XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 637
Onorevoli Colleghi! - La Sicilia, al centro del mondo
nell'antichità classica, durante la dominazione araba e nel
periodo normanno, con il passar dei secoli si è trovata
improvvisamente emarginata, lontano dai grandi nodi
commerciali e dalle sedi della grande finanza.
Infatti, nel cinquecento, la scoperta dell'America deviò
gli assi della storia mondiale al di fuori del Mediterraneo
verso l'Europa occidentale. Da allora, nonostante brevi
ritorni, la Sicilia si è trovata fuori dalle grandi direttrici
(Nord Italia ed Europa settentrionale), dove si è andata
concentrando la maggior parte delle industrie e del commercio
internazionale.
E' tornato allora a pesare, in tutti i suoi aspetti
negativi, il carattere insulare del suo corpo territoriale e
lo stretto di Messina, benché ininterrottamente percorso da
navi, traghetti ed aliscafi, ha fatto sentire penosamente e
perentoriamente il suo isolamento.
Sullo stretto si rompe in modo netto il sistema delle
comunicazioni stradali e ferroviarie tra l'isola ed il resto
dell'Europa che il ponte sullo stretto potrebbe rinsaldare.
Quadrivio del Mediterraneo, la Sicilia è, pertanto,
diventata l'estremo lembo d'Italia e d'Europa.
Nella prevalenza della sua posizione marginale vanno,
pertanto, ricercate le cause strutturali del suo attuale
ritardo economico, delle sue difficoltà nel decollo
turistico.
A tali difficoltà si assomma ora in alcune province
isolane il degrado ambientale connesso alla estrazione e
raffinazione dei prodotti petroliferi e loro derivati.
Infatti è noto che lungo il litorale orientale, dai pressi
di Augusta fino a nord di Siracusa, su una distanza di più di
venti chilometri, si è creata una coagulazione industriale ad
alto tasso d'inquinamento perché basata prevalentemente sul
petrolio (raffinerie, stabilimenti chimici eccetera).
Ricchi giacimenti petroliferi sono in fase di avanzato
sfruttamento nel ragusano e nel gelese. In Sicilia si
estraggono gran parte dei prodotti petroliferi che vengono
consumati nella regione e su questi gravano le accise che - a
differenza degli altri tributi che lo statuto riserva alla
regione - sono attribuite all'erario. Intorno a Gela vi sono
pozzi da cui si estraggono 490.000 tonnellate di petrolio
all'anno e altre 470.000 tonnellate se ne estraggono a Vega.
In questa zona vi sono riserve accertate per 150 milioni di
tonnellate di petrolio e 500 miliardi di metri cubi di gas.
Inoltre, nei pressi di Corleone, è stato scoperto un
giacimento della potenzialità di un miliardo di barili l'anno,
altri due miliardi di barili potranno essere estratti dalle
nuove perforazioni effettuate presso Ragusa e Gela e, quanto
alle riserve di gas metano, ne sono state individuate per
oltre 100 miliardi di metri cubi nei pressi di Catania.
Vi sono poi i problemi indotti dalla raffinazione e dai
depositi di prodotti petroliferi, i porti petroliferi
siciliani contribuiscono a più dell'80 per cento delle merci
sbarcate e imbarcate in tutta l'isola (Milazzo).
Grave è pertanto, l'inquinamento atmosferico ambientale e
marittimo della regione e pesante l'incidenza sulla salute
degli abitanti e sullo sviluppo turistico di quelle terre. Gli
stessi provvedimenti dello Stato, ed è il Ministero
dell'ambiente a testimoniare, con i suoi studi dimostrano la
condizione drammatica in cui si trova quella terra. Basti
considerare i due piani di disinquinamento e risanamento del
territorio della provincia di Caltanissetta relativamente alle
aree di Gela e di Ragusa (decreto del Presidente della
Repubblica 17 gennaio 1995). Gli interventi che vi sono
previsti - limitati a poche risorse disponibili - lasciano
intravedere chiaramente lo stato di degrado che consegue agli
insediamenti petroliferi e le risorse altrimenti necessarie ad
una completa ed efficace opera di risanamento. Peraltro delle
poche somme definite - circa 350 miliardi per l'area di Gela e
523 miliardi per l'area di Ragusa - la maggior parte sono a
carico delle imprese e di taluni soggetti privati e le altre,
quelle pubbliche, o devono essere ancora quantificate, oppure
dovrebbero far capo ai bilanci della Regione siciliana, con
ulteriore riduzione degli investimenti dedicati allo sviluppo
e al recupero dell'economia dell'isola.
Appare doveroso, quindi, un intervento solidale del
Parlamento che, trasformando in legge la presente proposta,
darà concretezza al principio di solidarietà fra regioni
ricche e povere, sancito, fra l'altro, negli accordi di
Maastricht, introducendo incentivi all'economia dell'isola e,
quindi, creando i presupposti per la riduzione della
disoccupazione soprattutto giovanile.
E' a tutti noto che i governi succedutisi nel passato sono
intervenuti con vari piani economici per risolvere la
strutturale crisi economica isolana.
Bisogna dire, però, che tali scelte, non hanno avuto
l'esito sperato in quanto non hanno mirato a dare incremento e
sviluppo alle potenzialità economiche della Sicilia, ma hanno
imposto in essa delle strutture industriali scarsamente
affermatesi perché avulse dal contesto culturale locale, di
cui invece si sarebbe dovuto tenere gran conto per un concreto
decollo economico.
L'avere permesso, poi, alle forze della NATO di installare
in Sicilia dei potenti e micidiali missili, rendono questa
terra più vulnerabile nella malaugurata ipotesi di un
conflitto; il trasformare amene colline e silenti boschi in
zone di servitù militari, certamente non contribuisce sia allo
sviluppo economico dell'isola e sia a rafforzare i legami
spirituali tra il popolo siciliano e la comunità italiana.
La presente proposta di legge mira ad incidere sullo
sviluppo economico dell'isola in modo ampio e diffuso. La
scelta di intervenire con un drastico abbattimento dei costi
energetici è dettata dalla necessità di agire su tutti i
settori economici, senza dover ricorrere ai tradizionali e
complessi piani di intervento pubblico che - come tanti anni
di politica meridionalistica hanno insegnato - fanno il più
delle volte soltanto la felicità delle burocrazie politiche ed
amministrative, nazionali e locali. Abbattendo i costi
energetici delle famiglie e delle imprese si rendono
immediatamente disponibili risorse per gli investimenti sia
diretti, sia indotti. Inoltre, il rifiuto di ricorrere alla
tradizione dirigistica degli interventi programmati dall'alto
è funzionale ad una economia che è già di per se stessa
vitale, ma che langue per la scarsezza di capitali. Per
rivitalizzare l'economia siciliana non c'è bisogno di fare
programmi di nuove e grandi opere pubbliche. In questo campo,
almeno per il prossimo triennio, basterebbe realizzare con
rapidità ed efficacia le opere già previste sia dallo Stato e
dagli enti pubblici nazionali, sia dalla stessa Regione
siciliana. Né si può pensare di ripercorrere la strada
dell'industrializzazione forzata, sul modello di quella che,
con gravissime conseguenze economiche e sociali, è già fallita
in Calabria, in Sardegna ed in Puglia. Peraltro, rivolgendosi
direttamente alla libera iniziativa delle persone e dei
capitali, l'abbattimento dei costi energetici costituirà un
fortissimo incentivo ad investire nell'isola e indurrà
immediatamente un significativo incremento della domanda
turistica, sia perché il beneficio si estende ai consumi per
autotrazione dei turisti, sia perché le aziende siciliane
potranno contenere i loro prezzi alla stregua della
diminuzione dei costi.
Con l'articolo 1, comma 1, lettera a) e lettera
c), si dispone che sui prodotti petroliferi immessi al
consumo nel territorio della Regione siciliana ed impiegati
come carburanti di veicoli circolanti nel medesimo territorio
le accise - lettera a)- e l'imposta sul valore aggiunto
(IVA) - lettera c)- gravano nella misura del 20 per
cento dell'ammontare della pari imposta vigente per la parte
restante del territorio nazionale. Si tratta in sostanza di un
abbattimento dell'80 per cento del complesso delle imposte che
gravano attualmente su ciascun litro di carburante. Con una
disposizione analoga nella struttura si dispone l'abbattimento
al 20 per cento delle imposte che gravano sul consumo dei
prodotti petroliferi utilizzati come combustibili da
riscaldamento. In tal senso le lettere b) e c) del
comma 1, dell'articolo 1, fanno rispettivamente riferimento
alle accise e all'IVA.
Per i prodotti petroliferi utilizzati per gli impieghi
delle imprese industriali, agricole ed artigiane viene
disposta invece l'esenzione totale da ogni imposta erariale
(sia dalle accise, sia dall'IVA). La formulazione adottata
intende essere la più ampia possibile, in modo da non
precludere impieghi e soluzioni connesse ai processi
produttivi e organizzativi di particolari aziende, purché i
prodotti petroliferi in questione siano un fattore di
produzione e non siano invece utilizzati dalle aziende come
consumo diretto, ad esempio, per il trasporto dei propri
prodotti. Con riferimento ad un tessuto produttivo costituito
in gran parte da piccole imprese e da aziende a conduzione
familiare, viene specificato che essi devono essere utilizzati
"comunque in luoghi diversi dalle abitazioni".
Con il comma 2 si affida al Ministro delle finanze, di
concerto con il Ministro dei trasporti e della navigazione, il
compito di disciplinare l'organizzazione e le verifiche
relative alla erogazione e consumo dei prodotti petroliferi
impiegati come carburante per i veicoli circolanti nell'isola
ed al Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato, il compito
di regolamentare l'organizzazione e le verifiche relative alla
erogazione e al consumo dei prodotti petroliferi impiegati
come combustibili da riscaldamento. Una disciplina di
carattere regolamentare deve essere prevista per adattare alle
disposizioni della presente proposta di legge le procedure di
accertamento e riscossione dei due tributi.
Infine il comma 3 quantifica il minor gettito previsto per
l'erario ed indica i mezzi di copertura. La quantificazione è
stata fatta con riferimento ai consumi dei vari prodotti nella
regione per il 1994 e ai valori di imposta vigenti alla data
di presentazione della presente proposta di legge. A queste
cifre sono stati applicati indici di incremento annuo relativi
alla evoluzione del prodotto interno lordo regionale e ad un
prevedibile aumento dei consumi indotto dall'abbattimento dei
prezzi.
Onorevoli colleghi, confidiamo nella approvazione di
questa proposta di legge consapevoli che essa richiede - in un
momento di grandi difficoltà per la finanza pubblica - un
ulteriore sacrificio alla collettività nazionale. Siamo certi,
tuttavia, che alla Sicilia questa collettività deve anzitutto
un giusto risarcimento per le condizioni in cui l'hanno tenuta
l'economia nazionale e le politiche industriali sinora
perseguite. Si tratta di un provvedimento di giustizia e di
risarcimento, prima ancora che di solidarietà. E la situazione
è talmente grave che la Nazione non può aspettare i futuri
equilibri di bilancio, lasciando degradare ulteriormente
l'economia e il tessuto sociale della Sicilia. Non dopo il
tanto parlare che si fa della criminalità organizzata. Nessuno
può più pensare che essa possa essere combattuta soltanto con
provvedimenti di polizia o con altri invii dell'esercito,
lasciando degradare ulteriormente il tessuto economico che
sostiene la vita dei siciliani. Del resto il bilancio dello
Stato interviene fattivamente in molte parti del territorio
nazionale per risollevare settori e intere regioni attraverso
politiche le più diverse: finanziamenti, detassazioni, opere
pubbliche, eccetera. Tra le tante politiche vi è anche quella
delle esenzioni fiscali dei prodotti petroliferi, come avviene
per la Valle d'Aosta ed il Friuli-Venezia Giulia. Le ragioni
ed i criteri di intervento sono giusti per quelle situazioni e
per quelle terre, come lo sono per quella che avanziamo con
questa proposta. E non vi è dubbio che quella siciliana sia,
tra le economie delle regioni italiane, quella che mostra le
maggiori difficoltà.