XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 683
Onorevoli Colleghi! - L'intera Nazione sta vivendo una
situazione di grave sottodimensionamento infrastrutturale che
ne mina alla base la capacità competitiva. Nel confronto con
l'Europa il ritardo italiano si sta ampliando, come può ben
esemplificare, in rapporto agli abitanti, l'indice del 33 per
cento inferiore alla media europea della rete ferroviaria
nazionale. Peraltro, è già stato rilevato in sede parlamentare
che, secondo Business International, l'Italia nel
settore delle infrastrutture è penultima in Europa.
La Nazione, in realtà, soffre di un grave ritardo, nella
qualità dei servizi pubblici: strade, ferrovie, porti e
aeroporti, elettrodotti, gasdotti, reti idropotabili e
fognarie, opere di difesa del suolo, reti informatiche
presentano ovunque situazioni di grande arretratezza, con
effetti che si riflettono direttamente sulla competitività del
nostro apparato produttivo e, di conseguenza, sulla qualità
della vita dei cittadini. C'è da chiedersi perché mai gli
italiani debbano sempre supinamente accettare, come fossero
fatalità inevitabili, situazioni tragiche come quelle che si
verificano sulle strade e sulle autostrade nazionali in
corrispondenza di esodi o di ritorni in massa dalle vacanze o
da lunghi ponti di fine settimana, per non parlare delle
ricorrenti inefficienze che si manifestano nella
organizzazione dei soccorsi da approntare quando si
manifestano calamità naturali. Ogni volta è sempre tardi, ogni
volta manca qualcosa, ogni volta uomini e mezzi, ma
soprattutto strutture, si mostrano inadeguati e
insufficienti.
La scarsezza e la cattiva qualità delle infrastrutture
pubbliche penalizza le imprese, costrette a sostenere gli
oneri di servizi sostitutivi con conseguente aggravio dei
costi di produzione.
Quando si pensi che con la globalizzazione la concorrenza
si è spostata dal terreno di scontro tra le imprese a quello
della competizione tra sistemi territoriali si possono ben
valutare le responsabilità di una politica di tolleranza di
una situazione che vede l'Italia collocata agli ultimi posti
tra i Paesi industrializzati. Abbiamo servizi ferroviari fra i
meno efficienti in Europa, perché male attrezzati e non
collegati in modo congruo al territorio, reti insufficienti
per le telecomunicazioni e l'energia, una eccessiva
frammentazione nella gestione delle risorse idriche, le grandi
aree urbane congestionate ed in procinto di esplodere, il
turismo che sostiene con difficoltà l'urto degli altri Paesi
mediterranei, la formazione e la ricerca scientifica in
procinto di affogare in un mare di problemi.
Soprattutto è mancata la capacità progettuale di concepire
un disegno di grande rilievo e di nuova frontiera che aprisse
il territorio italiano ai grandi flussi del traffico
internazionale.
Alcune concause tra quelle che hanno generato questa
situazione vanno ricercate nella perversa determinazione, che
ha fatto seguito alla politica di salassi generalizzati
necessari per stabilire le condizioni di un nostro ingresso in
Europa, di perseverare in una strategia finanziaria negativa
nei confronti degli investimenti (rimanendo peraltro inerti ed
incapaci rispetto alla necessità di porre un freno alle spese
correnti).
Dobbiamo assistere a quanto avviene nelle altre nazioni
dove vengono realizzate in poco tempo opere eccezionali con il
concorso finanziario dei privati, sorgono in un paio d'anni
città informatizzate e cablate. Cosa possiamo opporre noi
italiani? L'alta velocità, la TAV? Il ponte di Messina? Il
centro direzionale orientale di Roma, lo SDO? La strada
pedemontana lombarda?
Per ovviare alle cause di deficit, da ricondurre
essenzialmente ad una legislazione perversa, abbiamo
individuato uno strumento giuridico funzionale al
raggiungimento di grandi obiettivi di modernizzazione
strutturale. Sul banco degli imputati è soprattutto la
lentezza del processo decisionale, da tempo individuato come
uno dei punti deboli dell'attuale cultura di governo, priva
del coraggio necessario per impedire la manifestazione di
particolarismi che negano il consenso ad opere d'interesse
generale.
La proposta di legge detta disposizioni che consentono la
massima possibile semplificazione delle procedure di
programmazione, progettazione, finanziamento e realizzazione
di grandi opere e insediamenti industriali, di reti e sistemi
strategici di infrastrutture di interesse nazionale,
particolarmente nei settori dei trasporti, delle comunicazioni
e della distribuzione idrica ed energetica. Peraltro il
desiderio di procedere con celerità non dimentica la necessità
di una pianificazione organica delle reti infrastrutturali, e,
pertanto, le grandi opere di interesse nazionale subiscono una
procedura diversa. Sono, infatti, previste procedure
differenziate in modo da aderire alle situazioni
amministrative più diverse. Le infrastrutture d'interesse
nazionale godono già di particolari agevolazioni procedurali
che peraltro non si sono dimostrate sufficienti e tali da non
richiedere ulteriori semplificazioni nell'approvazione dei
progetti in sede di conferenza di servizi. L'unanimità non si
dovrebbe più reputare come necessaria per poter acquisire
autorizzazioni, concessioni, nulla osta, atti di assenso,
valutazioni di impatto ambientale (VIA) ed altri atti
similari.
Sono state elaborate alcune norme per favorire la finanza
di progetto in funzione dell'esistenza contemporanea delle
condizioni di convenienza economica del settore privato e di
ottimizzazione dei costi per il settore pubblico. Infine sono
stati introdotti alcuni accorgimenti correttivi delle norme di
appalto allo scopo di accorciare al massimo i tempi
burocratici di affidamento dei lavori di realizzazione dei
progetti infrastrutturali.
Onorevoli colleghi, la presente proposta di legge farà
guadagnare tempo e qualificazione allo sviluppo del "sistema
Italia", per questo ne raccomandiamo caldamente l'approvazione
nell'interesse generale della Nazione.