XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 617
Onorevoli Colleghi! - L'articolo 9 del decreto-legge 30
dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla
legge 26 febbraio 1994, n. 133, che prevede l'istituzione del
catasto dei fabbricati, detta norme per l'individuazione di
unità immobiliari rurali non dichiarate al catasto (comma 1),
nonché norme per il riconoscimento della ruralità degli
immobili stessi.
Se queste norme possono considerarsi valide per le zone di
pianura o collina, esse diventano inconcepibili per la
montagna, sia per le limitate superfici dei terreni cui i
fabbricati sono asserviti sia - e soprattutto - per le
abbandonate attività agricolo-pastorali che ne avevano
giustificata la costruzione.
Si tratta, in genere, di baite di 25-30 metri quadrati di
superficie e di 60-70 metri cubi di volume ove, nella stagione
estiva, veniva riposto il foraggio in attesa che la neve ne
consentisse il trasporto in paese, o di fienili e stalle per
il ricovero del bestiame dall'autunno alla primavera.
Gran parte di queste costruzioni, quasi sempre sprovviste
perfino di strada d'accesso, risalenti agli inizi del secolo,
versano in condizioni di degrado sia per la consunzione del
legno sia perché ormai inutili dal punto di vista della
produzione di un reddito sia pur minimo.
Riescono a salvarle solo l'attaccamento del montanaro alla
propria terra ed il vincolo affettivo che lo lega a quanto
lasciato dai suoi antenati.
Questi particolari resti della nostra civiltà agricola non
vengono però presi in considerazione dall'attuale
regolamentazione legislativa, talché molte amministrazioni
comunali, in sede di accertamento ICI, stanno richiedendo ai
possessori di tali rustici i "requisiti di ruralità" in
mancanza dei quali scattano anche le penalità per i mancati
versamenti negli anni precedenti. Ecco perché l'approvazione
della presente proposta di legge - tesa a colmare questo vuoto
- risulta per i possessori di baite e fienili di montagna di
grande importanza e comunque tende a sanare una situazione di
oggettiva ingiusta disparità di trattamento.