XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 491
Onorevoli Colleghi! - L'inestimabile patrimonio
storico, urbanistico, monumentale e culturale costituito dal
centro storico di Noto, che sta per essere dichiarato
dall'Unesco "patrimonio dell'Umanità", impone l'assunzione di
iniziative finalizzate al suo complessivo recupero e capaci di
contrastare definitivamente tutte le offese, i degradi e le
dolorose amputazioni che l'incuria del tempo e degli uomini
gli hanno, in questi lunghi anni di abbandono, inferto. Per la
verità, nell'ultimissimo periodo e, segnatamente, a partire
dal traumatico crollo della cupola della cattedrale di San
Nicolò nel marzo del 1996, che proiettò miracolosamente Noto
all'attenzione della comunità mondiale, vari interventi, anche
significativi, nei confronti di alcuni dei principali edifici
barocchi di Noto, sono stati eseguiti utilizzando le risorse
della legge n. 433 del 1991, relativa alla ricostruzione in
seguito al terremoto che il 13 dicembre 1990 colpì la Sicilia
sud-orientale. La stessa vicenda relativa al recupero e al
restauro della cattedrale, la cui celerità di esecuzione è
certamente un fatto alquanto originale, se non unico, nel
contesto dei grandi restauri del nostro Paese e soprattutto
del Mezzogiorno, è certamente un elemento che conforta e
conferma la ritrovata volontà di recupero di un patrimonio
unico ed inestimabile. Ma tutto questo certamente non basta!
Il fondamentale lavoro già fatto, o in corso di esecuzione,
finalizzato al recupero di tanti significativi contenitori
barocchi è poca cosa a fronte di un numero molto più elevato
di elementi monumentali edilizi che ancora aspettano, alcuni
ai limiti della sopravvivenza, di essere inseriti nei
programmi di recupero; ma c'è da considerare che, anche quando
si riuscisse a recuperare tutti i grandi edifici, non si
sarebbe comunque raggiunto l'obiettivo fondamentale, che è
relativo al recupero del complesso tessuto edilizio e urbano,
che lega i vari monumenti barocchi in un "unicum"
inscindibile e che fa la peculiarità del centro storico di
Noto. In altre parole non avremmo salvato il cosiddetto
"connettivo abitativo", che costituisce l'elemento
fondamentale, la cornice e allo stesso tempo la tela, in cui
svettano in tutta la loro bellezza e armonia i gioielli del
"barocco settecentesco netino", che è uno dei fenomeni
artistici e culturali più originali e più splendidi, poiché si
è dimostrato capace di coinvolgere, omogeneizzare e ridurre ad
unità discipline come l'urbanistica, l'architettura, la
scultura e la grande conquista cromatica notigiana
settecentesca, che non a caso Cesare Brandi, il raffinatissimo
senese fu il primo a chiamare con la magica definizione di
"giardino di pietra". Un fenomeno culturale ed artistico,
quello del barocco di Noto, in passato ingiustamente
mortificato e oggi finalmente riconosciuto come autonoma,
irripetibile intuizione nel grande alveo dell'arte barocca,
frutto dello sprigionarsi dopo il devastante terremoto del
1693 che distrusse totalmente la Noto antica, di energie
intellettuali straordinarie che elaborarono progetti dotti,
realizzati dalla viva cultura delle maestranze, dotate di
competenze e sensibilità non comuni. Un grande cantiere quello
che consentì la costruzione della Noto nuova, a qualche
chilometro di distanza dall'antico sito dell'Alveria dove,
senza soluzione di continuità, si erano evolute le generazioni
netine e che vide, tra l'altro, intrecciarsi schiere di
artigiani scalpellini, stuccatori, marmisti, ebanisti, orafi e
argentieri, di scultori e di pittori ed esprimere ciascuno il
meglio di sé. Ognuno diede un contributo originale alla
edificazione della città nuova che non ha pari nel mondo. Ecco
perché il Gangi dice: "Non potremmo occuparci dell'uso del
Barocco di Noto Nuova, senza considerare che si tratta di una
gemmazione della città antica, voluto dalla popolazione
scampata, poco più di settemila anime, in uno dei suoi momenti
più creativi". E poi ancora "Il Barocco della Sicilia, non
modella un cielo che appartiene alla terra, per renderlo
cristiano. Ciò avviene a Roma. Conosce, piuttosto, il cielo
quale lo rivede, sia pure in segreto, la nuova scienza.
Compone se medesimo seguendo copernicamente il vero artificio
dell'universo. Non trascura, per istinto, la magia bianca e la
magia nera, il sentimento che nel costume lega la civiltà
cortese dell'isola al mondo orientale. Sente la sintesi delle
civiltà mediterranee, che era stata così luminosa al tempo di
Federico II di Svevia, come se ne patisse in qualche modo la
perdita. Fra astrologia e astronomia, i suoi architetti si
affidano, quasi a un'ancora di certezza, a valori neoclassici,
sia pure ridiscutendoli: i più costanti nel corso dei due
secoli, destinati a prevalere. In nessun luogo della Sicilia
questi motivi dell'arte barocca siciliana appaiono schietti e
caratterizzanti quanto nella nostra Noto nuova, che venne
riconcepita nel 1693 da Angelo Italia otto miglia più a valle
del sito antico, oltre che in grandiosi episodi sparsi per il
Val di Noto. Ed è appunto la Nuova Noto a darci la prova di
possenti recuperi sul filo della più avanzata disponibilità
delle arti. Vi riconosciamo, assimilati, stilemi adoperati a
Siracusa da Giovanni Vermexio morto nel 1648; ed anche temi
che risalgono, come a Versailles e in ogni parte dell'Europa,
all'innovatore Bernini. Penso al fascino della facciata romana
di Sant'Anastasia, che arriva a Noto nella interpretazione di
Angelo Italia, insieme con il suo disegno spettacolare ed
unitario della città nuova, a imperare sulle immense piazze e
sulle vie filate, nonostante lo strapiombo fra l'acropoli e il
declivio. Vi troviamo l'eredità del Borromini di San Carlino
alle Quattro Fontane e quella di Guarino Guarini venuta dalla
facciata della messinese Annunziata dei Teatini che è del
1660. Vi percepiamo il vigore del Maderno (le balaustrate nel
cielo) e del Rainaldi (le colonne trabeate della romana Santa
Maria in Campitelli). Vi respiriamo la freschezza della scuola
di Carlo Fontana, che rende autorevoli le disponibilità del
barocco per tutta l'Europa, fino alle originali movenze della
facciata della cattedrale che Conrad Rudolph costruiva nel
1703 a Valencia. E i maestri di Noto appaiono più essenziali,
più robustamente estrosi, in ogni loro edificio, di un Johan
Lucas von Hildebrand e di un Johan Bernard Fischer von Earlach
i quali abbellirono Vienna e le regioni dell'Europa centrale.
La terrestrità architettonica di Noto Nuova si trova sospesa,
direbbe Pascal, fra i due abissi dell'infinito e del nulla,
dove l'uomo notigiano sembra disposto a contemplare in
silenzio più che a indagare. L'immobilità esistenziale,
desiderata dopo il sommovimento tellurico che nel 1693 devastò
la Sicilia orientale, vi mostra una realtà che supera di molto
un occasionale succedersi di cause e di effetti".
Una creazione, questa, che abbiamo il dovere di salvare
attivata dal genio di uno dei più grandi architetti e
urbanisti del seicento siciliano, il Frate gesuita Angelo
Italia da Licata (1628-1700) e dalla melodica sensualità
dell'arte di quel sommo liutaio della pietra che fu Rosario
Gagliardi "architetto della città di Noto e suo Valle", nonché
da Vincenzo Sinatra e da Francesco Paolo Labisi. Ecco perché
appare indispensabile, accanto all'opera di recupero dei
principali contenitori monumentali dare corso al recupero del
"connettivo abitativo" di Noto, che punti alla
rivitalizzazione del complesso edilizio circostante che, nei
secoli, ha costituito l'integrità dei valori storici,
urbanistici, architettonici, ambientali e paesistici che sono
espressi dall'intero centro storico, nella sua inscindibile,
articolata unità. Una grande operazione di carattere culturale
che, oltre alle inestimabili ricadute sociali, produttive ed
occupazionali, specie in ordine al recupero delle
professionalità nel settore artigiano ed alla rivitalizzazione
dell'agonizzante comparto commerciale, in un'area peraltro
particolarmente degradata sotto il profilo della capacità di
risposta alla crescente sete di lavoro, possa rappresentare
l'avvio concreto per uno sviluppo economico sostenibile e
stabile, coniugando finalmente il binomio (beni culturali e
turismo) quale strategia vincente per aggredire i nodi del
sottosviluppo. Per tali ragioni e per l'obiettiva urgenza
derivante dall'insostenibile livello di degrado del centro
storico di Noto, quasi quotidianamente interessato da fenomeni
di disgregazione e deperimento della complessa struttura
edilizia, si chiedono l'urgente esame ed approvazione della
presente proposta di legge.