XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 671




        Onorevoli Colleghi! - Intendiamo presentare questa proposta di legge, già presentata nella X, XI, XII e XIII legislatura, all'attenzione della Camera.
        L'argomento che tratta e le soluzioni che propone sono ancora oggi pienamente attuali e, pertanto, la riproponiamo nella sua integralità sia nell'articolato che nella relazione.
        L'elevato numero dei lavoratori posti in cassa integrazione salariale determina, da un lato, una serie di fenomeni indotti, fra cui non ultimo quello del "lavoro nero" e, dall'altro, un progressivo aumento degli oneri a carico dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) con paurose ed inarrestabili passività. In questa sede non intendiamo affrontare la problematica dei bilanci dell'INPS e delle sue ricorrenti cifre in rosso, quanto considerare il problema dell'utilizzo dei lavoratori in cassa integrazione salariale, sotto un più ampio profilo sociale.
        La cassa integrazione, alla sua origine - e parliamo della metà degli anni Settanta - aveva lo scopo altamente meritorio di sovvenire alle necessità del prestatore d'opera e della sua famiglia, quando restava senza lavoro, nella presunzione che entro un determinato periodo di tempo avrebbe potuto risolvere positivamente il proprio caso.
        Attraverso una serie successiva di leggi si è arrivati alla situazione attuale per cui il collocamento in cassa integrazione, da limitato nel tempo, è divenuto praticamente indefinito e, da concessione dello Stato, si è trasformato in un diritto del lavoratore. Siamo i primi a non dolerci di queste trasformazioni che, quando si sono conseguite, rientravano nella fisiologia di un'Italia che sapeva conquistarsi l'"Oscar" per la stabilità della sua moneta.
        Oggi, purtroppo, si è profondamente trasformato quanto rappresentava una calibrata ed opportuna conquista del mondo del lavoro, sotto l'incalzare della crisi che non solo attanaglia l'Italia, ma che la colpisce in particolare per la congenita limitata capacità concorrenziale della sua struttura, per la mancanza di forze alternative sul piano energetico, l'inflazione che corrode ogni reddito, e il problema della cassa integrazione da fisiologico è divenuto patologico.
        L'Italia non può permettersi più di riversare in questo baratro migliaia di miliardi. Sovvenire, aiutare, sono doveri sociali dello Stato, ma è anche suo dovere fare in modo che, almeno in parte, pur senza nulla togliere, quanto offre possa dare, oltre alla utilità personale di chi riceve, anche un vantaggio, un apporto, alla collettività nazionale che, in ultima analisi, è quella che alimenta il continuo flusso di queste erogazioni.
        Abbiamo detto e lo confermiamo che nulla intendiamo togliere di quanto viene dato, ma non intendiamo che queste somme erogate restino sterili ai fini degli effetti sociali.
        Da qui la presente proposta che si articola su due princìpi: gli operai, i lavoratori, in cassa integrazione salariale straordinaria, specie nei casi di ristrutturazione dell'azienda devono - nel loro interesse personale e della società - seguire corsi di riqualificazione o di perfezionamento. L'azienda stessa, anche nel suo interesse, deve indire tali corsi in modo da predisporre una manodopera adeguata ai nuovi processi di produzione.
        In secondo luogo, tutto il personale in cassa integrazione deve prestare la sua opera, nei lavori di pubblica utilità disposti dallo Stato, dalle regioni, dalle province, dai comuni.
        La proposta di legge indica particolarmente i vantaggi che lo stesso prestatore d'opera ne ritrae.
        Con il sistema proposto si dovrebbe anche ottenere l'effetto indotto di colpire il secondo lavoro, che il dipendente in cassa integrazione quasi sempre svolge, agevolando l'assunzione delle nuove leve.
        Confidiamo che gli onorevoli colleghi vorranno dare la loro approvazione alla presente proposta di legge.




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