XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 684
Onorevoli Colleghi! - Le alluvioni verificatesi negli
ultimi anni nel nord e nel sud del Paese, non hanno portato
alla luce soltanto la precarietà umana ed ambientale. Non
hanno inghiottito soltanto case, campi, fabbriche e strade.
Hanno anche messo in luce la necessità di prevenire, quanto
più possibile, e di ricostruire velocemente e con criterio.
Per ricostruire con criterio non bastano i finanziamenti.
In passato, i tempi biblici della ricostruzione hanno portato
danni ancora maggiori delle calamità naturali. E
l'infiltrazione di torbidi interessi ha inquinato in modo
scandaloso la ricostruzione, seminando sfiducia e diffidenza.
Basti pensare al caso Irpinia, dove le iniziali trentasei
località colpite dal terremoto del 1986 divennero, con il
tempo, oltre mille.
Per ricostruire velocemente e con criterio occorre
definire chiaramente le competenze, evitando inutili
centralismi, e programmare una precisa tabella di marcia.
Occorre contenere i tempi della gestione straordinaria.
Occorre dare ampia autonomia a regioni, province autonome di
Trento e di Bolzano ed enti locali. Occorre semplificare al
massimo l'iter amministrativo. Occorre una chiara
programmazione di tutti gli interventi. Occorre incentivare,
quanto più possibile, le assicurazioni private. Occorre,
infine, negare i risarcimenti a chi ha commesso abusi edilizi,
favorendo così la tutela del territorio e la prevenzione del
rischio.
Sono questi i princìpi che animano la presente proposta di
legge quadro sulle calamità naturali, che ripropone il testo
già presentato nella XIII legislatura (atto Camera n. 7385).
E' un tentativo di andare oltre l'emergenza, oltre il buio
legislativo, oltre il caos determinato dai disastri ambientali
affrontati a colpi di ordinanza, senza un preciso riferimento
normativo.
La proposta di legge offre innanzitutto questo: un quadro
normativo chiaro, su cui le regioni possono operare
verificando, volta per volta, le esigenze particolari. Quali
sono i cardini e le novità della normativa? Innanzitutto la
valorizzazione, per legge, del ruolo di regioni ed enti
locali. Sono i presidenti delle regioni o delle province
autonome che, dopo la dichiarazione dello stato di calamità
naturale, assumono le funzioni di commissari straordinari di
Governo per la ricostruzione. Sono le regioni o le province
autonome che compilano l'elenco dei comuni interessati ed il
quadro complessivo dei danni. Sono le regioni o le province
autonome che definiscono il programma finanziario delle
risorse straordinarie per gli interventi ed il piano per la
ricostruzione. Sono, infine, le regioni o le province autonome
ad escludere dai finanziamenti gli autori di abusi edilizi e
chi è già tutelato da un'assicurazione privata. Il
coordinamento tra regioni, province autonome e Governo è
garantito da "intese istituzionali di programma".
Tra i princìpi che informano la proposta di legge, quello
della sussidiarietà è decisamente fondamentale. Lo stimolo e
le agevolazioni per le assicurazioni private rispondono al
principio che il pubblico interviene solo dove e quando il
privato non arriva. Inoltre, tra comune, provincia e regione,
l'ente di livello superiore interviene solo quando l'inferiore
non riesce a procedere da sé. E' grave la denuncia fatta dal
presidente dell'Unione delle province d'Italia nello scorso
anno che accusa il Governo di aver "tradito il principio di
sussidiarietà" nell'ordinanza seguita all'alluvione: "le
province vengono ignorate, non vengono neanche nominate".
Nella presente proposta di legge, invece, le province non
solo predispongono, insieme alle regioni, il piano per la
ricostruzione, ma garantiscono anche il coordinamento tra
comuni per la realizzazione degli interventi necessari.
I comuni hanno, a loro volta, il fondamentale compito di
raccogliere le informazioni necessarie alla ricostruzione; di
predisporre ed inviare alla regione i programmi di recupero
delle zone di competenza; di coordinare gli interventi nel
territorio comunale.
Per sovrintendere agli interventi, si prevede la
conferenza per la ricostruzione, che coinvolge regione,
provincia autonoma, provincia, comuni capoluogo, autorità di
bacino, agenzia regionale per la protezione dell'ambiente,
autorità competenti per la tutela del patrimonio
storico-artistico e del paesaggio. Per evitare paralisi dovute
a veti solitari, si prevede che ogni determinazione necessiti
della maggioranza dei voti, non dell'unanimità.
Il disastro ambientale si accompagna spesso, com'è
avvenuto anche per l'alluvione nel nord Italia, alla paralisi
di attività produttive. Per riavviare il ciclo occorrono
agevolazioni e sostegni finanziari. Dopo l'ultima alluvione
nel nord Italia, il vice presidente della Confindustria,
Tognana, aveva chiesto misure "di carattere eccezionale ed
immediata applicabilità per favorire in tempo reale la ripresa
produttiva degli stabilimenti danneggiati": la sospensione
temporanea dei versamenti fiscali, previdenziali e
contributivi; contributi in conto capitale a carico dello
Stato per una parte dei danni subiti; finanziamenti a tasso
zero per la parte restante. Questi indirizzi sono recepiti
dalla proposta di legge che affida al presidente della regione
o della provincia autonoma il compito di favorire,
concretamente, il rilancio delle attività produttive.
Infine, la trasparenza. Il piano per la ricostruzione non
deve essere un impenetrabile puzzle verificabile da
pochi eletti: la regione cura la pubblicazione e la
diffusione, per via telematica, del piano, di un suo quadro
riassuntivo e di tutti i documenti utili per un controllo
diffuso. In modo che chiunque possa verificare se la
ricostruzione sta avvenendo con correttezza, con criterio e
con il rispetto dei piani e dei tempi stabiliti.