XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 869
Onorevoli Colleghi! - Il complesso di riforme che ha
interessato l'aviazione civile, con l'obiettivo di adeguamento
strutturale alle mutate esigenze tecniche e logistiche, ha
lasciato, per lo più involontariamente, una vasta zona d'ombra
in uno dei principali settori dell'aviazione generale, dove
quasi 100 mila utenti dello spazio aereo praticano i
cosiddetti "sport dell'aria".
E' stato infatti assunto che gli interessi di questa ampia
ed articolata categoria di sportivi dovessero essere
rappresentati nell'ambito della competenza del Comitato
olimpico nazionale italiano (CONI), nel quadro del movimento
di riforma e di privatizzazione delle federazioni sportive.
Questo purtroppo non è stato possibile, in quanto la
competente federazione del CONI, l'Aero Club d'Italia, ai
sensi della legge 29 maggio 1954, n. 340, è costituita come
ente di diritto pubblico e sottoposta alla vigilanza del
Ministero dei trasporti e della navigazione, di concerto con
il Ministero della difesa.
A causa di questa specificità nella legge di riforma del
CONI nulla è stato modificato per quanto attiene lo stato
giuridico dell'Aero Club d'Italia, che è rimasta pertanto una
federazione sportiva "anomala", esclusa dal movimento di
riforma definito ed in corso di attuazione.
Un intervento di riforma anche di questa federazione è
invece auspicabile e necessario per sanare una situazione di
larga inadeguatezza alle attuali esigenze del settore e
favorirne il consolidamento e lo sviluppo.
L'Aero Club d'Italia è stato costituito nel 1911 come
associazione dei pionieri del volo, e la prevalenza delle
cariche e delle funzioni è rimasta sempre concentrata nelle
mani della categoria fondatrice (il volo a motore), divenuta
oggi largamente minoritaria a seguito dello sviluppo di altre
discipline.
Vi sono oggi circa 3500 piloti di volo a motore contro
oltre 70 mila praticanti degli altri sport dell'aria (aliante,
ultraleggero, deltaplano e parapendio, aeromodellismo,
paracadutismo sportivo).
Il persistere di questa anomalia è stato reso possibile
dalla legge istitutiva dell'Aero Club d'Italia, che obbliga
tutti gli sportivi dell'aria ad essere rappresentati da tale
ente, e dal mancato adeguamento delle rappresentanze e dei
poteri alla nuova composizione dell'insieme degli sport
dell'aria rappresentati nell'ente.
Inoltre, i bilanci dell'ente mostrano che i contributi
ricevuti dal CONI e dal Ministero dei trasporti e della
navigazione sono destinati al mantenimento di una struttura e
di un organico del tutto spropositati rispetto alle esigenze,
con una dimensione pari a dieci volte quella degli analoghi
organismi dei Paesi industrializzati. Ne consegue anche che la
ripartizione dei fondi restanti è penalizzante per le attività
diverse dal volo a motore, che ben poco ha a che fare con la
pratica sportiva.
Del resto, l'attuale presidenza, giunta al quarto mandato
quadriennale consecutivo, non ha mostrato la necessaria
volontà di adeguare strutture, indirizzi e politiche di
supporto alle mutate situazioni ed alla nuova composizione
dell'insieme degli sport dell'aria, costituendo per ciò stesso
un ostacolo ed un freno al loro sviluppo.
Per fare fronte a queste nuove necessità sono nate cinque
nuove federazioni nazionali degli sport dell'aria (FIVV, FIVU,
FIVI, FIAM e FIPAS), che lamentano discriminazioni ed
inefficienze e che hanno costituito un coordinamento nazionale
per documentare i gravi problemi operativi che affliggono i
loro sport e la necessità di modificare le normative vigenti e
le pratiche in uso. Infine, particolarmente significativo
appare quanto accaduto nel 1999: a fronte della riduzione del
30 per cento dei contributi complessivi del CONI, la mancanza
di assegnazione di fondi alle federazioni sportive
(praticamente azzerati da parte dell'Aero Club d'Italia) ha
costretto gli atleti a tassarsi personalmente per la
partecipazione ai campionati nazionali ed a quelli mondiali ed
alle coppe del mondo.
Sembra pertanto indispensabile un intervento legislativo
che avvii la riforma, secondo gli indirizzi stabiliti per
tutte le altre federazioni sportive, anche per quelle relative
agli sport dell'aria.
La finalità principale della presente proposta di legge è
dunque quella di ricondurre l'Aero Club d'Italia alla sua
funzione istituzionale di soggetto di riferimento e di
rappresentanza per una corretta gestione degli sport
dell'aria, assicurando le migliori condizioni per un loro
ordinato sviluppo e favorendo l'innovazione e la crescita
delle varie discipline, in linea con quanto realizzato negli
altri Paesi europei.
Le linee guida della proposta di legge prevedono la
privatizzazione dell'ente, in sintonia con i princìpi di
riferimento della riforma del CONI, la delega delle competenze
specifiche e dei relativi poteri attuativi alle singole
federazioni sportive, realizzando quella autonomia gestionale
che sola può garantire decisioni di indirizzo e di uso delle
risorse adeguate alle singole realtà, provvedendo ad una
corretta distribuzione dei fondi secondo necessità.
L'articolo 1 definisce la struttura, i compiti e le veste
giuridica dell'Aero Club d'Italia, in linea con quanto sopra
espresso e per realizzare gli obiettivi indicati.
L'articolo 2 definisce le federazioni di interesse
nazionale federate nell'Aero Club d'Italia, i rapporti con
quest'ultimo ed i compiti relativi.
L'articolo 3 definisce la posizione ed i rapporti degli
Aero Club locali.
L'articolo 4 definisce i criteri di ripartizione dei fondi
alle federazioni sportive da parte dell'Aero Club d'Italia.
L'articolo 5 definisce le norme transitorie e di
attuazione dei nuovi assetti.
Si rende pertanto urgente procedere ad una riforma
dell'Aero Club d'Italia ed a tale fine è stata redatta la
presente proposta di legge, della quale si auspicano l'ampio
consenso e la rapida approvazione.