XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 467
Onorevoli Colleghi! - Ripropongo in questa XIV
legislatura la proposta di legge sulla riforma dell'Istituto
nazionale per il dramma antico (INDA) che ho depositato nella
primavera scorsa.
Ripropongo anche integralmente la relazione illustrativa
del testo in quanto mantiene intera la sua attualità; semmai è
ulteriormente attuale oggi che Siracusa ha archiviato un nuovo
ciclo di spettacoli classici che hanno confermato tutte le
perplessità e le riserve sulla struttura e l'organizzazione
dell'INDA per come è stata configurata all'atto della
trasformazione dell'Istituto in fondazione.
"L'iniziativa di presentare una proposta di legge di
riforma dell'Istituto nazionale per il dramma antico nasce
dall'esigenza di riparare un torto, di sanare un vulnus
inferto ad una delle più prestigiose istituzioni culturali del
Paese, che dal 1914 rappresenta, nel teatro greco di Siracusa,
opere della drammaturgia classica e che nel corso dei suoi
quasi novanta anni di attività è diventato il massimo punto di
riferimento nazionale ed internazionale per la cultura del
teatro antico.
L'Istituto nazionale per il dramma antico, l'INDA, come
viene denominato con il suo acronimo, è stato recentemente
trasformato in fondazione con decreto legislativo 29 gennaio
1998, n. 20, nell'ambito del processo di riordino dei
principali enti che si occupano di cultura e spettacolo, quali
il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia
e il Teatro San Carlo di Napoli.
Diversamente, però, da quanto avvenuto per altri enti, in
cui la trasformazione in fondazione ha tenuto conto della
storia e della tradizione dell'istituzione, per l'INDA si sono
operati uno snaturamento ed uno sradicamento dell'Istituto che
lo hanno allontanato dall'alveo del suo ultra ottantennale
percorso e dalla sua "giusta sede" di Siracusa, come la definì
il grande Ettore Romagnoli.
E' opportuno ricordare la peculiarità essenziale dell'INDA
che sorse come tipica espressione di autonomia culturale
locale e che seppe concretizzare la intuizione che i perenni
valori umani della drammaturgia classica hanno eco profonda
nella coscienza moderna e trovano sede propria
nell'incomparabile ed unico scenario del teatro greco di
Siracusa. Così un comitato di intellettuali siracusani, su
iniziativa di Mario Tommaso Gargallo e con la consulenza di
Ettore Romagnoli, realizzò nel 1914 la prima rappresentazione
dell'Agamennone. Il successo fu straordinario ed attrasse
l'attenzione degli ambienti culturali di tutta Italia e
d'Europa. Il comitato promotore su basi associative si
consolidò con carattere permanente.
Subito dopo la grande guerra iniziò la serie prestigiosa
delle rappresentazioni biennali sempre con la partecipazione
di folle entusiaste. Le crescenti responsabilità operative e
gli oneri correlati indussero cittadini e soci a chiedere nel
1921 in una memorabile assemblea, presieduta da Vittorio
Emanuele Orlando, la trasformazione del comitato promotore in
un istituto disciplinato da norme statutarie, mantenendo fermi
la radice siracusana nonché l'originario carattere
associativo.
Costituito in ente di diritto pubblico, l'INDA ha
conosciuto periodi di splendore sotto la presidenza di insigni
personalità, tra le quali è doveroso ricordare Biagio Pace,
Nino Sammartano, Raffaele Cantarella, Giusto Monaco che riuscì
a fare dell'Istituto un laboratorio culturale della
drammaturgia classica con la organizzazione di congressi di
studio - alternati con le rappresentazioni del teatro greco -
ai quali hanno partecipato insigni personalità di ogni parte
del mondo ed altresì con la fondazione di una scuola di teatro
antico che dopo la scomparsa di Giusto Monaco è stata
intitolata al suo nome.
Negli ultimi anni una gestione finanziaria non oculata con
esiti disastrosi venne pubblicamente denunciata da componenti
del direttivo dell'Istituto e con lunghe campagne di stampa
che trovarono diffusa eco in Parlamento con interrogazioni e
con miei personali interventi in Commissione cultura alla
Camera dei deputati. Tale situazione, che conduceva ad
altrettanto chiare responsabilità gestionali, è stata
ottusamente negata anche di fronte all'evidenza dal governo
del centrosinistra nel 1997. Un colpevole "non voler vedere"
che ha consentito la dissennata gestione dell'INDA fino al
1998. Tutto ciò con la presunzione che la trasformazione in
fondazione attraverso il trasferimento a Roma di tutte le sedi
decisionali dell'Istituto, avrebbe, da sola, risolto ogni
problema sia di carattere gestionale che di eventuale
contiguità con le organizzazioni criminali. La trasformazione
dell'Istituto in fondazione, approvata proprio nel corso del
1998, ha ripercorso per molti versi l'operazione che nel
ventennio fascista venne attuata con una serie di modifiche
normative che si muovevano nell'ottica accentratrice e
statalista del regime.
Non si è però mai attenuata la magia delle tragedie che
nel teatro greco di Siracusa venivano rappresentate più di
duemila anni fa.
Siracusa attrasse attorno alla sfida di far rivivere la
grande drammaturgia classica, il meglio della cultura e del
teatro dell'epoca: dal già citato Ettore Romagnoli, vero
deus ex machina delle prime rappresentazioni, a Duilio
Cambellotti, autore di scene memorabili, agli attori più
famosi dell'epoca: da Annibale Ninchi ad Amedeo Nazzari, e,
successivamente, a Randone, Gassman, Foà, Buazzelli, Sarah
Ferrati, Rina Morelli, Elena Zareschi, Valeria Moriconi,
insomma il gotha del teatro italiano del novecento.
Dicevo del fascismo, che pure aveva cominciato bene,
almeno per il riguardo mostrato alle sorti dell'INDA, con lo
stesso Mussolini che si recò a vedere nel 1924 le
rappresentazioni classiche e, come ricorda Gargallo, "ne
ricevette una fortissima impressione se dichiarò che
all'Istituto si doveva dare una qualifica nazionale per
esaltarne sempre più l'importanza". Infatti nel 1925 con
regio decreto l'Istituto fu eretto in ente morale con sede a
Siracusa, con uno statuto che ne rispettava la formula
associativa originaria e l'assemblea dei soci che aveva il
potere di eleggere il presidente. La denominazione scelta fu
quella di "Istituto nazionale per il dramma antico di
Siracusa".
Ma dal 1927 in poi con successivi interventi la potestà di
nomina del presidente venne attribuita al capo del Governo e
la sede legale venne trasferita a Roma.
Dopo la seconda guerra mondiale venne disegnato con
provvedimenti successivi un Istituto sostanzialmente governato
dallo Stato, seppure con un direttivo in cui sedevano
rappresentanti degli enti locali, della regione e una
rappresentanza associativa di cittadini. Le soluzioni proposte
dal Ministro Veltroni, autore della trasformazione dell'INDA
in fondazione, paradossalmente hanno accentuato i caratteri
statalisti ed autoritari che il ventennio fascista aveva
introdotto, in palese contraddizione con le affermate esigenze
di riconoscere le autonomie locali e le più volte ribadite
esigenze di riassetto giuridico attraverso modelli
privatistici.
Il conte Mario Tommaso Gargallo, fondatore dell'INDA, nel
1934, in tempi di cosiddetto "Minculpop" e di cultura
"romano-centrica" scriveva: "E' là dove la tragedia risorse,
non in forma incerta o contaminata, ma in tutta la sua
bellezza, che essa deve vivere e stare. Il Teatro Greco di
Siracusa deve rimanere teatro unico per questi spettacoli che
sono, debbono essere e non possono non essere di eccezione".
Sembra una frase di stringente attualità, oggi che il
radicamento dell'Istituto a Siracusa è stato messo in
discussione e fervono le polemiche sulla qualità degli ultimi
spettacoli rappresentati. Ma è anche una frase emblematica
dell'orgoglio e della specificità di una esperienza alta che a
Siracusa e non altrove ha saputo trovare stimoli, passione ed
entusiasmo per ricreare, attorno alle vestigia del teatro
greco, un unicum culturale. Oggi nessuno pensa che
Siracusa debba essere il solo luogo delle attività
dell'INDA. Ma è giusto che ne resti il centro, il cuore,
il motore. L'INDA non può essere né mai potrà diventare
"uno" degli enti di teatro statale di settore. L'INDA è
l'Istituto per il dramma antico di Siracusa, e da Siracusa e
dal suo teatro può e deve continuare a svolgere quel ruolo di
primato nella drammaturgia classica.
La proposta di legge che presento intende recuperare,
attualizzandolo e modernizzandolo, lo spirito originario e
speciale dell'Istituto. Si intende intervenire sul decreto
legislativo istitutivo della fondazione per eliminare le
distorsioni di una impostazione non rispettosa del valore
storico e culturale dell'INDA. Ma la presente proposta
di legge non nasce da una elaborazione autonoma dei
parlamentari della Casa delle Libertà. Abbiamo cercato nella
patria dell'INDA, a Siracusa, di ricreare lo spirito dei
fondatori invitando i maggiori intellettuali cittadini ed ex
soci dell'INDA a dare vita ad un comitato che, in
assoluta autonomia dagli schieramenti politici, ha elaborato
delle proposte di modifica della struttura della fondazione
con l'obiettivo di farne da un lato una istituzione realmente
efficace e di profilo culturale, capace di una gestione
moderna, e dall'altro di recuperare in pieno il ruolo, la
funzione storica e l'orgoglio di Siracusa, culla e motore
culturale e sociale del "dramma antico" come viene chiamato in
gergo popolare l'Istituto.
Per questo con l'articolo 1 della presente proposta di
legge si interviene a ripristinare la originaria denominazione
dell'Istituto che dovrà chiamarsi "Istituto nazionale per il
dramma antico di Siracusa", con sede legale ed operativa in
Siracusa.
Le modifiche proposte al citato decreto legislativo n. 20
del 1998, intendono inoltre recuperare, all'articolo 3, la
funzione eminentemente culturale dell'Istituto, che nella
stesura attuale è posta in secondo piano rispetto all'attività
teatrale, che discende da quell'approfondimento e dallo studio
della drammaturgia antica che rappresentano lo specifico
dell'INDA, l'origine della sua produzione teatrale
autonoma, e che va valorizzata in quanto finalità primaria
dell'INDA. Funzione culturale che va valorizzata e
coltivata anche in sedi ed occasioni differenti ed autonome
rispetto alle messe in scena delle opere, mediante la
pubblicazione di testi classici, monografie e della rivista
Dioniso, antica e prestigiosa testata dell'INDA, nonché
con la organizzazione di congressi e convegni sulla
drammaturgia e la cultura classica. A questa finalità va
affiancata e ribadita quella della formazione in campo
teatrale con il rilancio e lo sviluppo della scuola di teatro
antico, chiusa da tre anni.
Da questa diversa impostazione discende una radicale
trasformazione nella composizione del consiglio di
amministrazione della fondazione. In base all'articolo 5 del
vigente decreto legislativo il consiglio di amministrazione è
composto dal presidente, scelto dal Ministro per i beni e le
attività culturali; da due consiglieri designati
rispettivamente dal Ministro dell'università e della ricerca
scientifica e tecnologica e dal Ministro per i beni e le
attività culturali; da un consigliere designato dalla
conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281; da un consigliere
rappresentante della regione siciliana e da uno o più
eventuali rappresentanti dei soci privati che tuttavia ad
oggi, a più di tre anni dalla nascita della fondazione, non
sono ancora presenti. Non v'è dubbio che la struttura attuale
del consiglio di amministrazione è lo specchio di una volontà
di rendere l'INDA un ente para-governativo relegando a
ruoli comunque minoritari le espressioni culturali di quel
territorio che all'INDA ha dato prestigio ed anima, ma anche,
vale la pena di ricordarlo, i fondi che per decenni sono stati
quasi esclusivamente locali e regionali.
Le modifiche che vengono proposte, e che sono il frutto
della elaborazione del comitato di intellettuali siracusani,
di tutti gli orientamenti politici, puntano a cancellare il
tentativo della omologazione dell'INDA ad una struttura
del mondo dello spettacolo come molte esistenti nel nostro
Paese. Il "dramma antico", con la sua storia, con le sue
cadute e anche le sue crisi, è cosa diversa e trova questa
diversità proprio nel fatto d'essere espressione autentica di
una ricerca, di uno spirito dei luoghi, di un entusiasmo, di
una magia che sono legati a Siracusa.
Questo, vorrei spiegare con chiarezza tale aspetto, non è
provincialistico attaccamento al territorio, non è voler una
cosa piccola e culturalmente angusta, purché resti una cosa
siracusana. E' esattamente l'opposto. L'INDA, in quasi
novanta anni, non è stato una espressione di provincialismo
culturale, non è stato arroccamento, è stato invece frontiera,
è stato volano di movimentazione di idee nel Paese ed oltre i
suoi confini. L'INDA non è stato custode di liturgie
sclerotizzate, è stato fucina di sperimentazioni anche
critiche, è stato laboratorio del nuovo, ma mantenendo sempre
l'orizzonte alto, quale obiettivo di quegli spettacoli
d'eccezione di cui parlava Gargallo. L'INDA ha
costituito il tramite più credibile fra la drammaturgia
classica rappresentata al massimo livello e la cultura
accademica, ma è stato anche, e questo forse è il suo pregio
maggiore, il canale privilegiato della diffusione di massa
delle opere teatrali antiche. Le centinaia di migliaia di
spettatori che ad ogni ciclo di rappresentazioni affollano la
cavea del colle Temenite sono il riscontro più probante del
ruolo dell'Istituto, della sua missione di rinnovare la
tragedia nella sua dimensione autentica di spettacolo
popolare, che mantiene la sua originale capacità di rivolgersi
a tutto il pubblico, senza per questo sminuire la propria
caratura qualitativa.
E questo è stato fatto, non grazie all'intervento dello
Stato, ma nonostante questo. Tutto ciò è stato possibile
perché Siracusa, rimasta vera sede operativa dell'INDA,
ha saputo creare quest'unicum culturale. E se ciò è
stato possibile in tempi in cui la marginalità geografica era
un handicap spesso insuperabile, molto meglio potrà
farlo oggi, nei tempi della comunicazione globale, oggi che
persone ai due capi del mondo possono lavorare simultaneamente
allo stesso progetto, allo stesso testo, come fossero sedute
al medesimo tavolo.
Da qui l'esigenza di riproporre con forza il radicamento
territoriale dell'INDA introducendo nel consiglio di
amministrazione, sulla falsariga peraltro di quanto accade in
altre fondazioni che governano enti che si occupano di cultura
e di spettacolo, elementi che rafforzino lo specifico
siracusano dell'Istituto. Si propone quindi, all'articolo 5,
che presidente della fondazione sia il sindaco di Siracusa,
come quello di Milano lo è della fondazione del Teatro alla
Scala. Nel consiglio di amministrazione va portato da uno a
due il numero dei rappresentanti della regione siciliana e va
inserito il rappresentante della provincia di Siracusa che
inspiegabilmente venne escluso in sede di redazione del
decreto legislativo vigente. Forse perché all'epoca aveva il
torto d'essere un presidente del Polo delle Libertà, mentre
oggi è un esponente dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo.
Nella nuova configurazione del consiglio di
amministrazione si inserisce un rappresentante della consulta
dell'INDA, una libera associazione riconosciuta nel
testo della proposta di legge, all'articolo 6, che recupera il
ruolo storico e la tradizione associativa dell'INDA, una
sorta di azionariato popolare morale, con funzioni di
vigilanza sull'attuazione degli scopi dell'Istituto, con
finalità esclusivamente culturali, secondo una peculiarità
antica dell'INDA che discende dall'originario comitato di
Gargallo.
Per quanto riguarda l'accesso dei privati, ad oggi non
presenti nella fondazione, si prevede la possibilità di una
loro rappresentanza nel consiglio di amministrazione (da uno a
tre componenti) in proporzione all'apporto finanziario la cui
misura è stabilita dallo statuto. Tali modifiche sono state
introdotte nella consapevolezza che si possono attrarre
capitali privati solo attraverso il riconoscimento di una
rappresentanza diretta degli stessi nel consiglio di
amministrazione che ne consenta una partecipazione attiva alla
vita dell'Istituto. La misura dell'apporto al patrimonio della
fondazione dei privati è rinviata allo statuto; prima dovrà
procedersi alla stima del patrimonio della fondazione. Non si
comprende come si sia stabilita nel decreto legislativo
vigente una percentuale per l'accesso di soci privati senza
una quantificazione del patrimonio complessivo.
Altro elemento di novità proposto nelle modifiche alla
struttura della fondazione e del suo consiglio di
amministrazione è l'introduzione della figura del
sovrintendente che, secondo l'articolo 7 della proposta di
legge, dirige e coordina, in autonomia, nel rispetto dei
programmi approvati dal consiglio di amministrazione e del
vincolo di bilancio, le attività istituzionali della
fondazione. Si tratta del vero grande manager culturale
dell'Istituto che affianca operativamente il presidente. E'
una figura, anche questa, consueta in istituzioni dalle
finalità assimilabili a quelle dell'INDA e che, rispetto al
presidente, ha un profilo più spiccatamente tecnico e
responsabilità gestionali più precise e delineate.
Si propone invece l'abolizione di un organo della attuale
fondazione: il comitato scientifico costituito da esperti di
cultura classica e di teatro. Tale scelta discende dal fatto
che il comitato scientifico rappresenta oggi per molti versi
un doppione di figure comunque inserite nel consiglio di
amministrazione. Il consiglio di amministrazione deve essere
il motore culturale dell'INDA e deve essere composto da
personalità di alto profilo e non deve delegare ad altri la
propria funzione di indirizzo e di scelta. Nella proposta di
modifica, fondata sulla logica e sulla prassi consolidata, si
vincolano le nomine del soprintendente e dei due consiglieri
di assegnazione unilaterale a "personalità di chiara fama nel
campo degli studi sul teatro antico".
Ultimo tassello per il nuovo inquadramento dell'INDA
è l'esclusione, prevista invece nel testo legislativo
vigente, della possibilità di partecipare a società di
capitali e di promuoverne la costituzione. La fondazione è già
un soggetto che può operare privatisticamente e secondo il
codice civile e non si comprende quindi perché, per conseguire
le proprie finalità istituzionali, debba per legge costituire
ulteriori contenitori giuridici. Per conoscenza si rammenta
che nei suoi tre anni di vita la fondazione ha costituito una
sola società di capitali, la INDA Sicilia Srl, di cui è
unica socia al 100 per cento, e la cui unica utilità è stata
quella di disperdere le responsabilità della fondazione nella
gestione concreta degli spettacoli e di creare un carrozzone
che comunque fa sempre ed in tutto capo all'INDA.
In conclusione la proposta di modifica del decreto
legislativo 29 gennaio 1998, n. 20, che a suo tempo ha
disposto la trasformazione dell'Istituto nazionale per il
dramma antico in fondazione, ha come obiettivo quello di
ristabilire una verità storica che è quella rappresentata da
oltre ottanta anni di storia in cui il motore ed il cuore
dell'INDA sono stati, incontrovertibilmente, "a" Siracusa e
"di" Siracusa. Per questo la sua trasformazione in fondazione
era l'occasione per restituire alla città, anche formalmente,
la titolarità dell'Istituto, nella convinzione che da
Siracusa, meglio che da Roma o da qualsiasi altra città, si
possano al meglio valorizzare e diffondere, a livello
nazionale ed internazionale, il senso e la bellezza della
drammaturgia classica.
Debbo doverosamente ringraziare tutti coloro i quali,
donne e uomini, delle professioni, della cultura e del teatro,
hanno voluto contribuire alla stesura materiale di questo
testo durante una serie di incontri. Vorrei citarli uno per
uno, ma rischierei di fare torto anche ad altri che non hanno
partecipato materialmente ma che da lontano ci hanno seguito e
sostenuto. Uno per tutti, ricordo l'avvocato Corrado Piccione,
coerente memoria storica dell'orgoglio dei siracusani per
essere stati artefici dell'INDA e paladino della
rivendicazione di una città di continuare ad essere
protagonista nella grande avventura culturale del "dramma
antico". A lui il mio più sentito ringraziamento per avere
presieduto il comitato cittadino in difesa dell'INDA ed anche
per la pazienza dimostrata nel tenere conto di tutte le
posizioni e di tutti i suggerimenti".