XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 841
Onorevoli Colleghi! - Il nostro Paese può vantare nel
mondo un patrimonio artistico di enorme valore ma, mentre le
opere più importanti sono riconosciute e quasi sempre
tutelate, esiste un patrimonio artistico minore, diffusissimo,
spesso abbandonato a se stesso, preda del degrado e
dell'incuria. Si tratta di testimonianze importantissime del
nostro passato, che quasi mai rientrano tra le opere oggetto
di stanziamenti pubblici, viste le ancora limitate risorse
devolute nel nostro Paese alla tutela ed al restauro dei beni
culturali.
L'UNESCO ha raccomandato di favorire in ogni modo la
riappropriazione delle culture tradizionali, delle
fondamentali esperienze che attengono al nostro passato
perché, in un'epoca di cambiamenti profondi e veloci, solo chi
è in grado di riconoscere e di sistemare dentro di sé il
proprio passato, arricchendolo, nella prospettiva di
superarlo, potrà accedere al futuro senza traumi.
Secondo alcune proiezioni demografiche, tra dieci anni, se
non si verificheranno fatti nuovi, avremo in alcuni paesi
montani una popolazione di poco più di cinquanta anime: sono
facilmente immaginabili le ripercussioni di tale previsione
sul territorio e sulla sua salvaguardia. In tale contesto
servirà a ben poco l'ingente spesa destinata a rifare ponti,
argini e spallette, se non saranno risolti o attenuati gli
squilibri ambientali a monte degli stessi corsi d'acqua, e i
motivi che li determinano. Esistono in molte regioni del
nostro Paese, e quindi anche in Versilia, veri e propri
sistemi culturali ed ambientali montani che rischiano un
degrado irreversibile. Ciò si deve in larga misura alla crisi
di questi microsistemi economici caratterizzati spesso dalla
presenza di insediamenti umani, centri di una vita fondata su
un'economia agricola e di allevamento tipicamente montana,
sull'artigianato, spesso di valore artistico, sulla presenza
di vere e proprie opere di arte sacra. Lo sviluppo
dell'economia industriale ha prodotto lo svuotamento di questi
sistemi montani, che oggi vivono una situazione di grave
degrado. Eppure questo patrimonio artistico, considerato a
torto minore, ha una rilevanza storica, umana e religiosa tale
da meritare una diversa attenzione da parte degli attori
pubblici e privati, in primo luogo del Parlamento, che deve
farsi carico di conoscere e far conoscere questo patrimonio
artistico, attraverso azioni mirate alla tutela, alla
conservazione e al ripristino di condizioni di sviluppo
locale. Si pensi al caso della Versilia, a tutti nota per la
vocazione turistico-balneare della sua costa, che tuttavia
nasconde all'interno del proprio territorio dei veri e propri
tesori: le pievi romaniche. Esse rappresentano un patrimonio
artistico spesso misconosciuto, anche se negli anni più
recenti, a seguito di pregevoli pubblicazioni in concomitanza
con gli studi sulla via Francigena, lungo la quale
sorgono questi semplici e austeri monumenti, un nuovo impulso
è venuto alla conoscenza, divulgazione e valorizzazione di
questi beni culturali, ancora ignoti al grande pubblico. La
pieve era la comunità rurale con la sua chiesa, luogo
importante di diffusione del cristianesimo. Così nell'VIII
secolo cominciò a diffondersi la voce plebs, riferita
alla prima chiesa sorta nel piviere. Infine, nel XV secolo le
pievi furono trasformate nominalmente e istituzionalmente in
parrocchie.
Nel Medio Evo una delle principali strade che collegavano
il territorio italiano, compreso quello versiliese, alla
regione francese ed a Roma, era appunto la Francigena o
Romea, un importante asse attorno al quale si
articolavano le altre strade. Quasi ovunque le pievi sorgono
su antichi tracciati e percorsi religiosi e commerciali, che
già in passato unificavano le culture e le genti d'Europa.
L'interesse al recupero di tali contesti ambientali e
culturali non è dunque soltanto di carattere storico e
religioso, ma assume il valore dell'attualità, in una fase
nella quale, anche se faticosamente, il processo di
unificazione dei popoli europei sembra ormai collocarsi in un
orizzonte storico a noi vicino.
Le strade medievali, a differenza di quelle romane, non
avevano una loro nomenclatura ufficiale, ma dei soprannomi
derivanti dalle loro caratteristiche. L'appellativo di
Francigena o Francesca (proveniente dalla Francia
o strada dei Franchi) era dato a una direttrice viaria a
carattere internazionale, che metteva in comunicazione la
penisola italiana con le regioni d'oltralpe. Essa assumeva
anche il nome di Romea perché conduceva i pellegrini a
Roma, città santa dell'occidente. Lungo strade e sentieri,
nelle pievi e nei borghi, sono numerosissime le testimonianze
di fede o di riconoscenza, di quell'arte sacra di cui il
nostro Paese è ricchissimo ed in particolare la Versilia: si
pensi alla Versilia medievale, a quella medicea e così via.
La presente proposta di legge si pone dunque l'obiettivo
di dettare una definizione di "sistemi culturali e ambientali
montani e dei territori confinanti", quali contesti omogenei o
integrati, comprendenti uno o più comuni appartenenti anche a
regioni diverse, caratterizzati da una vasta offerta di beni
culturali, da una diffusa presenza di pievi, edifici
religiosi, edilizia rurale e contesti ambientali e agricoli
montani. Regioni ed enti locali sono pertanto incentivati,
attraverso l'istituzione di un fondo di cofinanziamento, ad
individuare tali sistemi territoriali, in analogia con quanto
accade per i sistemi produttivi locali. Lo scopo ultimo è
quello di finanziare progetti di sviluppo mirati al riutilizzo
del territorio, all'attuazione delle politiche intersettoriali
ed infrastrutturali necessarie alla qualificazione dei sistemi
culturali e ambientali montani, con particolare riguardo al
recupero del patrimonio edilizio religioso, rurale, alla
tutela ed al restauro delle pievi, delle chiese e degli
edifici religiosi (un restauro non solo conservativo, ma anche
in grado di riprogettare l'utilizzo di tali opere in vista di
una funzionalità dettata da nuove utilità sociali); allo
sviluppo di attività lavorative che consentano la graduale
ripopolazione dei casolari, favorendo in particolare progetti
di recupero dell'ambiente boschivo, di rilancio
dell'agricoltura montana, di agriturismo, di itinerari
ambientali-escursionistici, religiosi, storici ed
enogastronomici, di recupero delle tradizioni popolari, di
quelle di artigianato artistico e degli antichi mestieri. In
tale più ampio contesto la proposta di legge reca una norma
che intende promuovere forme di sperimentazione della
disciplina recata dalla medesima. Si prevede infatti il
sostegno di un progetto, denominato "Progetto Versilia" che,
partendo dalle finalità contenute nell'articolo 1 della
proposta, intende assegnare alla regione, alla provincia ed ai
comuni il compito di avviare una programmazione del territorio
versiliese, nella quale confluiscano la storia, il lavoro, la
vita semplice e quotidiana degli abitanti, quelli di un tempo
e quelli attuali. Scopo prioritario è il recupero ed il
restauro di opere d'arte sacra di alto valore, quali il Duomo
di Seravezza, il Santuario del Piastraio, il porticato
michelangiolesco della Cappella, l'Oratorio di San Jacopo a
Valventosa, ma anche di opere minori, quali le "marginette"
(termine probabilmente derivante da immaginette), immagini
quasi sempre di piccole dimensioni, che qualcuno ha definito
"Preghiere di Marmo", rappresentazioni di una fede popolare,
spontanea ed ingenua. Ma si auspica anche un'operazione di
recupero del contesto ambientale, che ha con l'opera d'arte,
particolarmente con quella religiosa, uno strettissimo
rapporto.
Molte nostre aree montane, ad esempio quella di Seravezza
o di Pruno nell'alta Versilia, possono essere proposte come
museo all'aria aperta, come "museo-vita"; peraltro al termine
museo non si attribuisce soltanto il significato di
conservazione, ma un valore dinamico di proposta, di
programmazione culturale ed economica, di realtà viva della
comunità. Dunque un progetto di sviluppo i cui contenuti
dovranno essere l'entroterra versiliese con la sua storia, la
tutela ed il recupero dell'arte sacra, delle chiese e degli
edifici religiosi, delle pievi, degli antichi mestieri, anche
attraverso la creazione di una rete museale composta da
strutture, quali il Museo del lavoro e delle tradizioni
popolari della Versilia storica di Seravezza, il Museo di arte
sacra e del restauro delle stoffe di Camaiore, i musei
archeologici della Versilia (Museo preistorico archeologico
Alberto Carlo Blanc inserito nei musei civici di Villa Paolina
a Viareggio, Museo archeologico versiliese "Bruno Antonucci"
di Pietrasanta, Museo archeologico di Camaiore) ai quali
potranno affiancarsi, in un prossimo futuro, con sede in
Pietrasanta, anche il Centro di documentazione e del restauro,
il Centro di documentazione del patrimonio
storico-artistico-religioso e l'istituzione di una scuola del
restauro del marmo e della pietra in genere, del legno, della
pittura e del bronzo.
Venendo al testo dell'articolato, l'articolo 1 detta la
definizione di "sistemi culturali e ambientali montani e
territori confinanti", quali contesti omogenei o integrati,
comprendenti uno o più comuni appartenenti anche a regioni
diverse, caratterizzati da una vasta offerta di beni culturali
e ambientali, e da una diffusa presenza di pievi, chiese,
edifici religiosi ed edilizia rurale. Si prevede che le
regioni provvedano alla individuazione dei sistemi ambientali
e culturali montani, attraverso forme di concertazione con gli
enti locali, finanziando progetti di sviluppo predisposti da
soggetti pubblici o privati.
L'articolo 2 istituisce presso il Ministero per i beni e
le attività culturali un apposito Fondo di cofinanziamento
denominato "Fondo di cofinanziamento per la riqualificazione
dei sistemi ambientali e culturali montani". Il Fondo è
ripartito tra le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano secondo criteri e modalità di utilizzo determinati con
decreto del Ministro per i beni e le attività culturali,
sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Inoltre, si
prevede che, con decreto del Ministro dell'economia e delle
finanze, una quota pari a un terzo dei proventi derivanti dal
gioco del lotto destinati al recupero ed alla salvaguardia dei
beni culturali sia devoluta al Fondo per la copertura degli
oneri derivanti dall'attuazione della legge.
Infine, l'articolo 3 prevede che il Ministero per i beni e
le attività culturali finanzi il progetto sperimentale
"Versilia", volto all'individuazione di uno o più sistemi
culturali e ambientali montani, con lo scopo di avviare il
rilancio economico e sociale dei territori interessati; il
recupero del patrimonio boschivo ed il rilancio delle attività
agricole e dei prodotti agricoli montani; il recupero ed il
restauro degli edifici religiosi e delle opere di arte sacra;
la creazione di un sistema integrato di itinerari storici,
religiosi, culturali, ambientali ed enogastronomici; la
creazione di un sistema museale e di centri di documentazione
in materia di patrimonio storico-archeologico, di arte sacra e
di restauro.
Si auspica, per le ragioni esposte, la rapida approvazione
della presente proposta di legge.