XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 565




        Onorevoli Colleghi! - Nelle ultime legislature, da parte di tutte le forze politiche, si è evidenziata una positiva attenzione per la famiglia, che supera precedenti fasi di disinteresse ed episodi di contrapposizione ideologica. I cattolici democratici che, attraverso uomini come Moro, Dossetti, La Pira, hanno contribuito in modo determinante alle scelte costituzionali relative alla famiglia, ritengono che questa attenzione debba tradursi, in tempi brevi, in concrete decisioni politiche, che rendano più umana e serena la vita della famiglia.
        Gli atti della I sottocommissione della Commissione dei 75 evidenziano un dibattito profondo ed intenso. Dossetti, in un suo intervento, rileva che, per i cattolici democratici, la questione della famiglia "è il problema fondamentale di tutta la Costituzione". Questo impegno va colto nel suo significato non settoriale. I costituenti percepivano, infatti, con chiarezza che il tessuto connettivo di uno Stato che si fonda sui diritti dell'uomo e sul dovere di solidarietà passa necessariamente attraverso la famiglia. Uguale consapevolezza ha guidato le forze democratiche a trovare, pur in un periodo di forti contrapposizioni ideologiche, quelle positive convergenze che, nel 1975, hanno reso possibile la riforma del diritto di famiglia.
        Tornando all'oggi, la cultura cattolico-democratica, anche attraverso la presente proposta di legge, vuole stimolare un impegno non demagogico per la famiglia, un impegno che tenga realisticamente conto della situazione della finanza pubblica, ma che sappia reperire le risorse economiche necessarie sia attraverso una corretta scala di priorità degli interventi, sia attraverso la consapevolezza che, molto spesso, ciò che si impiega per la famiglia costituisce un risparmio e non una spesa supplementare (si pensi, ad esempio, al rapporto fra assegni familiari realmente incidenti sul bilancio familiare e mancata istituzionalizzazione degli anziani).
        Sul tema oggi in discussione non mancano certo fra le forze politiche differenze: dalla definizione stessa di famiglia che, per i popolari, non può che essere quella data dalla Costituzione; all'impegno per noi irrinunciabile per la tutela della vita in ogni fase e stadio del suo sviluppo. Ma vi è ormai un patrimonio di cultura comune sul quale è largamente possibile operare in modo positivo: dalla reale prevenzione dell'aborto attraverso la creazione di un'effettiva rete di solidarietà intorno alla madre in attesa, al sostegno ed allo sviluppo delle politiche sociali con riguardo ai problemi concreti dei nuclei di tipo familiare. E l'estensione della tutela per maternità a tutte le donne (penso, in specie, alle casalinghe alle quali, si deve particolare attenzione), nonché l'approvazione della legge sui congedi parentali costituiscono passi importanti in questo senso. Mi auguro che anche la presente proposta di legge contribuisca a produrre una costante attenzione del Parlamento sui temi della famiglia.
        Mi preme allora sgombrare il campo da alcuni equivoci che hanno caratterizzato il dibattito negli anni scorsi. Infatti, una più attenta e precisa riflessione culturale ha fatto largamente maturare la consapevolezza che impegnarsi per la famiglia non significa affatto porsi - come negli anni scorsi da più parti si sosteneva - in una posizione di stampo conservatore. Al contrario. Nulla vi è di più capace di innovare che la famiglia. E' essa che dà il primo, determinante contributo perché ogni persona realizzi le proprie potenzialità, perché cresca alla e nella solidarietà.
        La persona umana "unica ed irripetibile", cioè originale e creativa, libera e solidale, nasce innanzitutto nella famiglia. Se non vi è alcun rapporto tra famiglia e logica di conservazione, non vi è nemmeno alcuna contrapposizione fra famiglia e società. La famiglia, quanto più si realizza come comunità, tanto più si apre alla società e ai suoi problemi.
        E' la famiglia "umanizzata ed umanizzante" della Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, un documento che non cito qui nella sua dimensione di fede che interessa la comunità ecclesiale e non certo il Parlamento, ma che, nell'assoluto rispetto del principio della laicità della politica, offre a quanti - laici e cattolici - vogliono sviluppare un positiva riflessione sulle scelte di famiglia interessanti spunti culturali.
        Quello che è certo è che i cattolici democratici non guardano alla famiglia come a rifugio nel privato, ma come alla prima scuola di solidarietà sociale, di educazione al senso del bene comune, di impegno per una società più giusta ed umana.
        Ed un'altra presunta contrapposizione è caduta: quella fra cambiamento della condizione femminile e famiglia.
        La famiglia comunità è tanto più forte quanto più realizzate e libere sono le persone che scelgono di dare vita ad essa e che in essa vivono.
        In una realtà nella quale la condizione femminile registra ancora costrizioni e marginalizzazioni, noi guardiamo alla famiglia come alla comunità che deve promuovere la dignità e la libertà della donna e sostenere la sua personale vocazione, il suo diritto al lavoro ed alla partecipazione sociale e politica. Il che non significa certo sottovalutare il grande valore dell'impegno delle donne che, liberamente, decidono di dedicare il loro tempo (in modo totale o per un periodo della vita) alla cura della famiglia. Ma il valore di questa scelta sta proprio nella sua effettiva libertà.
        Chiedere una politica per la famiglia non significa pensare allo smantellamento dello Stato sociale che - rivisitato e reso maggiormente capace di dare risposte concrete ai diritti dei cittadini - deve rimanere conquista irreversibile del nostro Paese. Chiedere una incisiva politica per la famiglia significa invertire una tendenza che, di fatto, scarica sul nucleo familiare problemi e difficoltà ai quali la famiglia, da sola, non è in grado di fare fronte.
        Una politica per la famiglia non significa nemmeno il proliferare all'infinito dei servizi pubblici secondo lo schema, ormai superato ed economicamente insostenibile, che ad ogni bisogno fa corrispondere un servizio.
        Vi è certamente un problema di qualità e quantità dei servizi pubblici, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle zone depresse, ma vi è una rete di solidarietà più articolata e flessibile da creare, rendendo innanzitutto possibile l'esplicarsi delle solidarietà endofamiliari, secondo il principio di sussidiarietà e mettendo in gioco le immense possibilità che possono derivare dalla partecipazione attiva delle associazioni familiari, della cooperazione sociale, del volontariato.
        Nel corso della XIII legislatura i Governi dell'Ulivo hanno per la prima volta, grazie al contributo determinante dei cattolici democratici, posto in essere una politica rivolta alle famiglie, basti pensare alle leggi finanziarie che hanno coniugato rigore ed equità nonché alle leggi sui congedi parentali, sull'assistenza, sull'assicurazione per le casalinghe.
        Bisogna proseguire su questa strada riconoscendo alla famiglia un ruolo centrale nella società dove lo Stato deve operare non solo come ente gestore, ma come promotore di solidarietà, quale titolare di un dovere di programmazione e di controllo.




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