XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 518
Onorevoli Colleghi! La questione della istituzione di
una sesta provincia pugliese ha radici molto antiche, ma trova
fondamento e ragioni d'essere in una analisi approfondita
delle dinamiche socio-economiche del territorio e in una
lettura attenta delle sue linee di tendenza.
Si tratta di un vasto territorio, ricomprendente dodici
comuni, e segnatamente Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa di
Puglia, Corato, Margherita di Savoia, Minervino Murge, Ruvo di
Puglia, San Ferdinando di Puglia, Spinazzola, Trani e
Trinitapoli, di cui nove attualmente ricompresi nella
provincia di Bari e tre nella provincia di Foggia.
E' un'area-sistema del tutto peculiare, poiché ne fanno
parte città densamente popolate, legate fra di loro da solidi
legami culturali e con un elevato indice di complementarità
economica, raccolta all'interno di un progetto comune di
sviluppo largamente rappresentativo come il patto territoriale
europeo per l'occupazione cui hanno aderito quasi tutte le
comunità interessate.
Questi elementi, che avrebbero potuto rappresentare un
formidabile punto di forza a sostegno della domanda di
raccogliersi intorno ad un'unica istituzione
politico-amministrativa provinciale, sono stati, invece, un
momento di debolezza per il protrarsi di un confronto serrato
tra le singole municipalità che vantavano ciascuna titoli e
legittimazione per candidarsi ad essere promotrici e capo fila
di una siffatta iniziativa.
Ed invero, questa disputa non era del tutto irrazionale,
solo che si tenga conto del fatto che molte delle città
coinvolte hanno dimensioni più rilevanti di altri capoluoghi
di provincia italiani, e con una grande storia che le ha viste
protagoniste di istanze politiche successive volte a
riconoscere a più d'una di queste il medesimo ruolo.
Un lungo e paziente lavoro di quanti negli ultimi anni
hanno assunto responsabilità di governo locale ha favorito una
maggiore consapevolezza della originalità di questa
area-sistema, e della esigenza di trovare una soluzione
specifica che tenesse conto delle sue peculiarità.
Nasce così la piena condivisione dell'idea di riunire
questo territorio e le comunità che su di esso insistono
intorno ad una provincia policentrica, le cui funzioni di
capoluogo siano assegnate non ad una sola città, ma al cuore
dell'area-sistema, ovvero alle città di Andria, Barletta e
Trani, che da sole rappresentano una popolazione di oltre 240
mila abitanti, e con la caratterizzazione di un alto livello
di decentramento dei servizi che coinvolga tutte le città
interessate per aderire alla particolare armatura urbana e
funzionale del territorio.
Questo orientamento è stato formalizzato in un documento
che i sindaci delle dodici città hanno presentato al Governo
il 3 settembre 1999, e che costituisce il punto più avanzato
del percorso di collaborazione che i governi locali hanno
svolto in questi anni per gestire in maniera efficiente ed
economica le risorse disponibili.
Anche la condivisione del capoluogo volge nella medesima
direzione, rispondendo non ad una velleità campanilistica, ma
alla volontà di tenere conto dei processi di inurbazione fra
due grandi città come Andria e Barletta, che contano insieme
185 mila abitanti, e di mettere a fattore comune alcune
istituzioni, come quelle giudiziarie, già oggi presenti nella
città di Trani, sede del tribunale, e che potrebbero essere
messe in discussione dalla individuazione di un diverso
capoluogo.
In realtà queste sono solo le ragioni principali e più
evidenti, e rappresentano meri indici sintomatici di una
realtà ben più ricca e complessa consistente nello
straordinario patrimonio di ciascuna delle città in questione
e nella quantità di interazioni fra le singole comunità.
Ogni giorno sono decine di migliaia le persone di questo
territorio che si mettono in movimento attraverso il sistema
di trasporti locali ed il sistema viario per raggiungere
un'altra città di questo stesso ambito al fine di svolgere le
normali attività quotidiane, siano esse quelle lavorative, di
svago o anche solo in ragione delle proprie relazioni
familiari o personali. Un sistema di relazioni che ha diritto
ad avere un progetto di sviluppo comune attraverso un
riferimento istituzionale unitario nella nuova provincia.
La individuazione del capoluogo in più città ha precedenti
nel nostro ordinamento in Massa-Carrara e in Pesaro e Urbino,
e si ritrova nella proposta di legge recante l'istituzione
della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, anche se trovò una
diversa definizione nel corso dei lavori.
Nella denominazione, che egualmente deve rispecchiare le
caratteristiche di policentricità, è giusto riconoscere che
nella storia più recente del processo costitutivo vi è stato
un particolare attivismo della città di Barletta, che ha
saputo mantenere viva l'attenzione del territorio su questa
prospettiva.
Sarebbe troppo lungo e difficile riprendere le fila del
ragionamento dai singoli progetti di legge istitutivi che
hanno interessato nel tempo le città ricomprese nel perimetro
della sesta provincia, ovvero dalla istituzione del
comprensorio nord-barese fino al suo dissolvimento, od ancora
dalla proposta di legge recante l'istituzione della provincia
di Barletta in base al regime transitorio allora previsto
dalla legge n.142 del 1990, ma è certo che ciascuno di questi
passaggi è stato un tassello del mosaico sapientemente
costruito verso una nuova proposta di legge che possa essere
unanimemente condivisa.
Resta da aggiungere una questione non marginale, ovvero
che ben nove dei dodici comuni interessati, quelli attualmente
ricompresi nella provincia di Bari, saranno chiamati ad
esprimersi sull'adesione all'area metropolitana.
Al di là di ogni giudizio sul merito, resta il fatto che
quasi tutti i comuni in questione hanno già scelto di non
aderire all'area metropolitana barese.
Da qui si desume non solo l'urgenza di procedere
speditamente verso la definizione in positivo degli assetti
istituzionali del territorio, evitando la nascita di una
provincia "residuale", ma anche la fondatezza della istanza
che viene avanzata dalle dodici città interessate.
Allo stesso modo, anche se più genericamente, giova
ricordare che le nuove funzioni regionali nella prospettiva
del federalismo impongono una maggiore prossimità delle
istituzioni di gestione amministrativa sul territorio, e che
le province assumeranno un rilievo ancora maggiore.
In tal senso si è, infatti, espresso in due occasioni il
Consiglio regionale della Puglia, e segnatamente il 12
dicembre 1990 e, da ultimo, proprio su questa proposta, il 27
febbraio 2001.
L'attività istruttoria è stata compiutamente svolta nella
passata legislatura, ivi compresa quella relativa alla
copertura finanziaria del provvedimento, e si è conclusa con
il voto favorevole della Commissione Affari costituzionali
della Camera dei deputati che ha approvato il testo che qui
viene esattamente riproposto (C. 4959-7299-7303-7379-A).
Ricorrono quindi le ipotesi di cui all'articolo 107 del
regolamento della Camera dei deputati, in base alle quali sarà
possibile recuperare interamente il lavoro svolto e procedere
con celerità all'esame in Aula della proposta in questione.
E' dovere della politica svolgere, secondo una visione
lungimirante, una funzione regolatrice che favorisca i
processi di coesione sociale e di sviluppo del territorio.
Ed è per questo che riteniamo che la proposta di legge
recante l'istituzione della provincia di Barletta-Andria-Trani
meriti l'attenzione e la pronuncia favorevole del
Parlamento.