XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 682
Onorevoli Colleghi! - Il Governatore della Banca
d'Italia Fazio ha più volte indicato una serie di obiettivi
per il rilancio dell'occupazione in Italia: favorire la
partecipazione dei lavoratori all'impresa; agganciare quanto
più possibile le retribuzioni alla produttività; spezzare,
attraverso la flessibilità, le rigidità del mercato del
lavoro; riformare un'indennità di disoccupazione assolutamente
inadeguata. Ebbene, questi obiettivi diventano il nucleo di
una proposta di legge di Alleanza nazionale per trovare una
soluzione parlamentare alla questione della disciplina dei
licenziamenti, fortemente connessa all'obiettivo del rilancio
dell'occupazione.
Il punto di partenza della presente proposta di legge è
una considerazione generale: nel tempo della globalizzazione,
la conflittualità interna all'azienda porta l'impresa alla
sconfitta, alla scomparsa, ed il lavoratore al dramma della
disoccupazione. Occorre dunque passare, come ha più volte
ribadito il Governatore della Banca d'Italia Fazio, dal
modello della conflittualità tra "datore di lavoro" e
"dipendente" al modello della collaborazione ottimale,
reciprocamente autentica e rispettosa. Favorire questa
collaborazione significa "prevenire" i licenziamenti e
stimolare l'interesse comune ad incrementare la produttività.
Non è un caso che recentemente la stessa Commissione europea
abbia perentoriamente invitato l'Italia a favorire
l'agganciamento delle retribuzioni alla produttività.
Partecipazione.
La presente proposta di legge consente di legare il 10 per
cento delle retribuzioni ai risultati d'azienda. Tutto questo,
oltre a rafforzare la produttività, legherebbe imprenditori e
collaboratori ad un obiettivo comune, disincentivando i
licenziamenti. In particolare, viene incentivato il concorso
dei lavoratori agli incrementi della produttività aziendale.
Gli sgravi contributivi per le erogazioni previste dai
contratti di secondo livello a fronte di miglioramenti negli
indicatori economici di impresa sono fortemente aumentati.
Attualmente questi sgravi sono fissati in misura del tutto
insufficiente. Riguardano un limite massimo del 3 per cento
della retribuzione contrattuale base percepita dai lavoratori.
Questa percentuale, nella presente proposta di legge, è
elevata al 10 per cento (articolo 1).
Non solo. La proposta di legge mira anche a favorire la
partecipazione azionaria dei lavoratori all'impresa e a
rivitalizzare ulteriormente il mercato azionario. Così si
prevedono forti agevolazioni per quei contratti in cui una
parte della retribuzione lorda (fino ad un massimo del 10 per
cento) è corrisposta in azioni dell'azienda. In pratica il
valore delle azioni offerte al dipendente, come parte della
retribuzione, per un importo non superiore complessivamente al
10 per cento della retribuzione lorda (e comunque non
superiore a 10 milioni di lire) non concorre a formare reddito
di lavoro dipendente. E' inoltre incentivata anche l'offerta
di opzione (stock option) normalmente riservata a
specifici dipendenti o a talune categorie (dirigenti) che, in
forza del ruolo svolto nell'impresa, possono incidere in
misura determinante sul suo andamento, portando comunque
beneficio all'impresa nella sua totalità. E' così eliminato un
elemento disicentivante recentemente inserito. Rispetto
all'offerta di opzione si prevede che, ove il prezzo pagato
dal dipendente sia inferiore a quello dovuto, il dipendente
non decade, come stabilito dall'Amministrazione finanziaria,
dall'esenzione, ma sia escluso dall'agevolazione solo per il
minore prezzo corrisposto (articolo 2).
Flessibilità.
Lo stesso senatore diessino Debenedetti riconosce che il
nostro sistema di regolamentazione "è tra i più rigidi del
mondo" blocca l'accesso al lavoro legale dei "senza lavoro", i
meno protetti. E' una tesi esposta anche dall'economista
Giuseppe Pennisi in un recente articolo. In fondo, questo
sistema finisce per sfavorire anche gli occupati che, a loro
volta, possono avere familiari a cui, con l'attuale rigido
sistema, è negata la possibilità di lavorare. Come garantire
flessibilità e favorire i meno protetti? Innanzitutto
eliminando uno degli ostacoli normativi più rilevanti per lo
sviluppo delle piccole imprese, il settore più dinamico del
mondo produttivo: l'obbligo di reintegrazione nell'impresa del
lavoratore nel caso di licenziamento giudicato ingiustificato
dall'autorità giudiziaria. Questo sistema è penalizzante
soprattutto per le aziende minori che, a differenza delle
grandi, non hanno sempre la possibilità di destinare il
lavoratore ad un altro settore dell'azienda o di promuoverne
la riqualificazione professionale. La proposta di legge
elimina l'obbligo di reintegrazione del lavoratore licenziato,
abrogando la legge 20 maggio 1970, n. 300, limitatamente
all'articolo 18 (articolo 3). Si prevede anche che le aziende
con più di trentacinque dipendenti, normalmente caratterizzate
da una programmazione produttiva che consente di orientarsi
con maggiore anticipo rispetto alle effettive possibilità di
impiego di forza lavoro, siano obbligate a garantire un
periodo di preavviso minimo di sei mesi in caso di
licenziamento (articolo 4). E' una garanzia in più per il
lavoratore, che va associata ad una completa riforma
dell'indennità di disoccupazione.
Indennità di disoccupazione.
In un recente studio pubblicato dalla Banca d'Italia nella
collana "Temi di discussione" si mettono in evidenza due
concetti fondamentali: in un sistema rigido i disoccupati
tendono ad esserlo più a lungo; inoltre l'approvazione di
misure dirette ad aumentare la flessibilità del mercato del
lavoro incontrerebbe minori resistenze se accompagnata da un
sistema di sussidi di disoccupazione ben congegnato tuttora
mancante in Italia. Per quanto riguarda l'indennità di
disoccupazione, il potenziamento va ovviamente corredato dalle
misure adottate dalla maggioranza dei Paesi comunitari,
caratterizzate da ammortizzatori sociali anche più "generosi"
di quelli da noi previsti. Come si evince dal testo "I
sussidi di disoccupazione in alcune Paesi europei" di E.
Frontini e G. Tabellini (edizioni Il mulino), il
potenziamento dell'indennità di disoccupazione diventa
veramente efficace quando è legato all'obbligo di
partecipazione ad iniziative di riqualificazione e
all'adesione a piani di reinserimento individuali
eventualmente proposti. Nella ricerca intitolata
"Ammortizzatori sociali, politiche attive e workfare"
(estratto da "L'assistenza sociale") si evidenzia che: "
Risulta molto positivo, in base ad un'analisi comparativa,
l'impatto di programmi di formazione sul posto di lavoro".
Così nella presente proposta di legge si intende garantire
all'indennità di disoccupazione una reale funzione di
ammortizzatore sociale. Innanzitutto l'indennità è estesa ai
lavoratori di tutti i settori produttivi. Quindi è elevato in
maniera significativa il periodo di percezione dell'indennità
(da sei a ventiquattro mesi). Infine, è innalzata la misura
dell'indennità stessa dall'attuale 30 per cento dell'ultima
retribuzione ad un massimo dell'80 per cento nei primi sei
mesi dal licenziamento, per poi decrescere al 60 per cento nei
sei mesi successivi ed al 40 per cento negli ulteriori dodici
mesi. L'erogazione della suddetta indennità è vincolata
inderogabilmente all'obbligo di partecipazione ad iniziative
di riqualificazione professionale, all'adesione ai piani di
reinserimento eventualmente proposti, all'accettazione di
eventuali offerte di lavoro (articolo 5).
I maggiori oneri prevedibili sarebbero ampiamente
compensati dal circolo virtuoso inaugurato attraverso i forti
incentivi alla produttività ed all'occupazione; attraverso
l'attrazione di maggiori investimenti, anche internazionali;
attraverso l'emersione del lavoro nero e di parte dei costi
relativi alla repressione del lavoro sporco; attraverso gli
incrementi di produttività; attraverso la diminuzione della
disoccupazione; attraverso la prevedibile forte riduzione dei
licenziamenti; attraverso il vantaggio straordinario per la
nostra economia finalmente in grado di rispondere con più
autorevolezza alla sfida della competizione globale.