XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 892
Onorevoli Colleghi! - L'attenzione riservata fin dalla
notte dei tempi dalla saggezza popolare agli annessi
embrionali è stata inversamente proporzionale a quella loro
rivolta dalla scienza medica. Per la moderna scienza medica
gli annessi embrionali, una volta espletata la loro funzione
durante la gestazione ed effettuato il secondamento, non sono
stati considerati che un annesso inutile, da gettare, buono al
più per ricavarne ormoni e sostanze utilizzabili a fini
cosmetici.
Ma la reputazione tradizionalmente assegnata agli annessi
embrionali (placenta, cordone ombelicale, sangue del cordone,
liquido e sacco amniotico), sia dal punto di vista pratico sia
da quello simbolico, ha invece una propria profonda ragione di
essere, e la scienza, fortunatamente, si sta accorgendo di
avere, fino a oggi, trascurato una "miniera".
Molte mammifere, per esempio, dopo il parto si nutrono dei
loro stessi annessi embrionali non solo, come potrebbe
sembrare a prima vista, per motivi di "pulizia", ma,
soprattutto, per ricostituire, ingerendo questo straordinario
"fforziere energetico", le energie e i nutrienti spesi durante
la gravidanza e il parto e racchiusi nella placenta: segno
evidente di quanto l'istinto animale abbia compreso ben prima
di noi la straordinaria "forza" e le potenzialità insite in
questi tessuti.
E, d'altra parte, la storia, quella attenta anche alla
parte femminile dell'umanità, ci ha tramandato come presso
molte popolazioni del passato, pur senza comprenderne appieno
il ruolo nel processo gestazionale, fossero presenti riti,
credenze e usi degli annessi embrionali giustificati, non solo
dal "mistero", ma dall'intuizione della loro particolare
"potenza". Alcune popolazioni tribali ancor oggi presentano
riti connessi alla gemellarità degli annessi con il nuovo nato
(sepoltura affinché garantiscano "potenza" e salute) o riti
antropofagi legati proprio al recupero energetico da parte
della puerpera o all'uso come cibo rituale da parte dei
familiari.
La scienza medica ha del tutto trascurate le indicazioni
insite in tali ritualità, considerando per molti secoli gli
annessi embrionali come del tutto superflui dopo il
secondamento.
Solo alla fine degli anni sessanta sono iniziati, infatti,
presso l'università del Messico, osservazioni, studi e
sperimentazioni volti a comprendere innanzitutto la ricchezza
e le potenzialità degli annessi embrionali, partendo da alcune
constatazioni quali, per esempio, il ruolo protettivo che
placenta e liquido amniotico sembrerebbero avere nei confronti
di eventuali cellule tumorali non trasmesse dalla madre al
feto.
Le straordinarie capacità emopoietiche del sangue
cordonale, la possibilità stessa del cordone ombelicale di
essere utilizzato a fine di trapianto in sostituzione di vasi
sanguigni, il possibile utilizzo del sacco amniotico come
tessuto (in caso, per esempio, di ustioni, già sperimentato
con successo in centri ustioni in varie parti del mondo), sono
tutte possibilità sondate con successo (soprattutto a favore
della madre e del figlio che, essendone i "proprietari" -
anche se ciò rimane da definire da un punto di vista giuridico
- non corrono rischi di rigetto, ma anche in favore di terzi,
verso i quali vi sono minori rischi di reazioni immunitarie
proprio a causa della relativa immaturità immunologica di tali
cellule).
A questi primi studi e sperimentazioni molti altri sono
seguiti e stanno proseguendo tuttora in diversi Paesi, dove,
collateralmente, si sono sviluppate vere e proprie banche per
la conservazione degli annessi embrionali, anche se, come
peraltro in Italia, ovunque si sono dedicati maggiori studi e
maggiori ricerche scientifiche e risorse ad altri tipi di
trapianto, seppure più carichi di implicazioni, incognite e
perplessità anche di carattere etico, come i trapianti da
cadavere, il trapianto di midollo spinale e addirittura la
clonazione embrionale.
Se il trapianto di midollo osseo rappresenta la terapia di
elezione nelle purtroppo sempre più frequenti malattie
ematologiche neoplastiche e non neoplastiche, le possibilità
di successo sono ridotte nella pratica a causa delle
difficoltà di ricerca di un donatore compatibile nel Registro
internazionale dei donatori di midollo osseo. Le cellule
staminali, vista la loro attività di produzione di globuli
rossi, bianchi e piastrine, possono essere trapiantate per
curare chi soffre di leucemia, linfomi e altre malattie
congenite del sangue. Il sangue cordonale, facilmente
prelevabile al momento del parto dal cordone ombelicale,
conservato in criocongelatori, mantiene per un tempo
illimitato la capacità di proliferare e dare origine, una
volta scongelato, a cellule staminali per il trapianto e crea
minori rischi di reazione immunitaria, grazie alla relativa
immaturità immunologica delle cellule linfocitarie in esso
contenute e può perciò essere utilizzato anche in casi di non
completa compatibilità. Le cellule staminali emopoietiche
contenute nel sangue placentare sono in grado di ricostruire
il sistema emopoietico umano con efficacia anche tra soggetti
non consanguinei: una alternativa straordinaria per i pazienti
che non dispongano di donatori compatibili o che non siano in
grado di attendere i lunghi tempi della ricerca di un
donatore.
Pur essendo una metodica recente, applicata in tutto il
mondo per trattare 1.500 casi, i risultati sono stati
positivi, soprattutto verso bambini, mentre negli adulti il
numero di cellule presenti (da una donazione si ottengono dai
50 ai 150 millilitri di sangue, sufficienti solo per uso
pediatrico o per un adulto che non superi i 50 chili di peso
corporeo) è troppo limitato. Si sta quindi mettendo a punto
l'espansione di cellule staminali, tecnica che consiste nel
moltiplicare le cellule staminali in sistemi di coltura, fuori
dal corpo umano. E' stata inaugurata ufficialmente il 1^
aprile 2000 la prima fabbrica italiana di cellule staminali
(cell factory) presso il centro trasfusionale di
immunologia dei trapianti del policlinico di Milano. La
cell factory ha lo scopo di moltiplicare, attraverso
particolari e complesse procedure, il numero di cellule
staminali contenute nel sangue placentare.
La possibilità di produrre cellule staminali espanse apre
nuovi scenari, quali il loro utilizzo per "riparare" il fegato
e il sistema nervoso centrale e periferico, per nuovi vaccini
contro i tumori e nella terapia genica, arricchendo le cellule
immature e flessibili di geni o di proteine in grado di
contrastare diverse patologie, per esempio come promozione di
risposte immunitarie efficaci nella lotta contro il cancro o
per ricostruire le cellule distrutte dalla chemioterapia.
Le più recenti acquisizioni scientifiche ci indicano
sempre più diverse possibilità di utilizzazioni a scopo
terapeutico in particolare del sangue cordonale, dal quale si
possono estrarre cellule staminali in grado di essere
utilizzate senza le implicazioni etiche ed economiche di altre
metodologie manipolative, inaccettabili in quanto trasformano
il vivente in merce e rischiano di favorire la crescita di
immensi poteri economici e scientifici incontrollati.
I vantaggi offerti dalla disponibilità di cellule
staminali da sangue del cordone ombelicale sono così
riassumibili:
a) il sangue del cordone ombelicale è facilmente
ottenibile senza alcun rischio per la madre e per il neonato
e, una volta congelato nella banca, è immediatamente
disponibile per i pazienti;
b) gli agenti infettivi, fra i quali ad esempio il
citomegalovirus, sono meno frequenti nei neonati rispetto agli
adulti;
c) il sangue del cordone ombelicale può essere
conservato congelato per molti anni, risulta quindi
disponibile per essere utilizzato in pazienti compatibili;
d) la frequenza di
Graft-versus-Host-Disease, una nota complicanza post
trapianto, è minore dopo il trapianto con sangue del
cordone ombelicale.
Se nulla, in realtà, appare più facile del prelievo al
momento del parto e del secondamento, ciò che risulta più
complesso, una volta suscitata nella popolazione femminile una
cultura della donazione attraverso una corretta informazione,
è l'organizzazione della raccolta e della conservazione, che
richiede, non solo un'organizzazione ad hoc, ma,
soprattutto, la standardizzazione di sistemi di prelievo, di
lavorazione e di conservazione in apposite strutture, nonché
il loro collegamento in rete.
A decorrere dai primi anni settanta anche in Italia si è
iniziato a parlare della possibilità di incrementare questo
tipo di donazione, ma poche e pionieristiche, e il più delle
volte basate sulla volontarietà e l'autorganizzazione, sono
state le esperienze locali (per esempio la "Milano cord
blood bank", aperta dal centro trasfusionale di Milano fin
dal 1993 e attualmente rifornita da 23 reparti di ostetricia e
ginecologia, di cui 17 in Lombardia), non certo a causa dei
costi, molto contenuti, delle tecniche di crioconservazione,
ma proprio per le difficoltà organizzative di strutture e
banche-dati in grado, così come avviene per esempio per la
molto più complessa donazione di midollo osseo, di mettere in
relazione donatore e ricevente. Ciò nonostante, alcune regioni
si sono autonomamente organizzate in tale senso, ma in Italia
non esiste ancora una legge nazionale che sostenga questo tipo
di donazione, la organizzi e ne diffonda la cultura. Eppure
l'esperienza dimostra che, quando siano informate delle
potenzialità della donazione, delle possibili utilizzazioni,
dell'assoluta mancanza di ogni rischio per sé e per il figlio,
dei benefìci che possono esserne tratti, le puerpere sono
disponibili, anche attraverso questo tipo di donazione, a
donare ancora una volta la vita.
La presente proposta di legge intende istituire strutture
idonee alla raccolta e alla crioconservazione del sangue
cordonale.
L'articolo 1 definisce la finalità della legge.
L'articolo 2 definisce come gesto volontario e gratuito la
donazione degli annessi embrionali e del sangue del cordone
ombelicale.
L'articolo 3 stabilisce che sia il Ministro della sanità a
predisporre, con proprio decreto, un progetto per
l'istituzione di una rete nazionale di banche e programmi
annuali di sviluppo delle relative attività.
L'articolo 4 istituisce il Registro nazionale italiano
delle donazioni di sangue del cordone ombelicale e reca norme
sulla fissazione dei criteri e delle modalità di assegnazione
dei contributi finalizzati all'acquisto della strumentazione
relativa alla conservazione e tipizzazione dei cordoni
ombelicali.
L'articolo 5 istituisce i registri regionali o
interregionali delle donazioni e almeno una struttura per
regione in grado di svolgere le attività a fini di
trapianto.
L'articolo 6 riconosce le associazioni di donatrici
volontarie.
L'articolo 7 prevede che il Ministero della sanità e le
regioni promuovano campagne informative e di promozione della
donazione del sangue cordonale e degli annessi embrionali.
L'articolo 8 reca la copertura finanziaria.