare, che
non è più solo visto come nel passato una minaccia di
invasioni, cataclismi e sciagure, ma piuttosto come una delle
nuove frontiere degli anni 2000, allo stesso modo degli
impenetrabili spazi siderali.
Il mare è il vero spazio da conquistare nei prossimi
decenni, come nuova fonte per l'uomo, sia di sostanze
alimentari e materie prime, sia di conoscenze scientifiche.
Il recupero qualitativo delle isole ad una nuova
potenzialità produttiva, economica e culturale, ha il
significato di estendere il territorio dalla terra al mare
attraverso quei capisaldi (le isole, appunto) che sono o
potranno essere, sul mare, l'equivalente delle comunità (dalla
città all'oasi, e alla fattoria isolata) che punteggiano la
superficie del continente, poli di riferimento, accumulo e
distribuzione del lavoro umano.
La proposta di legge che verrà illustrata intende porsi
come primo passo preparatorio di più ampi sviluppi,
nell'ambito di un'azione di recupero del mare ad un rapporto
vitale con l'uomo e, prima di tutto, con quelle comunità umane
geograficamente e storicamente destinate a vivere, con il
mare, in più stretto ed immediato contatto.
Le isole minori.
Pochissime grandi isole (arcipelago giapponese, Gran
Bretagna) hanno un autonomo valore di forte impronta
nazionale. Altre isole come la Sicilia, ad esempio, pur grandi
come estensione e valori culturali, hanno mantenuto una
prevalente posizione di dipendenza dai poteri politici
continentali. Per la grande moltitudine delle isole minori il
ruolo di dipendenza appare accentuato e spesso esasperato fino
alla totale emarginazione.
Per le isole minori italiane i gravi problemi del presente
sono senza dubbio una conseguenza storicamente logica del
passato, ma non logicamente inevitabile.
Le isole erano le stazioni di posta del mare, punti
indispensabili per la sosta ed il riposo; per gli scambi di
merci, idee, cultura; per il rifornimento. Ponza non riceveva
acqua dal continente, ma ne forniva alle navi romane in
transito; aveva vegetazione e piovosità ed acquedotti ora
presenti soltanto nella memoria storica. Le isole erano anche
le sentinelle del mare contro i corsari e le flotte nemiche.
Erano luoghi adatti alla colonizzazione ed alla produzione di
beni. Restando sull'esempio di Ponza, i Borboni ne
incoraggiarono la colonizzazione con mirabili opere, non solo
per farne una comunità autonoma attraverso l'agricoltura
specializzata e la pesca, ma anche un centro produttivo per il
continente.
Allo stato attuale, per certi aspetti relativi alle
possibilità del nostro tempo, la vitalità produttiva e
culturale delle isole minori italiane ha subìto un
rallentamento o un minore progresso.
Non va dimenticato che esse appartengono per la maggior
parte all'area meridionale dell'Italia, e del meridione
ripresentano, aggravati, tutti i problemi ed i ritardi.
L'agricoltura vi esiste in forme minime e spesso primordiali.
L'industria non vi è quasi mai arrivata. La pesca langue
ovunque. Resta il turismo che per le isole, specie nell'ultimo
decennio, sembra l'ultima ed unica speranza. Ma il turismo non
basta a colmare il vuoto economico lasciato dalle altre
attività e, insieme ad una mal distribuita ricchezza, porta
gravi danni ove le sue iniziative non vengano controllate.
Proprio il turismo ha portato in primo piano l'emergenza
poiché, provocando una fluttuazione demografica stagionale in
proporzioni spesso da 1 a 10, ha aggravato enormemente ogni
problema di approvvigionamento idrico ed energetico.
Acqua ed energia sono dunque, per le isole minori,
proporzionalmente alla loro disponibilità, i coefficienti
moltiplicatori di qualsiasi tipo di sviluppo.
Si escludono da questo sommario discorso sulle isole
minori:
a) tutti quei tratti di terra emersa che non
superano le caratteristiche e le dimensioni dello scoglio
inabitabile;
b) tutte le isole disabitate che conviene restino
tali;
c) tutte le isole prossime al continente e
comunque già collegate alle reti idriche ed elettriche
nazionali.
Le isole minori oggetto della proposta di legge (si veda
l'allegato A annesso alla medesima) sono quelle di notevole
importanza dimensionale e demografica (ad esempio Ponza,
Lipari, Favignana, Lampedusa, Pantelleria, per non parlare di
Capri, di Ischia, del Giglio, dell'Elba, eccetera, che hanno
una configurazione diversa) sul Tirreno, e le Tremiti
sull'Adriatico, piccole e quasi disabitate.
Esse hanno tutte in comune la completa dipendenza dal
continente per quanto riguarda, tra l'altro,
l'approvvigionamento idrico ed energetico. Ritorniamo così al
concetto di dipendenza già precedentemente introdotto come
considerazione generale. Lo ritroviamo in quel caso estremo
che investe le necessità primarie: acqua ed energia. Siamo
cioè in presenza del grado massimo e conseguentemente della
più bassa qualità di dipendenza, tanto che tutte le altre
dipendenze (politica, amministrativa, economica, culturale) ne
risultano condizionate in senso irrimediabilmente negativo.
La mancanza di acqua e di energia, quando ciò viene
provocata da calamità naturali o indotte (terremoti,
inondazioni, eventi bellici), costituisce una emergenza
temporanea.
Le isole di cui parliamo sono casi di emergenza
permanente.
Allo Stato, inefficiente o solerte che sia, si pongono
comunemente due alternative.
Una (quella praticata al presente) si riassume in un
complesso di provvedimenti fondamentalmente assistenziali, che
tendono ad aggravare gli squilibri già descritti. L'acqua
viene portata periodicamente per mezzo di navi cisterna, con
spese enormi, dissipazioni di energie, disagevoli economie e
con costi crescenti per i cittadini. Il problema energetico
provoca il sorgere discontinuo, mal programmato, sotto o
sopradimensionato secondo alterne fortune, di costose centrali
termoelettriche. Oppure, magari quando interessi di svariate
qualità e validità vengono a coagularsi intorno a qualche
luogo fortunato, nascono progetti di allaccio al continente
con condotte e cavi sottomarini e costi da capogiro.
L'altra alternativa è un cambiamento totale di indirizzi e
direttive. Ciò richiede fantasia e abbandono di molte
consuetudini mentali ed operative.
Si tratta di mettere in campo tecnologie appropriate che
assicurino il recupero di tecniche edilizie fortemente legate
alle risorse locali, la produzione di energia da fonti
rinnovabili (eolico, solare, geotermico, eccetera), lo
smaltimento e il riciclaggio dei rifiuti solidi urbani in
forme innovative.
Le attrezzature prevedibili come necessarie possono
comprendere dissalatori, generatori di energia elettrica,
depuratori, potabilizzatori, inceneritori di rifiuti.
Le attrezzature dovranno inserirsi armonicamente nel
territorio dell'isola. L'eventuale posa su natanti può
introdurre un elemento nuovo nel paesaggio marino e quindi
sarà fondamentale la cura che dovrà porsi, nel disegno
progettuale, al risultato estetico finale.
Particolare attenzione e cura devono essere poste alla
questione degli approdi che devono essere resi sicuri ed
adeguatamente attrezzati. Le isole potranno, inoltre,
rappresentare un sistema attrezzato di ricerca permanente
sulla fauna e la flora marine, sui pericoli dell'inquinamento,
sulle possibilità di sfruttamento a fini alimentari,
estrattivi o semplicemente scientifici.
In questo pensare alle isole come future sedi di
università del mare o presìdi ecologici o grandi fazenda
marine ci si avvia verso la mitologia futuribile nominata in
premessa, di imprevedibile ed entusiasmanti risultati.
Come dal punto di vista economico e sociale, la vita
isolana richiede di utilizzare determinate tecnologie o
particolari accorgimenti, così è necessario dare un pieno
riconoscimento alla "particolarità" delle isole nel sistema
giuridico del nostro Paese dotando la nostra legislazione
degli strumenti di base necessari.
Gli obiettivi da perseguire sono ormai chiari e
unanimemente riconosciuti.
L'Associazione nazionale dei comuni delle isole minori
(ANCIM), nella sua IV assemblea generale del novembre 1999, ha
approvato una mozione generale, che ha fra i suoi punti
centrali:
1) l'approfondimento di un progetto per lo sviluppo
eco-sostenibile delle isole;
2) la richiesta di garanzie per i comuni diritti di
cittadinanza dei cittadini delle isole (salute, istruzione,
circolazione, qualità della vita, eccetera);
3) la elaborazione di un piano integrato di sviluppo
locale multiregionale da attuare con un accordo di programma
quadro fra regioni, ANCIM e Ministeri interessati;
4) l'accesso alle misure comunitarie privilegiate
previste per le realtà a basso reddito;
5) la richiesta di costituire a livello nazionale e
nelle regioni con territori insulari appositi dipartimenti per
le isole minori al fine di garantire la coerenza delle varie
leggi e dei provvedimenti governativi con le esigenze dei
territori insulari.
Viene, inoltre, sostenuta la necessità di mettere in rete
il sistema delle isole, creando una potente e moderna
"piattaforma telematica" soprattutto ai fini della
valorizzazione del patrimonio turistico e culturale.
Tenendo conto di questi obiettivi, che sembrano proporre
una lettura nuova e più appropriata del ruolo delle isole
minori italiane, è stata redatta (nella XIII legislatura, atto
Camera n. 6759) in collaborazione con il Comitato di
parlamentari per l'innovazione tecnologica e lo sviluppo
sostenibile (COPIT) una proposta di legge, che si ripresenta
all'attenzione del nuovo Parlamento, nel tentativo di dare una
prima prospettiva alla doverosa iniziativa dello Stato.
L'intento è quello di indurre il Governo centrale, in pieno
accordo con le regioni interessate e con la partecipazione
consapevole delle popolazioni locali, a riconsiderare le
modalità dell'intervento pubblico finora attuate, a
qualificare la spesa statale finalizzandola alla innovazione
tecnologica, a mutare l'approccio ai problemi delle isole
instaurando un dialogo con queste realtà. E' giocoforza perciò
istituire un centro di promozione, di direzione, di
coordinamento di questo complesso sforzo, che - in
considerazione dell'emergente profilo di permanente
straordinarietà della condizione delle isole - si è ritenuto
opportuno individuare nel Ministero dell'interno.
Ciò premesso, la proposta di legge mira a delineare gli
strumenti primari, essenziali a produrre la svolta necessaria
per affrontare in termini nuovi le problematiche delle isole
minori.
Con la presente proposta di legge si intende porre le
premesse di avvio di una legislazione ad hoc.
L'articolo 1 istituisce l'elenco funzionale delle isole
minori italiane di cui all'allegato A annesso alla legge. Un
apposito ufficio, istituito nell'ambito del dipartimento
competente del Ministero dell'interno, provvede anche
all'aggiornamento delle notizie concernenti le isole minori
italiane attraverso la gestione di una base dati.
Con l'articolo 2 è istituito il Comitato paritetico
istituzionale delle isole minori italiane quale organo di
consulenza per il Governo e per il Parlamento nelle materie
oggetto della legge. Al Comitato sono demandati anche compiti
di indirizzo, di elaborazione e di proposta circa i programmi
di sviluppo sostenibile della regione mediterranea con
riguardo particolare alle isole minori dell'intero Bacino
mediterraneo.
L'articolo 3 estende la concertazione per lo sviluppo ai
temi delle isole minori individuando accordi di programma
quadro, a carattere speciale, da inserire nelle intese
istituzionali di programma che le regioni, ai sensi della
legge n. 662 del 1996, stipulano con il Governo centrale.
L'articolo 4 individua lo strumento degli itinerari
turistici locali, allo scopo della valorizzazione specifica
delle risorse delle isole minori in funzione dell'ambiente,
delle tradizioni e della cultura.
L'articolo 5 riguarda l'istituzione decentrata in ciascuna
delle predette isole di un presidio di protezione civile ai
sensi dei decreti legislativi n. 300 del 1999 e n. 334 del
1999 e della legge n. 265 del 1999.
L'articolo 6 prevede una relazione annuale, di ciascun
sindaco, sullo stato della vita civile nell'isola e sui
provvedimenti da adottare in via d'urgenza, da trasmettere al
presidente della regione ed al presidente del Comitato di cui
all'articolo 2.
L'articolo 7 riguarda i rapporti con le isole minori del
Mediterraneo prevedendo di intensificare lo scambio culturale
e il trasferimento delle esperienze delle comunità isolane
mediante l'istituzione di una delegazione parlamentare
italiana per il patrocinio della conferenza degli enti locali
delle isole minori del Bacino del Mediterraneo.