XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 713




        Onorevoli Colleghi! - Partiti politici ed organizzazioni sindacali sono considerati, come è noto, nel nostro ordinamento giuridico soggetti privati, al di là delle importanti funzioni pubbliche che, come in ogni democrazia moderna, sono chiamati a svolgere e che trovano d'altronde esplicito riconoscimento nella Costituzione repubblicana (basti pensare agli articoli 39 e 49). Le ragioni che hanno portato a questa sorta di deregolamentazione delle forme di organizzazione e dell'attività di questi soggetti sono sul piano storico molte e complesse e non è questa la sede per analizzarle. Sta di fatto che finora il rapporto tra le istituzioni dello Stato ed i mediatori del consenso politico e sindacale è stato non solo debole, ma privo di certezze normative, probabilmente a causa di una reciproca diffidenza ed in particolare del timore, da parte di partiti e sindacati, di poter essere condizionati in qualche modo nelle loro scelte e controllati nelle loro iniziative da apparati pubblici che non davano sufficienti garanzie di neutralità sul piano politico.
        La fine della guerra fredda e la conseguente caduta della conventio ad excludendum nei confronti delle tradizionali opposizioni di destra e di sinistra ha certamente creato un clima nuovo che dovrebbe portare, in una con il rinnovamento delle istituzioni, al superamento delle diffidenze e dei timori cui accennavamo. Dovrebbe così divenire possibile anche il recupero a beneficio dell'intera collettività, e in particolare della comunità scientifica, di quella parte importante della memoria storica del nostro Paese che è rappresentata dagli archivi dei partiti politici e delle organizzazioni sindacali tradizionali, il cui ruolo è stato probabilmente in passato sottovalutato dagli studiosi, ma negli anni più recenti ha trovato significativi riconoscimenti: basti per tutti citare l'appello degli storici al Ministro Ronchey del 4 febbraio 1994.
        E' matura quindi l'esigenza di costruire un rapporto nuovo che trovi una sua sanzione normativa. Si tratta insomma di riconoscere il carattere di servizio pubblico, ancorché svolto da soggetti privati, alle attività di conservazione delle memorie storiche dei partiti politici e delle organizzazioni sindacali, nonché il rilevante interesse storico che in ogni caso i relativi archivi rivestono.
        Al tempo stesso, istituti, fondazioni ed associazioni detentori di tali archivi devono accettare di mettere a disposizione degli studiosi i documenti conservati.
        Un primo passo nella direzione indicata è rappresentato dalla presente proposta di legge, con la quale anzitutto si estendono agli archivi dei partiti politici e delle organizzazioni sindacali i contributi già riconosciuti agli archivi privati di notevole interesse storico ed agli archivi appartenenti ad enti ecclesiastici e ad istituti od associazioni di culto, alle stesse condizioni e con gli stessi controlli già previsti per questi ultimi.
        Tuttavia, la norma più significativa della presente proposta di legge è quella recata dall'articolo 2, con il quale si tende a configurare il rapporto tra istituzioni pubbliche e gestori degli archivi privati come un vero e proprio scambio di servizi, regolato da apposite convenzioni. Così, l'amministrazione statale degli archivi e delle biblioteche assicurerà la possibilità di utilizzare proprio personale tecnico, locali demaniali e reti informatiche dei programmi, nonché l'accesso alle strutture editoriali pubbliche a favore dei gestori di quegli archivi privati che si configurino come istituzioni culturali, nel senso di assicurare a loro volta, tra l'altro, una attività di ricerca e di elaborazione documentata e fruibile, lo svolgimento di servizi culturali collegato a tale attività, la costruzione di basi di dati e di immagini, l'organizzazione di convegni, mostre ed altre manifestazioni, la promozione di pubblicazioni. In tal modo si avvia il superamento del dualismo tra pubblico e privato, attraverso il concorso di entrambi alla realizzazione di un comune obiettivo di servizio.
        E' sembrato infine giusto stabilire che i partiti politici che già fruiscono di un finanziamento pubblico, debbano, per ottenere i benefìci a favore dei loro archivi, destinare una parte di questo finanziamento alla tenuta del proprio archivio corrente.
        Onorevoli colleghi, ulteriori azioni positive si renderanno certamente necessarie per costruire un omogeneo modello di consultazione e nuove forme di accesso agli archivi storici privati nonché per incentivare e sostenere tutte le iniziative rivolte a conservare, gestire e valorizzare questo importante settore del patrimonio culturale del Paese.
        Si confida pertanto in una sollecita approvazione di questo pur limitato provvedimento che, come si è tentato di chiarire, può porre le prime basi di un processo sicuramente destinato a proseguire nel tempo per adeguare anche in questo campo la realtà italiana a quella dei più avanzati Paesi europei.




Frontespizio Testo articoli