XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 652
Onorevoli Colleghi! - Le "zone franche" sono strumento
di fondamentale importanza per il rilancio industriale di una
regione, anche per l'effetto trainante delle varie attività
economiche che esse determinano. L'istituzione di una zona
franca industriale esalta i flussi delle merci in uscita a
vantaggio della bilancia commerciale dell'intera Nazione.
L'investimento occorrente per l'istituzione di una zona franca
industriale, pur essendo del tutto limitato, crea un effetto
di incentivazione sull'afflusso di capitali privati nazionali
ed esteri che non ha eguale in nessun altro tipo di intervento
pubblico, così da pervenire con minima spesa al massimo
risultato. I requisiti di flessibilità d'uso che
caratterizzano la zona franca ne fanno un mezzo idoneo ad
affrontare e risolvere situazioni di crisi endemiche e
comportamenti distorti dell'investimento statale e l'uso di
questo strumento è stato non solo ampiamente utilizzato, ma
anche sottolineato e segnalato in ambito internazionale per
risolvere i gravissimi problemi delle nazioni sottosviluppate
e per rilanciare economicamente le zone depresse all'interno
delle nazioni occidentali.
Va inoltre considerato:
a) che mediante la realizzazione delle zone
franche vengono perseguiti i seguenti fini: piena occupazione;
attrazione di investimenti e promozione dell'afflusso di
valute pregiate; creazione delle condizioni di favore per
investimenti di nuove tecnologie ed in generale di
know-how; installazione di industrie manufatturiere i
cui prodotti siano destinati alla riesportazione, proteggendo
contemporaneamente, grazie alla delimitazione di zona, le
industrie locali operanti sul mercato interno; qualificazione
delle forze lavoro locali; utilizzazione di materie prime e di
prodotti locali;
b) che la creazione di zone franche in ambito
comunitario è del tutto compatibile con il Trattato istitutivo
della Comunità europea;
c) che la Comunità europea in merito ha emanato,
già nel 1969, la direttiva riguardante il regime delle zone
franche (69/75/CEE) seguita dalla direttiva (77/388/CEE)
relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto e dai
regolamenti approvati dal Consiglio dei ministri delle
Comunità europee il 25 luglio 1988, i quali prevedono il
riferimento non più all'articolo 100 ma all'articolo 113 del
Trattato sulla politica commerciale comune, sancendo così
anche giuridicamente che le zone e i depositi franchi
contribuiscono alla promozione del commercio estero e in
particolare alla ridistribuzione delle merci all'interno come
all'esterno della Comunità;
d) che alle predette direttive sono collegati i
regolamenti del Consiglio n. 2913/92 e della Commissione n.
2454/93.
Proponiamo, con la proposta di legge che segue, che venga
istituita una zona franca industriale in Sicilia in
considerazione del fatto che si tratta:
di una regione gravemente depressa, economicamente e
socialmente;
di una regione la cui disoccupazione, ammontante a circa
un milione di unità, ha raggiunto ogni livello di guardia;
di una regione in cui hanno dato risultati positivi le
politiche di industrializzazione e sviluppo promosse dallo
Stato italiano attraverso la Cassa per le opere straordinarie
di pubblico interesse nell'Italia meridionale prima e
l'Agenzia per l'intervento industriale nelle zone terremotate
della Campania e della Basilicata dopo, e quelle messe in atto
dallo stesso Istituto autonomistico della Regione
siciliana;
di una regione in cui proprio il grave stato di
sottosviluppo è certamente una delle cause determinanti
dell'esistenza e imperversare di un potere mafioso la cui
virulenza sanguinaria e la cui incidenza nella società civile
sono oggi motivo di forte preoccupazione per lo Stato italiano
e per la stessa Comunità.
Riteniamo che la predetta zona franca debba essere ubicata
nell'estremo lembo della costa occidentale dell'Isola, ed
esattamente nell'area che si estende tra il porto di Trapani e
l'aeroporto di Birgi (Marsala), già destinata dall'Area di
sviluppo industriale di Trapani alla istallazione di imprese
industriali, e a tutt'oggi quasi interamente disponibile.
E ciò perché:
- la provincia di Trapani, nell'ambito dell'economia
regionale siciliana, presenta una situazione sociale ed
economica molto sconfortante sotto il profilo della
disoccupazione, dell'emigrazione dei giovani, del mancato
adeguamento e ammodernamento dell'agricoltura che ne è la
principale risorsa, sia per insufficienza di attività
industriali sia soprattutto per deficienza di investimenti;
- la provincia di Trapani, punta avanzata dell'Europa nel
Mediterraneo, è stata prescelta dalla Comunità come terminale
dei sistemi di trasporto europei per l'idoneità dei porti, per
essere dotata di un aeroporto (Birgi) tra i più moderni e
sicuri del Mediterraneo e per essere il punto finale del
sistema autostradale italiano;
- il porto di Trapani, per la sua ubicazione, è facile da
raggiungere per le navi in transito ai fini del carico e
scarico dei container;
- nelle immediate adiacenze è sito il porto di Marsala,
peraltro in corso di potenziamento;
- gli accordi commerciali sviluppatisi tra Comunità e
Stati mediterranei, compresi quelli del Nord-Africa, si
presentano come struttura di notevole importanza ai fini della
piena integrazione di una zona franca ubicata nel
trapanese.
Tutto ciò premesso, siamo inoltre del parere che, con
l'istituzione della zona franca industriale nel trapanese,
grazie all'alleggerimento del carico burocratico e alle
agevolazioni fiscali che rientrano nella natura delle zone
franche, si creerebbe un polo di attività legate ad
insediamenti industriali ad alta tecnologia che verrebbe ad
avere un impatto ambientale coerente con le caratteristiche
naturali dei luoghi ed un ottimale utilizzo delle potenzialità
connesse alla posizione geografica.
Con riferimento alla marginalità dell'area del trapanese
rispetto ai grandi poli di concentrazione industriale in
Italia e in Europa, siamo poi dell'avviso che sia opportuno
approntare, a lato della zona franca tradizionale, una zona
d'impresa sul modello di quelle operanti in Belgio o in
Francia. Il principale obiettivo di tale zona si
concretizzerebbe nell'attrazione di investimenti produttivi
sostenuti, almeno nella fase iniziale, dal Governo
regionale.
Sarebbe inoltre anche opportuno, per un decollo ancora più
rapido delle iniziative della zona franca:
a) creare, ad imitazione di modelli collaudati in
altre regioni in situazioni di particolare gravità (vedi, ad
esempio, Tennessee Valley Authority), un organismo
destinato a coordinare e programmare le forme di aiuto
previste e a concedere sollecitamente tutte le autorizzazioni
altrimenti delegate a vari Ministeri o autorità a livelli
diversi;
b) realizzare, sull'esempio di altre piazze
commerciali quali Singapore, Hong Kong e l'isola di Madeira,
un "off-shore bancario" operante beninteso non in valuta
nazionale e a beneficio solo dei non residenti;
c) autorizzare le imprese a potere usufruire, solo
per un limitato periodo di tempo, di una parziale riduzione
dell'imposta sugli utili modulata in funzione di diversi
parametri, ad esempio quello del numero dei dipendenti.
Il testo della proposta di legge si limita a contemplare
le esigenze essenziali perché con tutta prontezza possa essere
dato il via, con l'istituzione della zona franca industriale
di Trapani-Marsala, all'approvazione di uno strumento
certamente di estrema importanza per fronteggiare l'emergenza
Sicilia, aprendo finalmente concrete prospettive di sviluppo e
rilancio socio-economico dell'isola.