XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 714
Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge
intende disciplinare - stabilendo le norme per l'accertamento
dei relativi requisiti, l'esercizio della professione di
istruttore e di guida subacquei, e dell'attività dei centri di
immersione subacquee e di addestramento subacqueo a scopo
ricreativo e turistico - figure nuove nel panorama delle
professioni in campo turistico e non previste in modo
esplicito dalla normativa vigente.
Come è noto a tutti, l'Italia trae notevoli vantaggi
economici dalle attività turistiche e, a questo proposito, c'è
da rilevare che una quota consistente dei flussi turistici
verso l'Italia è rappresentata da circuiti internazionali e da
visitatori stranieri e che, a livello internazionale, esiste
un consolidato mercato del turismo subacqueo basato su
un'offerta con caratteristiche e figure professionali ormai
standardizzate.
L'importanza del turismo per il nostro Paese, in altre
parole, impone di adeguare e di diversificare costantemente la
qualità dell'offerta e dei servizi erogati ma anche di
favorire lo sviluppo di nuove figure professionali sempre più
specializzate.
Per fronteggiare l'agguerrita concorrenza, infatti, è
necessario - e unanimemente auspicato - che l'offerta
turistica raggiunga i più alti livelli di qualificazione e di
diversificazione.
Il richiamo del nostro Paese è fondato in larga parte
sulla ricchezza e sulla varietà delle risorse naturalistiche
che, tuttavia, non sono ancora sufficientemente considerate in
tutta la loro potenzialità. L'ambiente marino, in particolare,
nonostante rappresenti uno dei maggiori motivi di attrazione,
continua ad essere considerato prevalentemente in funzione
della balneazione.
Il crescente interesse a livello internazionale per le
immersioni e le osservazioni subacquee non agonistiche,
inevitabilmente, ha determinato anche in Italia una
vertiginosa crescita della domanda di servizi specifici in
questo settore. Di conseguenza, negli ultimi anni, nonostante
la generale e grave stagnazione dei livelli occupazionali, si
è registrata una analoga consistente crescita del numero di
operatori professionali e dei centri di immersione lungo le
nostre coste.
La presenza di operatori qualificati in questo particolare
settore, oltreché produrre direttamente effetti positivi sulla
occupazione, contribuisce, più in generale, a potenziare ed a
qualificare l'offerta turistica in Italia anche oltre il
periodo estivo.
Del crescente interesse per il turismo subacqueo si sono
fatte interpreti la regione Sardegna e la regione Liguria che,
già da qualche anno, hanno varato legislazioni regionali del
tutto assimilabili alla presente proposta di legge e che si
stanno dimostrando ampiamente rispondenti alle esigenze degli
operatori subacquei che si trovano finalmente ad agire con
regole certe e facilmente applicabili dopo anni di forzata
illegalità.
Una corretta politica di promozione turistica dell'Italia,
d'altra parte, non può certo ignorare le potenzialità offerte
dal turismo subacqueo che a livello internazionale è in
continua e tumultuosa espansione.
Esiste però un problema: gli operatori dei centri di
immersione subacquea sono impossibilitati a regolarizzare la
loro posizione per il conflitto, o l'assenza, di norme in
materia. Gli istruttori e guide subacquei ed i centri di
immersioni e di addestramento subacqueo a scopo ricreativo e
turistico, che, come già ricordato, rappresentano figure nuove
nel panorama delle professioni in campo turistico, non
previste in modo esplicito da alcuna legge nazionale, si
trovano perciò in una paradossale situazione: hanno la
necessaria professionalità, le attrezzature, i clienti, la
capacità imprenditoriale ma incontrano insormontabili
difficoltà nella mancanza di una adeguata legge che consenta
loro di esercitare l'attività.
Un altro aspetto paradossale è rappresentato dal fatto
che, fra tutte le professioni riferibili all'area del turismo
nautico, le professioni di istruttore e di guida subacquei
sono quelle che a livello internazionale hanno sviluppato più
di altre i propri percorsi e standard formativi
sostanzialmente omogenei ed equivalenti. I percorsi formativi
più diffusi a livello internazionale, nella maggior parte dei
casi, adottano per i livelli più elevati tecniche e contenuti
finalizzati non agli aspetti puramente amatoriali ma proprio
all'esercizio della professione.
In sostanza, il conseguente potrarsi di tale situazione
comporta oggettiva incertezza, notevoli difficoltà e
gravissimi danni economici agli operatori del settore delle
escursioni e delle immersioni subacquee.
Gli istruttori subacquei necessitano di strutture
operative, spesso complesse, che configurano un'attività
economica da inserire nella prestazione di servizi, più che
nella prestazione di lavoro autonomo. Essi forniscono la
propria attività professionale e di servizi necessari con
mezzi propri o di altri. Un istruttore subacqueo, infatti, per
svolgere la propria attività ha bisogno di un'aula, di
compressori per la ricarica delle bombole, di attrezzature per
se stesso e per i clienti e di imbarcazioni attrezzate.
I centri di immersione, che hanno dovuto fare consistenti
investimenti per organizzare la loro attività con adeguate
strutture ed attrezzature, venendosi a trovare in condizioni
di forzata e involontaria illegalità, sono costantemente
esposti al rischio di gravi sanzioni e al sequestro di
imbarcazioni e di attrezzature. Il fenomeno è talmente esteso
che attualmente la quasi totalità degli operatori del settore
si trova in condizioni di involontaria illegalità e non può
lavorare serenamente.
Gli istruttori subacquei svolgono la loro attività sulla
base di precise modalità di addestramento per l'immersione
subacquea ricreativa e rilasciano, su tale base, dichiarazioni
nelle quali si attesta il livello di addestramento raggiunto
dai clienti.
Quello dell'istruttore è, quindi, un ruolo fondamentale
non solo nella fase di formazione dei propri clienti ma anche
quale elemento chiave nell'ambito dell'intera industria
subacquea. Impedire che questo prezioso lavoro educativo venga
svolto con le adeguate garanzie che il legislatore deve
fornire attraverso normative chiare e non più rinviabili,
significa, di fatto, bloccare un ingranaggio peculiare sul
quale si basa l'intera industria subacquea.
Appare altrettanto chiaro che ciò significherebbe,
inoltre, una diminuzione dell'offerta dei servizi resi dalle
strutture che, nel nostro Paese, operano in ambito
turistico.
Giova sicuramente menzionare il significativo apporto
fornito dai citati operatori del settore alla tutela ed al
monitoraggio dell'ambiente marino. Attraverso tale opera di
mantenimento e di salvaguardia di questo ambiente arrivano due
segnali inequivocabili: il positivo approccio, in termini di
protezione ambientale, derivante dall'educazione fornita dagli
operatori, e l'instancabile opera di tutela di un patrimonio
che può rappresentare una fonte occupazionale con potenzialità
ancora inesplorate.
Numerosissime sentenze della Corte costituzionale o della
magistratura amministrativa, nell'ambito delle rispettive
attribuzioni, hanno dichiarato l'illegittimità di norme di
legge o di provvedimenti amministrativi i quali comprimevano a
tempo indeterminato la libertà di iniziativa economica.
Dunque, i poteri pubblici possono regolare l'attività
economica, ma non la possono bloccare, pena - oltre che
evidenti ed intollerabili costi economici ed umani - la
violazione dell'articolo 41, primo comma della Costituzione,
secondo cui "L'iniziativa economica privata è libera". Solo
nei casi consentiti dai due commi successivi del medesimo
articolo, la legge ordinaria può limitare il libero
svolgimento dell'attività economica, fissando regole,
programmi e controlli per consentire che essa sia esercitata
nella salvaguardia dell'utilità sociale e comunque in modo da
non recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità
umana.
Sarebbe davvero una colpa imperdonabile, anche sul piano
politico e dei generali interessi del Paese, impedire che la
favorevole situazione venga valorizzata a fondo dagli
operatori del settore presenti sul territorio.