XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 524




        Onorevoli Colleghi! - Il problema dell'occupazione rappresenta, nella fase di transizione e ristrutturazione che sta attraversando l'economia nazionale, una questione di fondo. La qualità e le caratteristiche del nostro mercato del lavoro rendono quanto mai disomogeneo il dato occupazionale presente nel nostro Paese: quasi la piena occupazione nel centro-nord (valori frazionali, intorno al 4 o 5 per cento, secondo i più attendibili osservatori economici), grave emergenza al centro-sud e nelle aree in declino industriale (25 per cento di disoccupazione giovanile, il 50 per cento tra le donne).
        La necessità di dotare il nostro sistema economico di qualificazione e di maggiori elementi di innovazione deve, quindi, collegarsi ad una strategia di intervento che tenga conto delle specificità del nostro Paese e dell'emergenza Mezzogiorno quale questione di fondo.
        L'approccio che, con questa proposta, si intende dare al problema occupazione tende a muoversi tenendo conto della fase di transizione in corso; è necessario interpretare la transizione in essere, verso interventi in grado di misurare ed influire sulla qualità del nostro futuro.
        Dato di fondo delle riflessioni e delle analisi dei maggiori economisti è la consapevolezza di stimolare nuove opportunità di impiego, partendo dalla capacità di dare risposta ai bisogni derivanti da una migliore qualità della vita. La lettura dei bisogni, l'incentivo ai nuovi settori e a forme di imprenditoria innovativa, nella costruzione di un intervento con connotati progettuali, questo è il fine a cui bisogna tendere.
        Obiettivo di questa proposta è, quindi, il divenire parte di un più ampio intervento, che delinei un "futuro possibile", avendo con chiarezza analizzato gli scenari della struttura economica postindustriale e delle conseguenti opportunità occupazionali.
        Certamente lo scenario internazionale deve restare il punto di riferimento per una strategia di portata complessiva. Connettere l'evoluzione dei mercati e delle politiche economiche nazionali alle specificità e alle diversità del territorio è, in ogni caso, il metro di riferimento su cui organizzare un progetto occupazionale che abbia un impatto positivo e ricadute in termini occupazionali.
        Scegliere il meglio, affrontando l'emergenza, uscendo dalla logica dell'urgenza: questi paiono essere i riferimenti più utili per affrontare le questioni dello sviluppo e dell'occupazione nelle aree più deboli.
        Asse prescelto per impostare quest'intervento è lo spazio di mercato che meglio collega le attività produttive alle riforme del sistema di welfare, il cosiddetto workfare, le attività socialmente utili come riferimento per stimolare potenzialità e formare esperienze nell'ambito della produzione di "beni socialmente rilevanti". Il tentativo è quello di favorire la crescita di quel mercato legato ai servizi e alla gestione e valorizzazione del territorio, dell'ambiente e dei beni culturali, mercato che nel nostro Paese può rappresentare una interessante alternativa in termini di opportunità ed occupazione. La proposta, inoltre, affronta, con istituti di portata decisamente innovativa, le tematiche della formazione e del sostegno al lavoro autonomo ed in forma cooperativa.
        Il miglioramento del sistema dei servizi, ed in misura più generale, della qualità della vita è inoltre un fattore essenziale per la crescita e la competitività del sistema economico.
        Il miglioramento dell'organizzazione sociale è, infatti, uno dei maggiori fattori di sviluppo ed è decisivo per il Mezzogiorno e per le aree deboli del Paese.
        L'impianto della proposta si muove quindi su queste assi di riferimento, come conseguenza di una analisi sui modi dello sviluppo, nell'ambito di una strategia di intervento per la crescita complessiva del nostro sistema economico e sociale.
        Con il primo articolo della proposta si introduce, nel nostro ordinamento, per le aree di crisi o di declino industriale di cui all'obiettivo 2 definito dal regolamento n. 1260 del 1999 dell'Unione europea, la lista di disponibilità, quale elenco a cui si possono iscrivere i giovani in cerca di prima occupazione o i disoccupati provenienti dalle liste di collocamento. L'adesione alla lista di disponibilità permette la partecipazione a progetti formativi nonché ai progetti di lavori socialmente utili promossi dagli enti locali e dalla pubblica amministrazione.
        L'iscrizione alla lista di disponibilità dà luogo al diritto alla fruizione di un assegno di disponibilità, definito all'articolo 2, per l'ammontare di lire 360.000.
        Gli iscritti alla lista di disponibilità vengono adibiti alle attività socialmente utili definite dall'articolo 3 della proposta di legge.
        La mancata partecipazione ai corsi di formazione, sia ai corsi di tipo propedeutico stabiliti per chi si iscriva alla lista, sia ai corsi definiti nell'ambito dei progetti socialmente utili, determina il venir meno di ogni beneficio e la decadenza dall'iscrizione alla lista.
        Spetta agli enti locali e alla pubblica amministrazione, anche in forma consorziata od all'interno di accordi di programma, la progettazione dei lavori socialmente utili, da effettuare nell'ambito della produzione di beni socialmente rilevanti quali: servizi socio-assistenziali alla persona, manutenzione e valorizzazione dei beni ambientali e culturali, gestione e recupero del territorio, eccetera.
        I partecipanti ai lavori socialmente utili usufruiscono di una indennità pari a quella definita dall'articolo 14 del decreto-legge n. 299 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 451 del 1994.
        L'articolo 4 stabilisce le disposizioni sulle caratteristiche delle attività socialmente utili promosse dagli enti locali e dalla pubblica amministrazione, anche in forma consorziata o attraverso accordi di programma, ed approvate dalle commissioni regionali per l'impiego. Le regioni possono partecipare alla definizione dei progetti, che in quest'ultimo caso saranno posti a carico del fondo nazionale solo per una quota parte non superiore al 70 per cento.
        L'articolo 5 prevede una norma che stabilisce l'ambito di attività dei lavori socialmente utili, da realizzare nell'ambito delle attività di produzione dei beni socialmente rilevanti, nei servizi, nel terziario, nella gestione del patrimonio ambientale, culturale e turistico nonché nell'attività di manutenzione e gestione del territorio.
        L'articolo 6 introduce nel nostro ordinamento l'istituto dell'assegno di formazione a modifica della norma sullo stage di cui all'articolo 9 del decreto-legge n. 148 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 236 del 1993. In questo modo le aziende possono utilizzare l'attività di giovani in cerca di occupazione, nell'ambito di progetti formativi definiti con gli enti locali e le organizzazioni di impresa e sindacali, per attività formative della durata semestrale, prorogabili per un ulteriore semestre. Ai giovani in formazione viene concesso un assegno pari a quello erogato per le attività socialmente utili e si stabilisce una copertura assicurativa ed assistenziale. I progetti formativi sono stabiliti di intesa con i centri scolastici, con gli istituti universitari, con le organizzazioni di impresa e sindacali.
        L'articolo 7 introduce nel nostro ordinamento una particolare forma di incentivazione, con contributo a fondo perduto modulato sul tipo di attività, per l'accesso al lavoro autonomo. Si tratta di un contributo denominato "credito di avviamento" al lavoro concesso a chi intenda avviare un'attività autonoma, con particolare riferimento alle attività nel campo dei servizi dell'economia sociale. L'articolo 8 collega questo credito all'utilizzo della forma cooperativa, anche attraverso l'istituzione di una vera e propria cooperativa tra professionisti. In quest'ultimo caso ci si può avvalere dei fondi mutualistici per il sostegno alla cooperazione.
        Con questa proposta di legge si opera intervenendo per stimolare e rinnovare gli istituti legislativi, per la crescita occupazionale nei più importanti assi di riferimento: le attività socialmente utili, la formazione, il lavoro autonomo e le attività di impresa, anche in forma cooperativa.




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