XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 495




        Onorevoli Colleghi! - La nostra Repubblica, all'inizio del terzo millennio, è chiamata ad affrontare i problemi della convivenza civile con una visione plurirazziale, pluriculturale e pluriconfessionale che tenga conto dei diritti di tutti, nel rispetto delle esigenze dei vari gruppi e di ogni singolo cittadino.
        Il bisogno di una istituzione libera e diversificata, autonoma e garante dei diritti inalienabili della persona umana e della famiglia, pone la questione della necessità di una profonda ristrutturazione, di una riforma che riveda e rifondi lo stesso concetto di istruzione, nel rispetto del dettame della nostra Costituzione, che riconosce ai singoli cittadini il diritto ad una istruzione libera e gratuita e ai genitori la titolarità prima di fornire ai loro figli tale istruzione.
        Ma proprio l'organizzazione della scuola e del suo apparato ha prodotto nel nostro Paese un Ministero "elefantiaco", che non è riuscito ad attuare le cose migliori della "riforma Gentile", realizzando invece un centralismo burocratico esasperato, che ha mortificato, di fatto e di diritto, la infinita ricchezza umana, sociale, civile e culturale della periferia, controllata in maniera poliziesca dagli occhialuti ispettori ministeriali.
        Si avverte quindi la necessità di una scuola che abbia un profondo rispetto di tutte le identità culturali e che rispecchi le necessità della società del post-moderno, del villaggio globale ma anche del villaggio reale.
        L'approvazione della legge comunemente denominata "Bassanini", pur non avendo voluto recepire le istanze delle scuole pubbliche non statali, pone lo stesso il problema di un immediato passaggio da una struttura scolastica verticistica e obsoleta a una territoriale ed autonoma.
        Favorire lo sviluppo e la crescita dell'autonomia significa dare alle scuole capacità di autorganizzarsi sia dal punto di vista economico che didattico, per sviluppare, nel rispetto anche del proprio territorio, una sintesi tra il nostro patrimonio culturale e le nuove esigenze della scienza e della tecnica.
        Occorre una scuola aperta che coinvolga quante più sinergie possibili, che veda protagonisti i genitori, gli operatori del mondo del lavoro, le associazioni, che si prefigga come obiettivo quello di educare ai valori ed a insegnare a vivere insieme, per far crescere il gusto della democrazia, l'amore verso la libertà, il rispetto della Costituzione e dei diritti dell'uomo.
        Quindi autonomia e parità scolastica sono due misure inseparabili, per consentire e favorire l'attivazione di un sistema formativo unitario sia scolastico che professionale dove i due indirizzi, pur mantenendo la propria identità e le proprie caratteristiche specifiche, siano collegati istituzionalmente.
        Ma lo Stato, pur nel rispetto delle autonomie, deve mantenere le funzioni di indirizzo, di coordinamento, di sviluppo, di programmazione e di valutazione dei processi formativi e di garanzia.
        Alle istituzioni scolastiche pubbliche da chiunque gestite (Stato, enti pubblici, cooperative, privati, associazioni, ordini religiosi) spetta la preparazione di uno statuto che, rispettoso dei valori costituzionali del pluralismo e della libertà di istituzione, tuteli sia l'identità della istituzione stessa attraverso la libera scelta del personale, che deve possedere idonee competenze professionali, sia i propri programmi, il proprio progetto educativo, gli obiettivi da raggiungere, le attività integrative da realizzare nel rispetto delle altre identità scolastiche.
        Solo quindi un patto sociale, basato su una scuola libera ed autonoma, che non sia espressione di gruppi di potere, ma diventi esigenza incarnata dei bisogni reali dei vari soggetti, può rispondere alla domanda di libertà che da ogni parte fa sentire altissima la sua pressante richiesta.
        La scuola nel nostro Paese si deve avviare verso la rifondazione che vedrà scuole pubbliche statali e scuole pubbliche non statali impegnate nella formazione dei giovani nel rispetto dei valori costituzionali secondo gli obiettivi generali indicati dallo Stato e con un unico sistema di valutazione, in cui lo Stato non rinuncia al proprio ruolo, ma riconosce alle diverse opzioni ideali la possibilità di costituire scuole coerenti con i propri princìpi, ma che debbono contribuire a formare giovani consapevoli e rispettosi dei valori costituzionali.
        Del resto la riforma Gentile, ancor prima che la nostra Carta costituzionale venisse pensata e scritta, "aveva aperto la via alla libertà", così come affermava Padre Agostino Gemelli.
        Dopo Gentile, c'è stato spazio solo per la scuola di Stato verso cui sono state indirizzate la quasi totalità delle risorse destinate all'istruzione.
        Ogni qual volta si è discusso di parità, un problema che è sembrato insormontabile e che di fatto ha impedito che si affrontasse persino la discussione di una legge, è stato quello finanziario, dato che secondo molti gli articoli 33 e 34 della Costituzione impedirebbero qualsiasi forma di onere per lo Stato.
        Ma il problema è stato sempre di ordine politico e certamente non giuridico.
        Del resto nel cammino verso l'Europa il nostro Paese deve dare adempimento, tra l'altro, alla dichiarazione Luster, approvata dal Parlamento europeo nel marzo 1984.
        In essa si ricordava agli Stati aderenti che "il diritto alla libertà di insegnamento implica, per sua natura, l'obbligo per gli Stati membri di rendere possibile l'esercizio di tale diritto anche sotto il profilo finanziario".
        Questa proposta di legge finanzia l'innovazione e consta di due parti:

            quattro articoli di norme generali sull'istruzione;

            tre articoli relativi alla forma più appropriata di strumento giuridico-economico per finanziare l'innovazione: il buono scuola.

        Il provvedimento chiave della presente proposta di legge prevede un buono statale di circa lire 4.500.000 annue, basato sul 75 per cento del costo medio complessivo dell'istruzione per ogni studente; un periodo di cinque anni calcolato considerando "aventi diritto" ai buoni solo gli studenti che frequentano le prime classi di ogni ordine e grado di scuola a partire dall'anno scolastico 2001-2002.




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