XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 667




        Onorevoli Colleghi! - Intendiamo presentare questa proposta di legge già proposta nelle scorse legislature, all'attenzione della Camera dei deputati. L'argomento che tratta e le soluzioni che propone sono ancor oggi pienamente attuali e, pertanto, la riproponiamo nella integralità dell'articolato e della relazione.
        Essa si inquadra nell'ambito dei temi riguardanti la famiglia, di cui più volte ci siamo occupati ad esempio con la legge quadro sulla famiglia che la nostra parte politica aveva presentato fin dal luglio del 1990.
        Già in quella sede si è avuto modo di sottolineare l'evoluzione della famiglia - sia in Italia che in Europa - e del ruolo che essa svolge all'interno della società.
        L'incremento dell'attività lavorativa femminile rappresenta uno dei fenomeni che ha influito con maggiore rilevanza sulla struttura tradizionale della famiglia, e cioè sui ruoli che tradizionalmente svolgono al suo interno i componenti del nucleo familiare.
        L'affermazione della donna nel mondo del lavoro, se da un lato le ha finalmente riconosciuto la posizione di parità che in una società dei consumi, superata una struttura patriarcale, non le poteva più essere negata, dall'altro lato - se ne deve dare atto - richiede alla donna sforzi e sacrifici assai maggiori di quelli cui "il sesso forte" deve fare fronte.
        Sebbene la famiglia abbia attraversato un periodo di crisi tuttavia, è stato dimostrato, essa non sta scomparendo, così come vorrebbero far credere alcuni orientamenti interpretativi di questo fenomeno, ed il grande sforzo che si richiede alla donna, cui prima si accennava, è rappresentato per la maggior parte dal doppio impegno sul piano del lavoro e - contemporaneamente - su quello del nucleo familiare, che vede il momento della maternità forse come punto centrale sia nella vita della famiglia, che in quello della donna stessa.
        L'esigenza, quindi, di un adeguamento della legislazione sociale, si impone ancora una volta. Esigenza che il Parlamento ha concretamente avvertito nella XIII legislatura, tanto da arrivare all'approvazione della legge n. 53 del 2000, che ha recato alcune modificazioni alla legge sugli asili nido, la legge n. 1204 del 1971. Pur prendendo atto di tale impegno, riteniamo, però, che le soluzioni proposte non siano ancora sufficienti e che il ruolo della maternità, in particolare nel primo triennio di vita del bambino, vada più fortemente e decisamente tutelato e garantito da nuove norme.
        Gli asili nido, infatti, accolgono bimbi (o sarebbe meglio, dire, quasi neonati) in età sempre più tenera: spesso non hanno ancora raggiunto il primo anno di età, e già sono staccati dalla madre che, dovendo rientrare al lavoro, non può far altro che rivolgersi all'asilo nido.
        Con la proposta di legge intendiamo quindi colmare questo disagio e riconoscere alle lavoratrici madri la possibilità di seguire da vicino i propri figli nei primi tre anni di vita. In particolare si propone di dare alla donna che lavora nel settore privato la possibilità di chiedere un triennio di aspettativa, durante il quale le viene corrisposto l'80 per cento dello stipendio a carico dello Stato. In tale modo possiamo ottenere un doppio risultato: consentire da un lato, come già detto, alla madre di seguire da vicino il proprio figlio, anche per non sradicarlo dalla famiglia in età così precoce; e dall'altro non inasprire l'atteggiamento dei datori di lavoro sui quali non graverebbero "le maternità" delle proprie dipendenti.
        Abbiamo ritenuto di dover utilizzare lo strumento della delega al Governo in quanto non deve sfuggire la complessità del problema, che esige un ampio intervento di coordinamento specie nella considerazione di una migliore ridistribuzione della spesa pubblica: infatti lo Stato, attualmente, nella gestione degli asili nido spende cifre considerevoli per ciascun bambino che si aggirano sulle 800 mila lire circa. Si propone, invece, di destinare il pubblico danaro oggi speso per tali strutture alle mamme che, in tal modo, seguirebbero da vicino i primissimi anni di crescita dei figli.
        Affidiamo quindi alla sensibilità degli onorevoli colleghi l'approvazione della proposta di legge che, senza gravare di ulteriori spese lo Stato, anzi, attraverso una migliore redistribuzione delle risorse, cerca di alleviare i compiti richiesti alla donna per il suo nuovo ruolo sociale, senza soffocare quello più naturale di madre di famiglia.




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