XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 840




        Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge intende valorizzare le innegabili qualità dell'asino e dei suoi ibridi, il mulo ed il bardotto.
        L'asino, considerato animale sacro fin dall'antichità, è stato compagno di vita dell'uomo che lavorava nei campi e protagonista letterario di grande rilievo. Si pensi all'Asinus Aureus di Apuleio, o all'asinello montato da Sancho Panza o ancora a Pinocchio e Lucignolo trasformati da Collodi in due asinelli, per finire con l'asinello che, guidato da Giuseppe, portò la Madonna e Gesù bambino in salvo nella terra di Egitto: testimonianze che dimostrano il ruolo dell'asino nella nostra storia, soprattutto come cavalcatura utilizzata dagli umili.
        La società industriale ha agito anche sul mondo agricolo trasformandolo profondamente, un mondo nel quale in passato l'asino aveva un ruolo centrale; scomparendo quel mondo, anche l'asino rischia di scomparire ed è per questo che la presente proposta di legge intende tutelare il futuro di questa importante razza di equini, attraverso la valorizzazione delle sue qualità e delle molteplici utilizzazioni attuali, nei settori agricolo, turistico, pedagogico, terapeutico ed altri.
        Da qualche tempo in Europa, ma soprattutto in Francia, sono sorte alcune associazioni che hanno lo scopo di far conoscere l'asino, promuovere la sua tutela e far conoscere le sue qualità, attraverso studi, azioni e ricerche nell'ambito della sua evoluzione e della sua utilizzazione. Tali associazioni svolgono un ruolo di tutela delle diverse razze, ma anche dell'immagine di questo amabile animale che deve essere riconosciuto e non ridicolizzato. Tra i diversi obiettivi di tali associazioni, la diffusione di una cultura che consenta di avere degli animali sani e ben curati, di promuovere una vendita certificata (sulla base della provenienza, dell'età, dello stato di salute, eccetera), di svilupparne l'utilizzo nei parchi e nelle aree protette come cavalcatura, di stabilire norme intese ad impedire che l'eventuale carico sia superiore alle effettive capacità di ogni singolo animale ed all'itinerario, ed infine di assicurare loro una fine onorevole.
        Inoltre, come per i cani e per i cavalli, così anche per gli asini esistono razze ben determinate, frutto di centinaia di secoli di adattamento a certi territori, che rischiano l'estinzione se non adeguatamente tutelate.
        La presente proposta di legge intende avviare anche in Italia il percorso che in Francia ha consentito di dare vita, oltre che alla Associazione nazionale a tutela dell'asino, anche ad un circuito di ben cinquanta feste, e di attivare un sito INTERNET (Il mondo dell'asino-www.bourricot.com) dedicato a questo amatissimo animale.
        Il primo passo è dunque l'istituzione di una Associazione nazionale degli amici dell'asino con sede in Seravezza, comune della Versilia, dove, in località Querceta, ogni anno, fin dal 1956, si svolge, in primavera, una manifestazione storico-folkloristica denominata "Palio dei micci".
        La mattina del Palio una rappresentanza di otto contrade (circa 300 figuranti) partecipa ad una breve sfilata per le strade di Querceta, ed alla solenne "Messa del Palio", al termine della quale si "punzonano" e benedicono i "micci" (asini) che nel pomeriggio correranno il Palio. Nel pomeriggio le contrade entrano in campo, per prima la detentrice del Palio dell'anno precedente, poi le altre a seguire secondo sorteggio.
        Le otto contrade che sfilano in costume storico sono il Ranocchio, la Madonnina, la Quercia, la Lucertola, il Leon D'oro, il Pozzo, la Cervia, il Ponte.
        Ogni contrada, mentre effettua la sfilata con i costumi storici, svolge contemporaneamente al centro del campo una "scena" o "tema" rappresentante un episodio ambientato in Versilia nell'epoca storica della contrada, per lo svolgimento del quale ha a disposizione dieci minuti. Il "tema" che si riallaccia ai "maggi versiliesi" (rappresentazioni popolari di fatti storici che venivano effettuate a primavera), è svolto da ogni contrada con scene e costumi appositamente realizzati ed ogni anno è diverso.
        Al termine della sfilata, gli oltre 400 tra tamburini e sbandieratori delle otto contrade si esibiscono contemporaneamente dando vita ad un momento altamente spettacolare con il campo pieno di colori, mentre viene riconsegnato il "Palio" dalla contrada vincente l'edizione precedente.
        Dopo la lettura del bando della sfida, si svolge la corsa dei micci (asini) per l'assegnazione del Palio, un drappo dipinto raffigurante la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, con San Giuseppe (patrono di Querceta), che porta le briglie dell'asinello con Maria e Gesù.
        La corsa è altamente ridanciana e imprevedibile. I micci (asini), montati a pelo, spesso si fermano, si impuntano, tornano indietro senza tener conto delle sollecitazioni dei fantini, tra la disperazione della propria contrada e le risate del pubblico.
        Lo scrittore Silvano Alessandrini ha illuminato con intelligenza ed umanità il carattere e lo spirito popolare di questa manifestazione, così descrivendo il Palio dei micci: "Il miccio, dunque un miccio sarà, ancora oggi, causale eroe della giornata e assegnerà, a suo estro, la vittoria, al di là dei meriti, al di là di ogni umana ragionevolezza. Il miccio, simbolo della resistenza, della reazione imprevista, della cocciutaggine, della caparbietà animale, condotto da un uomo a varcare per primo una linea, su di uno specchio di ilarità e di divertente autocritica, sulla quale lo attende il trionfo e l'entusiasmo delle genti che lo hanno avuto per sorte e che, deposti i blasoni, tornano a scoprire la loro genuina natura".
        Ogni anno i "micci" vengono battezzati con nomi di personaggi che si sono distinti nell'anno.
        Il "Palio dei micci", aderente alla Federazione italiana dei giochi storici, è tra le prime manifestazioni in campo nazionale per il grande numero di figuranti in costume storico (oltre 2.500) che scende in campo. Gli oltre 400 sbandieratori aderiscono, tramite quattro gruppi, alla Federazione italiana sbandieratori e sono tra i migliori in campo nazionale.
        Altra caratteristica della manifestazione è la presenza di costumi storici di epoche diverse, avendo le otto contrade adottato epoche differenti della storia della Versilia cui riferirsi (tra il 1350 e il 1650), nonché i "temi" svolti dalle contrade e legati ai "maggi versiliesi" ogni anno diversi, la presenza di sbandieratori, gruppi di musici (oltre 160 tamburini e chiarine e oltre 200 sbandieratori).
        La manifestazione non ha, fino ad oggi, utilizzato contributi pubblici, e vive esclusivamente sul volontariato, grazie alla rivalità tipicamente toscana che esiste tra le contrade.
        Legate al "Palio dei micci", si svolgono a Querceta anche altre manifestazioni, quali una "staffetta delle contrade" (la domenica precedente la Festa di S. Giuseppe), il "Miccio canterino", i "Giochi delle bandiere" e un torneo di calcio, delle contrade, tutte con più di 30 edizioni.
        Il "Miccio canterino" (o "festival della canzone di contrada"), nato nel 1957, si svolge ogni anno un mese prima del Palio. E' una manifestazione canora che vede in gara otto canzoni inedite presentate dalle contrade, obbligatoriamente dedicate al Palio, alla contrada, al "miccio" (asino), e a interpretarle sono chiamati spesso cantanti di fama.
        La cosa più importante del "Palio dei micci" e delle altre manifestazioni collegate è che a Querceta "Il miccio d'è la scusa", è il motivo per cui centinaia di giovani trovano negli sbandieratori, nei tamburini e nella vita di contrada un punto e un momento di aggregazione, per vivere insieme agli spettatori "un giorno di favola tra dame e cavalieri", il giorno del "Palio dei micci".
        Il Palio ha anche una grande rilevanza sociale. Per la contrada e nella contrada riescono infatti ad impegnarsi e lavorare insieme centinaia di persone, che hanno età, problemi, cultura, capacità economica e pensiero politico spesso molto diversi, contradaioli che ritrovano nell'amore per la propria contrada la spinta per superare le differenze e che probabilmente al di fuori della contrada non avrebbero altri motivi o possibilità di contatto e di stare insieme.
        Il Palio è festa di popolo e della natura. E sono certamente caratteristiche del popolo versiliese l'ironia e l'autoironia, lo "sfottino" e l'amore per le frasi a doppio senso: caratteristiche che si riallacciano ai "maggi versiliesi", le citate rappresentazioni popolari di fatti storici che venivano effettuate a primavera dal teatro popolare, fondato sul grottesco, sull'ironia, appunto, e sulla satira tagliente. I quercetani mostrano di raccogliere forza dall'ironia: di qui nasce l'idea stessa del "Palio dei micci", una sorta di sberleffo popolare al "Palio per eccellenza", quello di Siena, ove corrono i cavalli.
        Oggi, che il "Palio dei micci" si è consolidato nella storia di Querceta di Seravezza, si intende tentare un ulteriore salto di qualità, dando il giusto rilievo al protagonista principale del Palio medesimo, l'asino.
        L'articolo 1 della presente proposta di legge istituisce presso l'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE), l'Ente tecnico per l'incremento, la tutela e la conservazione delle razze asinine esistenti in Italia e l'Associazione nazionale degli amici dell'asino, riconosciuta con decreto del Ministro dell'ambiente.
        L'articolo 2 stabilisce che con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, sia riconosciuto il "Palio dei micci" quale manifestazione di rilievo nazionale.
        L'articolo 3 istituisce il Centro di documentazione e ricerca per la tutela, la storia e la divulgazione delle qualità dell'asino, con sede in Seravezza, finanziato con una parte dei proventi derivanti dalle scommesse, disciplinate all'articolo 4.
        L'articolo 4 prevede che il Ministro dell'economia e delle finanze autorizzi, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, l'estensione del gioco delle scommesse ippiche, fino ad oggi attuato su corse tra cavalli (trotto, galoppo e ostacoli), anche a corse di trotto e di galoppo tra asini e ne ripartisca i proventi tra l'Ente tecnico, l'Associazione nazionale ed il comune di Seravezza.
        L'articolo 5 prevede uno stanziamento di 1 miliardo di lire l'anno per gli anni 2001, 2002 e 2003 a copertura degli oneri derivanti dall'istituzione del Centro di documentazione e ricerca.




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